Con la sentenza sui ricorsi di Telecom Italia e di Wind il Tar del Lazio ha stabilito un principio fondamentale: se esiste il credito residuo -ed esiste perché può essere
trasferito su un’altra carta prepagata dello stesso operatore- allora il consumatore ha diritto a ritornarne nella piena disponibilità.

E’ quanto osserva l’Unione Nazionale Consumatori, che rileva come gli operatori ricorrenti non si sono limitati nei loro ricorsi a contestare solo il termine di 45 giorni per restituire o
trasferire il credito residuo, ma anche l’obbligo stesso di restituzione del medesimo credito che discende direttamente dall’articolo 1 della legge 40/2007 secondo cui l’utente può
recedere dal contratto o trasferire la propria utenza ad altro operatore senza vincoli o spese.