E’ esplosa la questione del canone/tassa sulla Rai, tutti lo sapevano e tutti erano più o meno rassegnati, tranne i politici che con il loro comportamento omissivo (quattro
interrogazioni parlamentari dell’on Donatella Poretti e altri sono rimaste senza risposta) hanno consentito il perpetuarsi di questa strage di illogicità e anacronismo.

Strage talmente radicata nel meccanismo clientelare che porta con sé il carrozzone della Rai, che anche Corte Costituzionale e Autorità garante preposte hanno avvallato uno status
quo che ci vuol far credere che una tassa possa chiamarsi abbonamento o canone (ve l’immaginate se l’Ici fosse chiamata un abbonamento ai servivi comunali?). Non solo, ma senza un minimo di
vergogna, i funzionari azzeccagarbugli della Rai hanno sguinzagliato per l’Italia i loro addetti a chiedere di pagare anche per il solo possesso di un monitor, di un telefonino, di un
videocitofono, etc.

Abbiamo documentato questa follia nel nostro apposito spazio sul sito Internet dell’associazione: http://www.aduc.it/dyn/rai . Lo
abbiamo fatto da anni con dovizia di particolari e documentazione. Ora che la questione appare più chiara a molti, crediamo sia il caso di foraggiare il più possibile la petizione
che abbiamo sul nostro, in cui chiediamo l’abolizione del canone, sì che il prossimo Parlamento ne tenga conto. Aspettiamo anche gli impegni elettorali.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc