All’ultimo Congresso di Slow Food Italia tenutosi a Sanremo nel 2006 è stata votata una mozione che chiedeva di creare una rete di 100 Orti in Condotta su tutto il territorio
italiano. Obiettivo raggiunto: oggi sono 102 gli orti scolastici istituiti da Slow Food Italia con il sostegno di Federcasse – Banche di Credito Cooperativo, che coinvolgono 3500 bambini, 500
insegnanti e 6000 genitori.

L’Orto in Condotta è un orto scolastico che diventa lo strumento per sviluppare l’educazione alimentare e del gusto e per approfondire i temi dell’educazione
ambientale, dello sviluppo sostenibile e del consumo consapevole. Nel progetto sono coinvolte diverse figure: gli studenti, gli insegnanti, i “nonni ortolani” (i quali collaborano
alla coltivazione e sono portatori di saperi contadini), i genitori, le amministrazioni locali, la Condotta Slow Food e, a seconda delle diverse realtà, vi partecipano anche i produttori
locali, i ristoratori, i soggetti che vivono sul territorio e che contribuiscono a vario titolo al suo sviluppo.

Oggi il progetto si sta diffondendo rapidamente in tutto il mondo: 15 in Europa, 25 nelle Americhe, uno in Asia e uno in Oceania, per un totale di ben 42 orti attivi all’estero.

L’Orto in Condotta nasce dopo l’interessamento della Scuola e uno studio di fattibilità del progetto, in collaborazione con la Condotta Slow Food locale. Segue la firma di un
protocollo d’intesa tra Slow Food Italia, Condotta, Comune e Scuola. A questo punto si passa alla presentazione di Slow Food e del progetto triennale a genitori, insegnanti,
amministratori, produttori, comunità locale. Dopo l’individuazione dei “nonni ortolani”, questi, assieme ai bambini e insegnanti, preparano e realizzano l’orto.
Il progetto prevede inoltre corsi di formazione per gli insegnanti, incontri informativi per i genitori, organizzazione di mercati ed eventi, visite guidate ad aziende agricole locali,
artigiani, osterie.

Il progetto dell’Orto in Condotta si rifà ai tre principi cardine della filosofia di Slow Food: buono, pulito e giusto. Buono, perché attraverso i laboratori di analisi
sensoriale allena ragazzi e genitori a distinguere i cibi sulla base della qualità organolettica, per imparare a richiedere e monitorare anche la qualità delle mense. Pulito,
perché i ragazzi imparano a utilizzare metodi produttivi biologici e biodinamici, a ricercare e salvaguardare i semi di varietà orticole della tradizione locale, a considerare
come prioritaria la riduzione delle miglia alimentari ricercando cibo del territorio. Giusto, perché promuove la trasmissione dei saperi fra generazioni, valorizzando il ruolo sociale di
persone anziane e volontari e la collaborazione fra realtà diverse, attraverso il gemellaggio anche con il Sud del Mondo.

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