Una crescita senza precedenti, nel Lazio, quella che ha segnato nel 2006 l’occupazione del settore agricolo, i lavoratori agricoli, infatti, rispetto all’anno precedente, sono cresciuti del
64,9%, un valore decisamente anomalo rispetto alle dinamiche che hanno caratterizzato il settore nel resto d’Italia (a livello nazionale si e’ registrata una crescita del comparto del 3,6%) e
nelle regioni del Centro, pure interessate da significativi processi di crescita ( 12,2%).

E anche rispetto all’andamento dell’occupazione registrato, nel Lazio, negli altri settori: 4,9% per l’industria e -0,2% nei servizi (l’incremento medio nella regione tra il 2005 e il 2006 e’
stato dell’1,8%). A rilevarlo, in uno studio realizzato per LABITALIA, e’ il Censis, avvertendo che ”al positivo andamento occupazionale, tuttavia, non corrispondono performance
particolarmente esaltanti sul versante delle dinamiche di impresa”.

Nonostante il vero e proprio boom registrato nel 2006, nel Lazio la quota di occupati in agricoltura rispetto al totale e’ ancora molto contenuta rispetto alle altre regioni italiane. Al 2006,
infatti, risulta occupato in agricoltura il 2,5% dei lavoratori laziali (4,3% la media italiana), contro il 19,3% dell’industria e ben il 78,2% dei servizi.

Se si considera, poi, l’andamento del numero delle imprese, le tendenze appaiono comuni a tutte le province. Ma, sul fronte della dinamicita’ di impresa, e’ Roma a segnalare la contrazione
più leggera: le imprese dell’agricoltura e della pesca diminuiscono ‘solo’ dello 0,5%, mentre nelle altre province il decremento oscilla tra il -2,3% di Frosinone e Latina, il -2,2% di
Viterbo e il -1% di Rieti. Vola a Roma soprattutto il comparto della pesca, che tra il 2005 e il 2006 segna un 14,7%, a fronte di un 6,8% di Latina e 1,3% di Viterbo, mentre a Rieti la
variazione e’ nulla. In controtendenza, in questo caso, Frosinone, dove le imprese nel settore della pesca risultano in calo del 20%.

Marrazzo: “Nel Lazio l’agricoltura è tornata ad essere centrale”.

L’agricoltura è tornata a rappresentare una priorità dell’azione regionale. Quasi il 65% di aumento degli occupati nel 2006 è un dato straordinario e testimonia la
validità delle scelte a sostegno di un comparto che, per un territorio come il nostro, deve essere considerato strategico.

La nostra agricoltura è ricca di eccellenze e noi abbiamo lavorato per valorizzarle, per renderle parte di un sistema integrato di produzione e offerta. Abbiamo approvato il nuovo
Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013 che metterà in moto, tra finanziamenti pubblici, privati e indotto, 1 miliardo e mezzo di investimenti su tutto il territorio regionale,
scommettendo sulle politiche di filiera, sullo sviluppo delle agroenergie, sulla tutela e la commercializzazione dei prodotti tipici.

Una Regione che ha fatto seguire i fatti alle parole approvando nel 2006 una Legge sui Distretti rurali e agroalimentari di qualità che ha visto l’istituzione di grandi realtà
come il distretto agroalimentare ortofrutticolo nella provincia di Latina o quello delle nocciole e delle castagne nei Monti Cimini. Una Regione che si è impegnata ad uscire dalla crisi
ambientale della Valle del Sacco istituendo il Distretto della Valle dei Latini dove si svilupperanno ben 3 filiere agroenergetiche. Una Regione che ha messo al centro della propria azione lo
sfruttamento delle sue grandi potenzialità, delle sue specificità, delle sue ricchezze e che, con la legge contro gli Ogm, ha voluto tutelare le risorse, la qualità e
l’originalità della propria produzione agricola tradizionale e biologica.

Valentini, “Sviluppo agricolo sempre più motore economia regione”.

Per l’assessore all’agricoltura della regione Lazio, Daniela Valentini, ”i numeri sulla crescita dell’agricoltura nel Lazio in termini occupazionali nell’anno 2006, registrata dal rapporto
Censis, ci dicono che nella nostra regione lo sviluppo agricolo e’ sempre più motore dell’economia regionale”. ”Una presenza, principalmente di donne e giovani agricoltori, che
vogliamo si affermi -dice a LABITALIA- e a cui e’ importante garantire supporto e sostegno, per vederla sempre più consolidarsi. E’ questo il motivo della scelta dell’assessorato
all’Agricoltura di dedicare un vero e proprio progetto capace di dare all’imprenditoria agricola strumenti ad hoc da affiancare alle leggi importanti, gia’ approvate, che sono state messe a
disposizione degli agricoltori. Leggi come quella dei distretti rurali, sull’agriturismo e contro gli Ogm, che si affiancano alla gestione del piano di sviluppo rurale e ad ogni altra
iniziativa che l’assessorato andra’ ancora prendendo nel tempo”.

”Il progetto -spiega l’assessore- e’ rivolto alle donne e ai giovani e intende adottare misure capaci di restituire centralita’ all’impresa agricola e di valorizzarne il ruolo multifunzionale,
per consentirle di offrire al mercato prodotti e servizi competitivi e rispondenti all’interesse collettivo. Da qui il forte impegno contenuto nel Psr, con un investimento di 74 milioni di euro
pari al 12% dell’intera programmazione, la quota più alta in tutta l’Unione europea, di cui il 40% delle risorse sara’ destinato alle donne. Da qui anche -aggiunge- la promozione del
nuovo Osservatorio dell’imprenditoria femminile e giovanile, come laboratorio di idee, proposte, esperienze, un luogo dove giovani e donne stanno gia’ lavorando con passione e professionalita’,
costruendo progetti per il rilancio delle potenzialita’ imprenditoriali. A queste iniziative si uniscono i nostri sforzi per lo snellimento e la semplificazione delle norme che strozzano le
aziende agricole, unitamente a quelle per la facilitazione dell’accesso al credito d’impresa”.

Pallottini, “Favorire incontro tra pmi e distribuzione per rilancio comparto”.

”Favorire l’incontro tra la produzione agroalimentare delle piccole e medie imprese della nostra regione e gli operatori della distribuzione -aggiunge Pallottini- e’ un’attivita’ che Arsial ha
intrapreso con forza per rilanciare il comparto agricolo regionale, supportando la crescita e lo sviluppo delle numerose imprese agricole di qualita’ presenti sul territorio, tramite azioni di
sostegno tecnico, promozione, distribuzione e commercializzazione del prodotto. Abbiamo scelto di puntare con decisione sulla qualita’ e l’appeal del ‘made in Lazio’, che racchiude in se’ un
enorme potenziale. Un modo per valorizzare -conclude- la caratteristica multifunzionale dell’impresa agricola, recuperando la sua competitivita”’