CCSVI e sclerosi multipla: legami, dubbi e speranze

CCSVI e sclerosi multipla: legami, dubbi e speranze

Con il termine CCSVI o Insufficienza Venosa Cerebro-Spinale Cronica è descritta una situazione ipotetica in cui il sistema venoso non è in grado di rimuovere efficacemente il
sangue dal sistema nervoso centrale.
Questa condizione sarebbe dovuta al restringimento di piccole vene del collo, del torace e della colonna vertebrale. Tale situazione avrebbe come conseguenza un aumento della pressione delle
vene del cervello e del midollo spinale, portatrice di danni in tali regioni.

La CCSVI è balzata al centro delle attenzioni del pubblico e dei media quando alcuni studiosi hanno ipotizzato un collegamento tra tale situazione e la sclerosi multipla (SM).

In particolare, tale ipotesi è al centro della ricerca del professor Paolo Zamboni, dell’Università di Ferrara (Dipartimento di Scienze chirurgiche anestesiologiche e
radiologiche), pubblicata sul “Journal of Neurology, Neurosurgery, & Psychiatry”.

In tale ricerca, Zamboni e colleghi hanno lavorato con 300 volontari: 65 affetti da varie forme di SM e 235 sani o con altri disturbi neurologici. Le analisi compiuti su tali soggetti hanno
evidenziato una forte correlazione tra il manifestarsi della SM e l’insufficienza venosa che (ad oggi) si crede possa essere causa o “partner” della malattia.

Secondo la teoria di Zamboni, occlusioni o restringimenti delle principali vene che portano via il sangue da cervello e midollo spinale (giugulari interne e vena azygos) rallenterebbero il
flusso del sangue cerebrale. Ciò renderebbe più probabile l’accumulo di ferro attorno attorno ai vasi sanguigni che darebbe il via alla la risposta autoimmune tipica della
sclerosi multipla.

il professore commenta i risultati ottenuti: “Non mi azzardo a dire di aver trovato una terapia risolutiva per la sclerosi multipla: i dati sono pochi, devono essere confermati e riprodotti da
altri. Si è sempre detto che questa malattia è multifattoriale: quello che ho individuato può essere uno dei vari meccanismi alla base del problema”.

Va notato come, a differenza di quanto avviene nella maggior parte degli studi, il professore Zamboni sia passato presto ad un trattamento applicato.

Così lo studioso spiega la tecnica usata: “Con il consenso dei pazienti, se durante l’ angiografia trovavo un’ occlusione potevo trattarla: ho così eseguito angioplastiche per
ripristinare un flusso sanguigno normale. I risultati sembrano buoni soprattutto nella sclerosi multipla recidivante-remittente: a 18 mesi di distanza la qualità della vita dei pazienti
è migliorata, il tasso di ricadute è diminuito, si sono ridotte le lesioni visibili alla risonanza. Sulla fatica cronica gli effetti paiono evidenti. L’ insufficienza venosa
associata alla sclerosi multipla potrebbe perciò essere alla base di questo aspetto della malattia”.

Oltre ad una comprensibile cauteal, gli studi di Zamboni hanno generato interesse e desiderio di approfondimento.

A Stanford il chirurgo vascolare Michael Dake sta lavorando con volontari affetti da CCSVI. Il suo approccioconsiste nell’usare dei “palloncini” per aprire le vene ristrette o hanno inserito
degli stent (tubicini) nelle vene per mantenerle pervie.

Inoltre, l’Università di Buffalo ha avviato una sperimentazione proprio per replicare i dati italiani; l’ intenzione è coinvolgere, entro due anni, 1100 malati, 300 sani e 300
persone con altre malattie neurologiche o autoimmuni.

Infine, la Fondazione italiana sclerosi multipla ha istituito un comitato tecnico-scientifico di esperti italiani e stranieri che giudicherà i dati disponibili. Nel frattempo gli esperti
ricordano come al momento non esistano trattamenti approvati e disponibili per la SM. Gli interessati per ora possono rivolgersi al proprio medico di fiducia.

NOTE FINALI, per approfondire:

http://www.aism.it/  Sito dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla 

http://www.fondazionehilarescere.org

P. Zamboni, R Galeotti, E. Menegatti, A. M. Malagoni, G Tacconi, S. Dall’Ara, I. Bartolomei, F. Salvi, “Chronic cerebrospinal venous insufficiency in patients with multiple sclerosis”.
J. Neurol. Neurosurg Psychiatry 2009, doi:10.1136/jnnp.2008.157164

Sclerosi multipla: primi risultati dei test CCSVI

Matteo Clerici

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