La Corte Costituzionale, con sentenza del 14 giugno 2007, n. 189, ha disposto che il contratto nazionale di lavoro giornalistico non si applica ai capo servizio degli uffici stampa comunali ed
ai redattori capo degli uffici stampa già esistenti presso gli enti locali a cui è attribuita la qualifica e relativo trattamento contrattuale.

Fatto e diritto

Dopo la riunione di tre giudizi civili contro il Comune di Marsala promossi da due dipendenti e dagli eredi di un altro lavoratore, il Tribunale di Marsala ha sollevato alcune questioni di
legittimità costituzionale:
1) nella parte in cui prevede «l’istituzione di uffici stampa di cui faranno parte giornalisti a cui si applica il CCNL giornalistico nella sua interezza»;
2) nella parte in cui dispone che «in sede di prima applicazione ai giornalisti componenti gli uffici stampa già esistenti presso gli enti è attribuita la qualifica
ed il trattamento contrattuale di redattore capo, in applicazione del CCNL giornalistico.
I ricorrenti avevano chiesto l’accertamento del diritto all’applicazione del CCNL giornalistico e del relativo trattamento retributivo, nonché del diritto alle conseguenti differenze
retributive rispetto al trattamento economico loro erogato in forza del CCNL applicato degli enti locali.
Le ragioni del Tribunale
Secondo il Tribunale sarebbe stato violato il principio per cui la contrattazione collettiva costituisce «metodo di disciplina» del rapporto di pubblico impiego che
gode di copertura costituzionale.
Negli uffici stampa delle pubbliche amministrazioni, infatti, l’individuazione e la regolamentazione dei profili professionali sono affidate alla contrattazione collettiva e dall’attuazione di
tale disposizione non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Ciò significa che il trattamento retributivo dei lavoratori impiegati negli uffici stampa non può essere superiore a quello già spettante in relazione alla categoria in cui
essi erano inquadrati prima dell’assegnazione agli uffici stampa, senza incidere, per il resto, sulla potestà normativa dell’amministrazione di rideterminare la propria dotazione
organica e di sopportare, per effetto delle modifiche all’apparato organizzativo, un eventuale onere finanziario aggiuntivo.
La legge regionale in questione
Invece l’art. 58 della legge regionale n. 33 del 1996 (modificata dall’art. 58 della legge regionale n. 33 del 1996 disposta dall’art. 111 della legge regionale n. 17 del 2004.), nel conferire
agli enti territoriali l’autorizzazione «a modificare le piante organiche del personale riconvertendo i posti vacanti e disponibili, e senza ulteriori oneri per le amministrazioni,
al fine di prevedere l’istituzione di uffici stampa di cui faranno parte giornalisti a cui si applica il CCNL giornalistico nella sua interezza», permettere che dall’applicazione
di quel CCNL consegua l’incremento del trattamento retributivo previsto per i singoli dipendenti assegnati agli uffici stampa, perché il divieto di nuovi oneri finanziari dovrebbe essere
riferito all’aspetto delle modificazioni delle piante organiche, modificazioni che gli enti locali possono disporre esclusivamente mediante una riconversione dei posti vacanti e
disponibili.
Intervento dei ricorrenti
I ricorrenti hanno chiesto che le questioni sollevate dal Tribunale fossero dichiarate manifestamente infondate, facendo presente che le norme censurate non hanno assoggettato il rapporto di
lavoro degli addetti agli uffici stampa degli enti locali ad una fonte regolatrice diversa dalla contrattazione collettiva, avendo esse disposto, al contrario, proprio l’applicazione di un
contratto collettivo, qual è quello nazionale di lavoro giornalistico, maggiormente aderente al contenuto della prestazione lavorativa di quei dipendenti.
Intervento della Regione Sicilia
E’ intervenuta la Regione Sicilia che ha chiesto che le questioni di legittimità costituzionale fossero dichiarate inammissibili o, comunque, infondate perchè il Tribunale avrebbe
dedotto la violazione di norme statali alle quali attribuisce natura di leggi di grande riforma economico-sociale, ma non indica le ragioni per le quali non dovrebbe assumersi, quale parametro
costituzionale, l’art. 14, lettera o), dello statuto di autonomia speciale che attribuisce alla Regione la competenza legislativa esclusiva in materia di enti locali.
Nel merito, la Regione deduce che le norme censurate non coinvolgono direttamente la materia del trattamento giuridico ed economico del personale degli enti locali, bensì la costituzione
ed il funzionamento degli uffici stampa e, quindi, attengono all’ordinamento degli enti stessi.
Ad avviso della regione il legislatore avrebbe individuato nel CCNL dei giornalisti una garanzia di indipendenza e libertà di tali professionisti che sarebbe venuta meno nel caso in cui
il loro status fosse subordinato alla medesima fonte contrattuale del comparto delle autonomie locali.
Inoltre, per la Regione, le disposizioni sospettate di illegittimità costituzionale sono intervenute nella fase transitoria della costituzione degli uffici stampa e pertanto dovrebbero
essere considerate legittime sulla base dello stesso art. 2 della legge n. 421 del 1992 evocato dal rimettente, norma che contempla la necessità di prevedere una fase transitoria idonea
ad assicurare la graduale sostituzione del regime all’epoca in vigore nel settore pubblico con quello previsto nello stesso art. 2.

La decisione della Corte Costituzionale
La Corte costituzionale ha invece affermato che il rapporto di impiego alle dipendenze di Regioni ed enti locali, essendo stato “privatizzato”, è disciplinato dalle norme fondamentali di
diritto che regolano i rapporti fra privati e, come tali, si impongono anche alle Regioni a statuto speciale, compresa la Regione Sicilia.
Per la Corte sono quindi illegittime le disposizioni legislative regionali sollevate dal Tribunale di Marsala cioè le norme che determinano il trattamento economico dei dipendenti degli
enti locali addetti agli uffici stampa delle amministrazioni di appartenenza.
In un primo momento esse hanno previsto che a quei lavoratori si applica il CCNL dei giornalisti e in seguito hanno stabilito che ad essi dovesse essere attribuita la qualifica ed il
trattamento di capo servizio nonché la qualifica ed il trattamento economico di redattore capo.
Secondo la Corte Costituzionale le norme regionali censurate sono quindi in contrasto con il principio secondo il quale il trattamento economico dei dipendenti pubblici il cui rapporto di
lavoro è stato “privatizzato” deve essere disciplinato dalla contrattazione collettiva.
E per la Corte non è condivisibile l’assunto, espresso sia dalle parti private, sia dalla Regione, secondo cui quel principio nella fattispecie non sarebbe stato leso perché le
norme impugnate fanno comunque rinvio ad una fonte contrattuale collettiva, quale il CCNL giornalistico.
La Corte costituzionale ha pertanto disposto che il CCNL giornalistico non si applica ai capo servizio degli uffici stampa comunali con tale qualifica e trattamento contrattuale ed ai redattori
capo degli uffici stampa già esistenti presso gli enti locali a cui è attribuita la qualifica e relativo trattamento contrattuale.

Corte Costituzionale, sentenza 14 giugno 2007, n. 189
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