La celiachia tanto se ne parla in questo periodo ma ancora sembra essere poco conosciuta e dunque diagnosticata. Come mai? Poca informazione o cattiva informazione? Scarse conoscenze?

I celiaci hanno sentito la necessità di farsi conoscere ed hanno organizzato domenica 20 maggio una marcia non competitiva al Circo Massimo di Roma.

E’ ancora presto per fare un consuntivo ma quello che tutti i soci e quindi l’Associazione Italiana Celiachia auspicano
è che sia stata una giornata di INFORMAZIONE!

500.000 sono gli italiani che
potrebbero essere celiaci; solo 70.000 sono i diagnosticati; 2.500.000 sono i soggetti celiaci in Europa con una incidenza diversa nei vari Paesi – da 1:386 in Spagna a
1:200 in Svezia a 1:100 in Italia. Sembra che i dati della celiachia aumentino di generazione in generazione e di anno in anno. Secondo recenti studi statistici la crescita annua in Italia
è pari al 10%.

La celiachia (CD), denominata anche enteropatia immuno-mediata o enteropatia glutine-sensibile o sprue celiaca, è una complessa condizione patologica dovuta a fattori genetici ed
ambientali. Il fattore ambientale è il glutine, una miscela di gliadine e
prolamine, presente in alcuni cereali (frumento, orzo, segale, farro, kamut, spelta, criticale ed avena). Nei celiaci il glutine esercita una azione tossica sull’intestino, alterando
profondamente la struttura e la funzionalità delle cellule della parete intestinale. Ne risulta così compromesso l’assorbimento dei nutrienti e lo stato nutrizionale del
soggetto.
Questa situazione viene ripristinata con l’unica – per il momento – terapia: la dieta senza glutine.

Sicuramente si può affermare che non si nasce celiaci ma si nasce con la predisposizione genetica, legata al complesso maggiore di istocompatibilità o HLA, in particolare alla
combinazione allelica HLA-DQ2 e HLA-DQ8. Non sempre da un genitore celiaco nasce un bambino celiaco. Infatti tra i parenti di primo grado (genitori, figli e fratelli) dei celiaci la
possibilità di avere la malattia è compresa tra il 10 e il 20%. La celiachia si realizza quando il soggetto geneticamente predisposto viene a  contatto con il glutine fino al
momento in cui si verificano le tipiche lesioni intestinali. Il tempo che intercorre varia da alcune settimane a molti anni. La lunghezza di questo intervallo di tempo dipende da fattori finora
sconosciuti.

Qual’è l’iter diagnostico? Un tempo era molto difficile fare diagnosi di celiachia, ma oggi esistono semplici esami del sangue che consentono al medico
(pediatra, gastroenterologo o medico di base) di arrivare rapidamente ad una diagnosi certa. Il percorso è standardizzato e prevede due tappe.
1. analisi emato-cliniche: test dei livelli di ferro (anemia sideropenica), di rame, di acido folico e calcio. Altri esami da eseguire sono la ricerca di anticorpi. Numerosi sono gli
anticorpi associati alla celiachia ma tre sono specifici: anti-endomisio (EMA); anti-gliadina (AGA) e anti-trasglutaminasi serica tissutale (tTG). Se risultano positivi o alterati nei valori,
si avvia la seconda tappa.
Recentemente si è aggiunto un test rapido di facile esecuzione ma è bene considerare che non fa diagnosi definitive.

2. esame bioptico: è necessario fare una endoscopia con biopsia del piccolo intestino. Con la biopsia intestinale, esame definitivo per la diagnosi, viene prelevato un piccolo
frammento di mucosa intestinale, e successivamente esaminato al microscopio (esame istologico). L’esame istologico mette in evidenza, nel celiaco a dieta libera, la pressoché totale
scomparsa dei villi intestinali con ipertrofia delle cripte e l’aumento dei linfociti intraepiteliali. Definita dal medico: mucosa piatta!

….. ma tornando alla dieta senza glutine cosa prevede? Seguire una dieta senza glutine non comporta enormi sacrifici ma sicuramente porta il celiaco a rivedere la sua
alimentazione e il suo stile di vita. Il celiaco deve sostituire pane, pasta, pizza, biscotti e altri prodotti da forno con gli equivalenti ottenuti con farine alternative ricavate macinando
mais, riso, amaranto, tapioca, roveja, lupino, grano saraceno ……
Attualmente molte sono le aziende del settore del senza glutine – oltre 1300 –  che offrono una vasta gamma di prodotti, dai freschi ai surgelati ai confezionati.e recentemente anche
i ready-meal – piatti pronti. Il celiaco può dunque seguire correttamente le Linee Guida per una Sana Alimentazione Italiana (revisione 2003) dell’INRAN, che consigliano una alimentazione variata, equilibrata e moderata.
Anche lo stile di vista va rivisto: bisogna far attenzione alle possibili occasioni di ingestione di glutine dovute a contaminazione. In casa basta far attenzione

Fuori casa è consigliabile frequentare locali informati, ormai largamente diffusi sul territorio nazionale, grazie al progetto “Alimentazione Fuori Casa” dell’AIC che
prevede la formazione di ristoranti, pizzerie, gelaterie, B&B, hotel. Locali facilmente riconoscibili dalle vetrofanie, appositamente studiate anche da un punto di vista grafico, esposte
all’ingresso.

Si può dunque affermare con certezza che l’assetto nutrizionale e la vita sociale del celiaco non vengono minate se si segue correttamente una alimentazione senza glutine, si
leggono correttamente le etichette alimentari e si mette in pratica uno stile di vita corretto.

Per maggior informazioni potete consultare, oltre al sito dell’AIC, un blog monotematico: Not only gluten-freela celiachia nel quotidiano tra pentole e provette. Un blog dove, come indica il titolo, si parla di celiachia nel
quotidiano, dei progressi della ricerca scientifica nella terapia, nella diagnosi e nella sperimentazione di nuovi alimenti o materie prime. Nato con lo scopo di informare in modo semplice e
corretto su questa intolleranza alimentare, sulla legislazione che cambia, sul business degli alimenti gluten-free e sulla loro etichettatura.

Letizia Saturni