Gli amanti di Cannonau e Carignano potranno, a lungo, dormire sonni tranquilli. Un po’ meno, forse, chi non vorrebbe rinunciare a un fresco calice di Vermentino. I mutamenti climatici e
l’aumento della temperatura hanno un impatto negativo sulle coltivazioni e la vite non fa eccezione. Nel ragionamento va messo in conto almeno mezzo secolo, ma il rischio esiste. Un motivo in
più, insieme ai tanti appelli di questi giorni targati anche Onu, per fare ognuno la sua parte, anche piccola. Ad iniziare dal risparmio idrico nei comportamenti di tutti i giorni.

ADDIO BRUNELLO. A lanciare l’allarme sono stati alcuni ricercatori dell’Università di Firenze: nel giro di neppure cento anni, a causa del clima, il Brunello di Montalcino, il
Chianti Classico e il Nobile di Montepulciano rischiano di estinguersi. Colpa delle temperature che, da qui al 2100, viste le premesse, potrebbero crescere tra 1,8 e 4 gradi.

LA SARDEGNA. Il professor Giovanni Antonio Farris, docente di Microbiologia agroalimentare a Sassari, guardando alla Sardegna, sembra meno preoccupato. Più che di estinzione,
evidenzia, «si potrebbe parlare di cambiamenti nella qualità dell’uva prodotta nel vigneto. Alte temperature, prodotti meno freschi e con maggior acido malico. In questo senso a
subire di più i cambiamenti sarebbero i bianchi, che richiedono una struttura acidica maggiore». L’acido malico, presente negli acini, si contraddistingue nel vino per il suo aspro
sapore, combattuto in cantina. Farris, che dirige anche il corso di laurea (a Oristano) in Tecnologia alimentare, non vede problemi in prospettiva per Malvasia, Moscato, Nasco, ma per il
Vermentino sì, in particolare per quelli di collina.

I ROSSI. «Sono convinto che con qualche grado in più non cambierà molto per i rossi», riprende il professor Farris. «La cosa importante è che ci
sia ancora un’alternanza tra le temperature del giorno e della notte, che sono più fresche, e che consentono di sintetizzare componenti importanti come i polifenoli, i profumi».

L’ACQUA. Ma la chiave di volta è l’acqua. «Se le disponibilità idriche resteranno buone, non ci saranno problemi particolari», evidenzia Giovanni Antonio
Farris. Mariano Murru, enologo della cantina Argiolas di Serdiana e segretario della sezione sarda di Assoenoli, giudica «un po’ esagerato» l’sos-Brunello. «Ma il problema
c’è», riprende Murru, «anche perché sappiamo bene quanto siccità e alte temperature condizionino la vite. Sì, è una pianta che resiste più
di altre, si dice che dia prodotti migliori con un leggero stress idrico, ma non esageriamo». In tutti i casi, la Sardegna è più preparata di altre regione.
«Già ora, in alcune zone», evidenzia Mariano Murru, «siamo dovuti intervenire con irrigazioni di soccorso».

I GUSTI. «In tutti i casi, la qualità non è un qualcosa di statico», riprende Giovanni Antonio Farris. «La qualità di oggi non va considerata
assoluta. I romani aggiungevano persino il miele nel vino. Sono certo che la vite sarà coltivata ancora a lungo. E l’uomo troverà il modo di produrre un vino che meglio si
adatterà alle nuove esigenze. La qualità, con alcuni punti fermi, è anche un fatto culturale».

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