Ha convocato a Montpellier a metà mese le assise dei viticultori europei: ne vuole radunare almeno 1000 da tutta Europa per innescare il confronto con la Ue sulla politica agricola
comunitaria. Contenuti e obiettivi di questa iniziativa Carlo Petrini, fondatore e presidente internazionale di Slow Food, li ha spiegati a Sarego in un’affollata conferenza che è stata
il nucleo della rassegna enologica organizzata a Villa Favorita da VinNatur, l’associazione dei produttori di vini biodinamici, presieduta da Angiolino Maule. La manifestazione ha visto 1.500
ingressi in due giorni: un successo per gli 81 produttori.

– Cosa vuole realizzare con l’iniziativa in Francia?
«Dare vita a una lobby virtuosa – risponde Carlo Petrini – per discutere con l’Unione Europa della nuova politica agricola».

– Ce n’è bisogno?
«Certo. La Ue punta ancora sulla logica industriale, sulle produzioni massive. Il piccolo vigneron non segue queste logiche, ma realizza processi di valorizzazione del territorio
più importanti: salvaguardia dell’ambiente, turismo, tutela delle tradizioni».

– Sono valori importanti, ma non rischiano di concretizzarsi in produzioni di nicchia?
«No. Tutta l’agricoltura oggi si confronta con parametri diversi rispetto al passato. La conquista del mercato è la posizione della vecchia economia; oggi cresce la consapevolezza
che questi valori sono strategici per i territori e importanti per la sostenibilità ambientale».

– Al rapporto tra produzione e rispetto della natura lei ha dedicato il suo ultimo libro, “Buono, pulito e giusto”.
“È necessario pensare in questi termini, perchè siamo alla frutta, come si dice. Prima corriamo ai ripari, meglio è per tutti. Tra il 1985 e il 1995 abbiamo messo nei
terreni più chimica che nei cento anni precedenti».

– Cosa le fa pensare che sia questa la strada da percorrere?
«La platea di oggi, affollata di giovani. Vuol dire che le nuove generazioni dei contadini sono su questa linea. Lei deve pensare che l’agricoltura occupa il 4% della forza lavoro, e di
questa percentuale la metà è fatta di persone che hanno più di 60 anni».

– La sua “Terra Madre” esporta questo modello in tutto il mondo: che risultati ha avuto?
«È una soddisfazione vedere i manifesti dell’iniziativa nelle capanne dei Masai in Africa, oppure sapere che i Lapponi si mettono in contatto con i mongoli, o ancora che si
costituisce la “Internazionale” dei produttori di miele. Il mondo biologico prende Slow Food come riferimento».

– Lei è stato nominato “eroe d’Europa” dal Times. È orgoglioso di questo titolo?
«Non esageriamo. Parafrasando il piemontese Cavour, direi che l’Europa è fatta e ora dobbiamo preoccuparci degli europei».

– Intanto il 19 marzo s’è svolta la “giornata slow” in tutta Italia, dedicata alla lentezza: è soddisfatto di aver fatto scuola?
«Vent’anni fa ci dicevano che eravamo pazzi. Adesso bisogna stare attenti alla componente modaiola. L’importante è che diventi davvero uno stile di vita».

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