Come annunciato in seguito alla notizia della scoperta di una molecola in grado di contrastare gli effetti tossici della gliadina, pubblichiamo il commento del Presidente del Comitato
Scientifico Nazionale dell’Associazione Italiana Celiachia, prof. Umberto Volta.

La grande sfida nel campo della ricerca scientifica sulla malattia celiaca è tutta incentrata sulla identificazione di una terapia alternativa alla dieta aglutinata. L’ultima
proposta in ordine di tempo nasce da un interessante studio svolto da ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità sotto la guida del Dr. Marco Silano e del Dr. Massimo De
Vincenzi. Nello studio pubblicato su Pediatric Research (61:67-71, 2007) è stato identificato un peptide, contenuto nella farina di grano duro, che è in grado di bloccare in vitro
l’attivazione dei linfociti del sangue periferico da parte dei peptidi tossici di gliadina.

Linfociti del sangue periferico di 10 bambini con celiachia, positivi per HLA-DQ2, e di 5 controlli non celiaci HLA-DQ2 positivi sono stati incubati con peptidi tossici di gliadina. Tale
esposizione in vitro delle cellule mononucleate del sangue periferico di celiaci aumentava sia la liberazione di IFN-g che di TNF-a nel mezzo di incubazione, mentre la simultanea presenza nel
mezzo di coltura di un peptide proveniente dal grano duro, un cereale escluso dalla dieta per celiaci, era in grado di contrastare i meccanismi di attivazione del sistema immune, riducendo la
produzione di citochine e l’espressione di interleuchina-2 (IL-2) agli stessi livelli osservati per i controlli non celiaci. La molecola in questione è il decapeptide 10-mer,
composto da 10 aminoacidi con una sequenza strategica che sembra interferire con il riconoscimento dei peptidi immunodominanti di gliadina da parte dei T linfociti in grado di innescare il
danno della mucosa intestinale. Tutto ciò sarebbe favorito, nel peptide in questione, dalla presenza di una molecola di alanina in posizione 6 in luogo della glutamina, coinvolta nei
processi di deamidazione da parte della transglutaminasi tissutale (tTG), e dalla presenza di una molecola di acido aspartico in posizione 5, aminoacido che non è mai presente nei
peptidi dotati di immunogenicità. Un altro dato di notevole interesse che emerge dal presente studio è la dimostrazione che il peptide 10-mer, in presenza di peptidi tossici
dell’a-gliadina, aumenta significativamente la liberazione di interleuchina-10 da parte dei linfociti, a conferma del fatto che il peptide 10-mer sarebbe in grado di modulare la risposta
immune nella celiachia. Come è noto, l’IL-10 è una importante citochina immunoregolatoria che agisce sulle cellule presentanti l’antigene inibendo la sintesi di
citochine infiammatorie e l’espressione di molecole HLA di classe II.

Alla luce di questa scoperta il peptide 10-mer, ricavato dal grano duro, potrebbe essere proposto per una terapia orale in grado di regolare la risposta dei linfociti T, dal momento che in
vitro è in grado di ridurre la produzione di IFN-g che di TNF-a, due delle principali citochine proinfiammatorie in grado di mediare la risposta Th1, e di inibire l’espressione
delle molecole CD25, un marker di attivazione linfocitaria. A differenza dei peptidi antagonisti finora proposti, che sono sintetizzati artificialmente, il peptide 10-mer è normalmente
presente in natura nel grano duro e questo potrebbe essere sfruttato per la produzione di un grano geneticamente modificato non tossico. Tutto ciò offrirebbe un cereale con
caratteristiche nutrizionali e di cucinabilità in linea con quelle dei cereali tradizionali, ma non in grado di scatenare la celiachia.

Fin qui abbiamo la teoria, ma il passaggio dall’approccio teorico-sperimentale all’applicazione pratica di questa stimolante scoperta, come abbiamo avuto modo di verificare per
altre interessanti prospettive terapeutiche recentemente proposte, è ancora pieno di ostacoli. Come gli Autori con molta prudenza e senso di responsabilità sottolineano, prima
dell’impiego del 10-mer per tentativi di immunoterapia in studi in vivo, i risultati finora ottenuti dovrebbero essere confermati mediante studi in vitro su colture di biopsie intestinali
di celiaci con l’impiego di linee cellulari di linfociti T di provenienza intestinale.

In conclusione, si può senz’altro esprimere un giudizio positivo su questa interessante osservazione, che apre un ulteriore spiraglio di speranza nella ricerca di una alternativa
alla dieta aglutinata, ma bisogna ancora una volta invitare alla prudenza, sottolineando che al momento è stato solo dimostrato che un peptide, naturalmente presente in una frazione
proteica alcool-solubile del grano duro, ha un’azione antagonista in vitro nei confronti dei peptidi tossici di gliadina. Al momento la possibilità di trasferire questi dati al
soggetto celiaco in vivo é ancora tutta da dimostrare ed ulteriori studi sono necessari per confermarne la validità sul piano pratico.