Cesare Zhang, Direttore CRI China Radiotv International, intervista Achille Colombo Clerici presidente Istituto Europa Asia

Cesare Zhang, Direttore CRI China Radiotv International, intervista Achille Colombo Clerici presidente Istituto Europa Asia

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Date: Mon, 25 Feb 2013 13:34:15
Subject: CRI China Radiotv International – Intervista Achille Colombo Clerici presidente Istituto Europa Asia da Cesare Zhang Direttore CRI

 Istituto Europa Asia

Il presidente Achille Colombo Clerici intervistato da China Radiotv International

L’ISTITUTO EUROPA ASIA PER LA TRASFORMAZIONE ECONOMICA E SOCIALE DELLA CINA
PREVISTA DAL XII PIANO QUINQUENNALE

Benito Sicchiero 

Achille Colombo Clerici, presidente dell’Istituto Europa Asia,  è stato intervistato da Cesare Zhang, direttore di China RadioTv International sull’attività svolta
dall’Istituto nei rapporti tra Italia e Cina.

Compito dell’Istituto – ha detto Colombo Clerici – è rapportarsi e fare rete con una serie di organizzazioni  rappresentative di categorie economiche imprenditoriali e professionali,
di Università, di Enti di studio e di ricerca, privati e pubblici, di Accademie e Centri culturali, di enti territoriali pubblici (quali Stato, Comuni, Province e Regioni); canalizzando
iniziative sui singoli progetti culturali e socio-economici, soprattutto alla luce ed in relazione all’ attuazione del XII Piano quinquennale di sviluppo economico, approvato dal Congresso
Nazionale del Partito Comunista cinese nel marzo del 2011; il quale comporta una vera e propria ristrutturazione dell’economia, e quindi della società cinese.   

Vale la pena di ricordare molto succintamente i quattro punti qualificanti del Piano e indicare nel contempo il know-how che l’Italia è in grado di offrire:

Produzione-Servizi
– Al fine di aumentare la capacità del Paese di assorbire l’esubero della consistente forza di lavoro a disposizione, si abbandona il modello manifatturiero basato sulle esportazioni e gli
investimenti a favore dei servizi su larga scala quali il commercio all’ingrosso e al dettaglio, i trasporti interni, la logistica delle catene di fornitura, la sanità, il tempo libero e
l’accoglienza, che produrranno di riflesso un miglioramento della qualità della vita.

– L’Italia nel giro di pochi decenni si è trasformata da Paese industriale a Paese ad economia prevalentemente terziaria – senza abbandonare, per fortuna, agricoltura e industria – .

Gran Bretagna, Germania, Francia hanno impiegato secoli per lo stesso processo.  

Guardiamo Milano, capitale  della Lombardia, regione all’avanguardia in Europa, che oggi è arrivata alla sua terza trasformazione,  ricerca e tecnologia avanzata,  
senza traumi a differenza di altre città del mondo – esempio per tutte Detroit – che con la crisi dell’industria si sono dimezzate: o come Londra che ha sacrificato il manifatturiero (e
l’intero Paese) all’abnorme sviluppo finanziario.
Ecco, il modello Milano potrebbe interessare molto la Cina e le sue megalopoli.

Trasformazione dell’agricoltura
– Il Piano tenderà ad  aumentare stipendi e redditi degli agricoltori per ampliarne il potere di acquisto: attraverso l’incremento dei possedimenti delle terre rurali e l’introduzione
di programmi tecnologici in grado di implementare la produttività agricola.

– Nel nostro Paese si è cessato da tempo di parlare di settore primario per realizzare il secondario e il terziario dell’agricoltura, punto di arrivo della grande trasformazione in atto.
In altre parole, la terra non serve più solamente a produrre generi alimentari, ma energia, turismo, tutela del territorio.

L’esempio che illustra meglio di molte parole viene da alcune aziende agricole dove si sono sviluppate, con il supporto della Commissione Europea-DG Ambiente, una quantità stupefacente di
attività che non solo si integrano perfettamente, ma che offrono soluzioni le quali abbinano qualità della vita e sviluppo: agriturismo e agroindustria,  pescicoltura,
iniziative per il tempo libero, persino manifestazioni culturali (anche se tutto l’insieme è, in realtà, cultura).
Mantenendo la funzione originaria, che è quella di fornire beni alimentari di alta qualità.

Infine, il  falso problema dell’antagonismo tra sviluppo economico e protezione dell’ambiente: in realtà le due esigenze possono benissimo convivere, anzi integrarsi attraverso
ecosistemi protetti non contro l’uomo ma con l’uomo.

Dalle campagne alle città
– Il Piano cinese promuove politiche di incentivazione di una migrazione rapida e continua dalle campagne alla città.
Non va trascurato il fatto che entra in gioco, a tal proposito, la diversità di regime del welfare, cioè dei diritti sociali fra abitanti delle campagne e abitanti delle
città (che godono di maggiori diritti, nel campo della previdenza,  della sanità, dell’assistenza, rispetto ai primi).

Questa politica produrrà massicci fenomeni di migrazioni interne, accompagnate parallelamente da vasti processi di inurbamento della popolazione e di spopolamento delle campagne con
conseguente abbandono delle terre coltivate.  

Andrà studiato un sistema di sviluppo sostenibile delle città ed un modello di organizzazione del territorio rurale attraverso l’insediamento di una adeguata rete di aziende
agricole, efficienti per dimensione e funzionalità.

Sul fenomeno dell’inurbamento, vantiamo illustri esperienze.
Nell’immediato dopoguerra quasi 20 milioni di persone migrarono dalle campagne alle città, dal sud al nord.
Non ci furono traumi.

Milano passò da 700.000 abitanti ai quasi 4 milioni della Grande Milano, si costruirono alloggi al ritmo di decine di migliaia ogni anno, adeguando i servizi, e lo stesso avvenne nelle
altre grandi città (Roma, Torino, Genova, per citare, e in medie città quali Bologna, Verona, Pescara, Taranto, Vicenza, eccetera).

Per parecchi anni i borghi montani e collinari, i villaggi di campagna soffrirono l’abbandono: ma ha pensato il turismo, dovuto all’aumentato benessere del ceto medio, alla ristrutturazione dei
borghi per ricavarne seconde case per gli abitanti delle città, alle nuove costruzione per far rifiorire paesi e villaggi che mai hanno conosciuto un benessere come l’attuale.

Dal risparmio alle spese
– Il nuovo sviluppo cinese prevede il tendenziale passaggio da una politica del risparmio ad una politica di spesa: per favorire i consumi occorre infatti creare una rete sociale di
sicurezza  per ridurre il risparmio preventivo indotto dalla paura del futuro.

Attraverso istituti di previdenza sociale, fondi pensionistici, assicurazione medica e di disoccupazione che esistono, ma andranno adeguatamente rimaneggiati e rifinanziati.

– Anche in questo settore possiamo dire la nostra. Le formidabili conquiste sociali degli anni ’70 hanno portato l’Italia ai primi posti nel mondo.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il nostro servizio sanitario si colloca ai vertici della classifica, gli ammortizzatori sociali hanno ridotto la possibilità di
esplosioni sociali in questa durissima crisi.

Certo, sprechi e favoritismi sono stati molti, ed oggi si sta attuando una politica più rigorosa che speriamo sia fonte della ripresa.  

Il rovescio della medaglia, visto nell’ottica di noi occidentali: le conseguenze nei riflessi con l’estero.  

Il Piano della Cina, riducendo il surplus finanziario interno, genererà una minor capacità della Cina di intervenire per il salvataggio di economie straniere, come quella degli
Stati Uniti o dell’Europa.

Conclude Colombo Clerici.
In Cina si affrontano sempre di più quelle tematiche globali, dibattute in particolare nella società occidentale, quali la tutela dei diritti umani e religiosi, i problemi etici al
confine con le conquiste scientifiche nel campo della bioetica, sistemi giuridici e scale di valori, eguaglianza e comunicazione, sviluppo e tutela ambientale, culturale ed artistico,
turistico.

Agli amici cinesi io credo dobbiamo confermare, con il nostro operato, che l’Italia può diventare sempre più un interlocutore, un partner privilegiato in campo culturale, sociale ed
economico, con il mondo cinese, ed un ponte naturale tra la Cina e, non solo la vecchia Europa, ma il mondo occidentale intero.       

Foto : Achille Colombo Clerici intervistato da Cesare Zhang direttore di CRI China Radiotv International

Benito Sicchiero
per Newsfood.com

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