Tra gli agricoltori c’è preoccupazione per l’aggiornamento del catasto terreni e fabbricati, previsto dal collegato alla finanziaria 2007 e dalla stessa legge 296/06. I tempi concessi
per la revisione delle qualità di coltura si confermano assolutamente inadeguati, sia rispetto all’annualità 2006 che nell’applicazione delle nuove misure per i periodi
successivi. E’ quanto rileva, in una lettera inviata al viceministro dell’Economia e Finanze Vincenzo Visco e al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Paolo De Castro, il
presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi il quale sottolinea che il problema sta creando grande confusione nelle nostre campagne.
In particolare, Politi evidenzia “lo sconcerto fra gli agricoltori i cui identificativi catastali parrebbero essere stati aggiornati dall’Agenzia del territorio, sulla base dei dati contenuti
nella domanda Pac 2006 forniti da Agea. Ad oggi, infatti, non risulta alcun atto ufficiale che legittimi l’operato dell’Agenzia, visto che in Gazzetta Ufficiale non v’è riscontro di
alcun comunicato che informa dell’avvenuto aggiornamento catastale, così come disposto dalla finanziaria 2007”.
Il presidente della Cia aggiunge che “la verifica sulle qualità di coltura riportate nell’atto aggiornato risulta in moltissimi casi priva di riscontro rispetto al dato reale;
conseguentemente si determineranno richieste da parte degli agricoltori finalizzate a far valere le proprie ragioni”.
“L’assenza totale di elementi di certezza -scrive Politi- si riverbera anche sugli adempimenti di natura fiscale che gli agricoltori e più in generale i possessori e conduttori di
terreni sono chiamati ad osservare. In particolare, ci si domanda quale reddito agrario e dominicale debba essere riportato nella dichiarazione dei redditi modello 730/07 o Unico 2007 quando
ancora non si ha l’ufficialità dell’aggiornamento catastale e, ancor più grave, quando i dati acquisiti ed elaborati dall’Agenzia delle Entrate recano diffuse incongruenze”.
“Per evitare che questa situazione generi diffidenza nei contribuenti e presupposti di forte sperequazione fra di essi, con il rischio concreto di pregiudicare il raggiungimento degli obiettivi
prefissati, occorre -sollecita il presidente della Cia- un intervento risolutivo che, ritengo, non possa che prevedere la sospensione dell’efficacia dispositiva della norma”.

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