Cesarine Made in Italy: Ospitalità, Cucina e Cultura

Cesarine Made in Italy: Ospitalità, Cucina e Cultura

Cesarine Made in Italy: Ospitalità, Cucina e Cultura
Un trittico a tavola  di cultura dell’ospitalità italiana unica al mondo

 

CUCINARE IN CASA PROPRIA PER OSPITI: IL MANTRA E IL SUCCESSO DE “LE CESARINE”

500 CUCINE DOMESTICHE GLOCAL – APRIRE LE PORTE DOMESTICHE E SCOPRIRE LE RICETTE DEL TERRITORI0 – IMPAZZISCONO GLI STRANIERI PER CREARSI UN MENU’ ITALIANO, VEDERLO FARE AL MOMENTO, SEDERSI A TAVOLA CON LO SCALCO DI CASA

 

A tavola in case private, coccolati, informati, senza caos, menù prescelto.

Ecco un modo dell’arte culinaria italiana nel mondo. Un successo che porta in Italia, da qualche anno e grazie a formule condivise nella rete digitale, oltre 20.000 ospiti-clienti, spesso famiglie e spessissimo gruppi di amici, in percentuale altissima, stranieri. Una formula che piace, 500 cuoche-scalco-tate, di altissimo livello, molto preparate con decine di anni ed esperienze alle spalle, fedeli al proprio territorio, innamorate della propria casa.

Si prenota soprattutto via web da soli, o tramite grandi social-network gestori di prenotazioni viaggi e vacanze su https://www.cesarine.it/it, dal menù ai servizi aggiuntivi.

E’ una associazione che mette in contatto ospitante e ospite, padrona di casa e cliente. Molto semplice: basta andare su facebook e instagram. Si paga prima o alla fine, in base al canale scelto. E’ come andare a casa di amici con amici: una convivialità riservata, di altri tempi, con movimento lento, rilassati. La sala da pranzo o la antica grande cucina di una volta della casa privata è riservata, senza caos.

Le Cesarine hanno la grande funzione di preservare, in modo dinamico e comunicativo, e custodire quelle ricette, piatti e patrimonio cibo-vino della tradizione culturale italiana puntando sulla cucina locale-regionale. In poche parole, i soci che prenotano, vivono una esperienza di gusto e di vita a tavola, conviviale.
“Home restaurant” , così sono impropriamente definite negli articoli dei principali quotidiani stranieri (n.d.r.  “home restaurant” è un marchio registrato da terzi) come il NY Times, El Pais, Le Monde ecc….,  le cucine delle Cesarine. Recensioni su recensioni, via social e digital. E’ un progetto veramente “glocal” come dice la fondatrice Egeria Di Nallo, una amabile professoressa di sociologia a Bologna, dove appunto nel 2004 ha fondato l’associazione.

Tutto si basa sulla atmosfera e accoglienza familiare e domestica, sul patrimonio culinario e alimentare “locale”, ma con uno spirito, dinamicità, efficienza, funzionalità prettamente inglese-tedesca. E’ questo trinomio che differenzia le Cesarine da altre similari iniziative nate a Parigi, Londra, Berlino, Madrid, Lisbona.

Più che cene, eventi conviviali e amicali. Dimore belle, spesso in centro città, una certa atmosfera. Una ospitalità fra associati che seguono un galateo ad hoc: arrivare puntuali, non dare bidoni all’ultimo minuto e, se soffrono di qualche fastidiosa allergia alimentare, avvisare in anticipo.

L’associazione italiana Homefood.it coordina tutte le attività, un gruppo giovane e dinamico, presente in eventi, attivo con ospiti  particolari, come recentemente con Kerry Kennedy, presidente della fondazione Robert Kennedy per i Diritti Umani (foto).

L’ospitalità in case italiane attrae soprattutto grandi personaggi, opinion leader, personalità del mondo culturale civile e politico, in ambienti “caldi” come commentano gli ospiti, sia antichi nobiliari che moderni con piscina.

Piace la cucina italiana fatta di dettagli, biodiversità, particolarità. Diversità che attrae soprattutto americani, canadesi, inglesi, olandesi e russi in primis, ma anche i francesi curiosi, spagnoli critici… ma poi cambiano idea. Perché il pranzo o la cena non è fine a se stessa, non si è solo serviti a tavola in modo impeccabile, ma coccolati, si diventa uno della famiglia, si partecipa a brevi corsi di arte culinaria, si impara ad essere gli “scalchi” di una volta, si va incontro al visitatore parlando inglese, francese o spagnolo, si entra in cucina a vedere come si fanno e si cuociono i tortellini o i tortelli, gli agnolotti o gli anolini… tanto per restare in una differenziazione di piatti simili ma assai diverse nell’ambito di soli 100 km, sull’asse padano Piacenza – Modena – Ferrara per esempio.

Le Cesarine attive oggi, associate, sono in 150 città italiane, piccole o grandi, ma certamente più concentrate in città di grande appeal per gli stranieri. Boom assoluto fra Roma e Firenze, Bologna e Venezia, addirittura con ospiti che inseriscono direttamente nel “tour” preordinato in Italia, una tappa da una Cesarina.

Bene anche a Napoli, Palermo, Torino, Bari . La prenotazione, of course, è obbligatoria e con un certo margine di tempo perché non è una attività regolare e fissa, ogni Cesarina non lo fa di mestiere, per cui trovare la materia prima migliore, ideale, anche richiesta esplicitamente dagli ospiti (soprattutto quelli che ritornano nella stessa casa ogni volta che vengono in Italia), necessita di tempi. Non si va al supermercato, non ci sono piatti pronti, l’abbattitore non è una credenza comoda, ma uno strumento utile per rifinire un piatto; c’è l’orto di famiglia da curare, il pollaio di casa, il piccolo macello vicino, la cantina personale dei vini migliori “local”, ma sempre per dare un quid diverso.

I piatti e i menù delle Cesarine non sono una offerta vincolata, ma una risposta a domande precise, semplicemente la cotoletta alla milanese si fa dalla Cesarina a Milano, il baccalà è cucinato a Venezia.  Prezzi logicamente in linea con il servizio, location, piatti e… contorni vari.

Mediamente il pranzo ha un costo minimo di 40 euro a testa tutto compreso… a salire. E’ evidente che, come in qualsiasi locale, l’aggiunta di servizi ha un costo, come il vino superspeciale oppure il breve corso su come si fa una “bomba di riso” piuttosto che “trenette al pesto”, o anche solo le “lasagne bolognesi”.

Quasi tutte donne le Cesarine, ma qualche maschio non manca. In ogni caso “il marito” diventa, come “i figli”, un validissimo aiutante, intrattenitore soprattutto dedicato allo storytelling della città, dei borghi, dei giacimenti dop-igp, delle piccole produzione, della famiglia, del palazzo.

L’esperienza “Cesarina” diventa quindi una specie di promoter turistica per ogni città o borgo, da qui “la lunga fila” di attesa e di nuove potenziali “cesarine” che devono passare al vaglio di un severo regolamento. Con il passare del tempo, dopo 15 anni dalla prima Cesarina’s Home, è evidente che la notorietà e la diffusione, impone credibilità, professionalità, puntualità, certezze, sicurezze che solo una organizzazione ben definita può dare, proprio per mantenere quell’ “alto profilo” decantato nelle ultime apparizioni in Rai, o sui quotidiani esteri. Questo impone massima attenzione. Per saperne di più, ecco due brevi filmati.

https://www.youtube.com/watch?v=9fun28TNdyc

https://www.youtube.com/watch?v=YMterv-_1oA

About Cesarine

If you go to Rome to dine, you’re getting only a taste of Italian culture. For a full immersion, you’ve got to make some pasta and traditional sauces yourself
New York Times
Luisa Mambelli, an empty-nester with two adult children, greets us at her mother’s apartment in the Murri…
Chicago Tribune
HomeFood organiza cenas caseras para difundir los sabores italianos de siempre…
El Pais
Making tagliatelle with Bolognese sauce… in Bologna. Through an organisation called Le Cesarine…
Lonely Planet
Si prenota come al ristorante ma c’è il gusto dell’atmosfera casalinga.
La Repubblica
L’associazionismo fa bene all’home restaurant italiano. I casi più riusciti di attività nel nostro paese…
Il Sole 24 Ore

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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