CHAMPAGNE E CAVA CAMBIANO PASSO – Appello al Ministro Bellanova

CHAMPAGNE E CAVA CAMBIANO PASSO –  Appello al Ministro Bellanova

 

CHAMPAGNE E CAVA CAMBIANO PASSO – NO AL GENNAIO SECCO IN FRANCIA – ITALIA AL PALO?
Data: 15 novembre 2019

Italia Francia fra politica vino ed economia

 

Calo di consumo dello Champagne. Macron contro il mese a “secco” di vino.
Il Cava sta rivoluzionando il modello di vendita e consumo.
E il governo d’Italia ?
 
La Francia sta meglio dell’Italia? Certamente, intendo in modo generale e politico, ma anche particolare per quanto riguarda vino, cibo, ristorazione, turismo. I miei argomenti di lavoro.
In ogni caso “ la politica” alta è difficile da trovare in giro per il mondo, non c’è solo l’Italia nella m……  Segnali da Bolivia, Tripoli, Londra, Parigi, Hong Kong, Caracas, Ankara, Washington,  Gerusalemme… seppur diversissimi uno dall’altro per origine e forma i vari disastri che stiamo assistendo e secondo me in modo molto superficiale e con la speranza che qualcuno dopo risolva … emerge chiaramente un “fattore” globale unico.
Le nuove generazione sono molto inquiete, più o meno arrabbiate, ma non per questioni politiche, religiose, economiche… bensì per “vivibilità” onesta, se non per tutti per molti, per urgenza di scelte che la politica, qualunque, non è in grado di risolvere e modificare. Parigi ha scioperi dei lavoratori dei più disparati settori, uno dopo l’altro, cortei di pensionati, ospedali bloccati, studenti contro la forza della gendarmeria.
Washington che si ritira da tutto, con la politica congressuale annodata su se stessa a caccia di spettri. La Borsa mondiale continuerà a crescere ancora? Il 2020 si preannuncia anno difficile, soprattutto dopo giugno dicono diversi analisti e commentatori.
Certe situazioni verranno al pettine. Macron da social-liberale mette in campo la nuova politica dell’empatia e calma. Sempre in Francia, come l’attento amico giornalista Franco Ziliani, giustamente commenta si beve molto meno Champagne del previsto, ma non solo.
Calo dei consumi alimentari, calo dei viaggi in businessclass, calo delle giornate di vacanza, meno vendita auto nuove. Però Macron arriva subito ad Epernay, capitale della Champagne, vicino a Reims e pupilla della cote blanc, per schierarsi in modo molto forte contro l’assurdo piano lanciato da alcuni parlamentari di sospendere il consumo di ogni bevanda alcolica, quindi anche il vino, nel mese di gennaio 2020, detto “ Janvier Sec”.
Il Cava spagnolo, visti alcuni segnali non positivi da Londra e altre capitali sui consumi di bollicine, corre ai ripari: due grandi brand con l’80% delle bottiglie in mano decidono di “spendere” molti euro per promuovere “porta-porta” le bollicine del Penedes soprattutto nei  nuovi paesi e in quelli più maturi, Italia e Francia escluse.
Immediata convocazione dei Comitati a Reims (e non solo), con rappresentanti del Governo francese al seguito di Macron, per il lancio di un piano poliennale di promozione di tutte le etichette di Champagne, anche quelle minori e famigliari soprattutto sul mercato interno.
I primi 9 mesi del 2019 segnano un calo forte di spedizioni: all’export superiore all’1,2% (circa 2,5 milioni di bottiglie). Ma il calo maggiore è il consumo interno, dei francesi, non più in grado di acquistare il simbolo di Francia: calo del 6% del totale consumato pre feste natalizie. La speranza è di una forte ripresa nei fatidici 3 mesi finali dell’anno. Ma le tensioni e l’umore in Francia non sono dei migliori soprattutto fuori Parigi e le grandi metropoli.
Vanno bene invece, o tengono, i consumi in alcuni paesi europei come Italia, Spagna, Belgio, Germania. I siti di Francia prevedono una spedizione di circa 300 milioni di bottiglie nell’intero 2029, contro i 312 milioni dell’anno scorso.    
Lancio ancora una volta il messaggio al nuovo ministro delle politiche agricole  Teresa Belladonna di studiare un “vero” piano agricolo nazionale, un progetto di almeno 30 anni in termini di strategia, di filiere, di asset, di scelte chiare perché l’agricoltura oggi è veloce, deve essere 4.0, quotidiana e annuale in scelte tecniche merceologiche, prezzo, canali, concorrenze, globalizzazione… ma un “contesto” certo deve essere la base. L’Italia vuole perdere il sale italiano dopo lo zucchero italiano?
Il pomodoro è strategico con i suoi tre poli leader da diversificare?
Il latte e il formaggio sono un asset? I DOP-DOC sono insostituibili? Il vino di qualità è un core business paese come in Francia?
Allora bisogna che i “fondi” europei (la Pac e i Psr regionali) siano conformi, in sintonia, che si recuperi un piano di valorizzazione-comportamentale diretto  “nazionale e per il solo mercato interno” e un piano di formazione-commerciale (non valorizzazione) all’estero soprattutto per consolidare e per trovare nuovi mercati oggi quasi sconosciuti… mentre già bevono vino spagnolo, argentino, cileno, autraliano… L’Ocm vino non deve essere solo per i soliti paesi terzi e con i soliti meccanismi, spesso dei doppioni. Caro Ministro intervenga.

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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