Champagne in crisi? …ma non scherziamo!

Champagne in crisi? …ma non scherziamo!

Qualcuno ha azzardato l’ipotesi che lo Champagne sia in crisi… abbiamo chiesto il parere di Giampietro Comolli, il re delle bollicine…

CHAMPAGNE IN CRISI? NON SCHERZIAMO?

COME MAI? IL PROSECCO VOLA (IN VOLUMI) E LO CHAMPAGNE CALA (IN VOLUMI)?

MEDITARE GENTE! IMPARARE GENTE! MA IN DIECI ANNI, PERSE 30 MILIONI DI BOTTIGLIE. FATTURATO INVECE CRESCIUTO  

Era nell’aria già da fine ottobre e primi di novembre 2019 che l’anno in corso non avrebbe fatto registrare nessuna controtendenza e nessuna inversione di marcia. Oramai da più di 10 anni, con l’inizio della crisi del 2008-2009, le bottiglie di Champagne (quelle francesi vere, non quelle americane o quelle inglesi che stanno invece crescendo) sono in calo: erano 330milioni di bottiglie quelle spedite in una anno, in Francia e nei 180 paesi del Mondo, oggi sono, dalle ultime e prime notizie avute da alcuni siti specializzati a 297 milioni in totale.

Bisogna ringraziare il giornalista-blogger Franco Ziliani, molto amico di Comolli, per la attenta lettura in primis dei fatti #spumeggianti francesi, forse fin troppo pro-Champagne, ma fonte utilissima, importante, qualificata e sempre prima degli altri. E’ importante avere notizie di prima mano, lui il francese lo conosce bene.  Ma lasciamo parlare Giampietro Comolli, presidente di Ovse-Ceves, fondato nel 1991, primo e unico osservatorio economico statistico del mercato e consumatori dei vini italiani in generale, ma soprattutto bollicine

Giampietro Comolli tra i filari in Francia

Comolli: “Non mi vergogno anzi, sono andato a scuola di Champagne e Cava negli anni 1979-1983, tutti gli anni, facendo anche il vignaiolo. Dopo essere stato attento allievo di Renato Ratti all’Asti docg, dove ho imparato a vivere un consorzio di tutela volontario vecchia maniera, quando il consorzio aveva il 99% della rappresentanza di tutto il prodotto uva e vino!   Ho fatto il mio viaggio di nozze di 10 giorni frequentando solo cantine-ristoranti da Reims a Epernay, a Parigi. Così ho conosciuto pregi e difetti, vantaggi e critiche. Toccando con mano. Poi sono tornato altre 10 volte almeno. Sempre a mie spese. Sono stati corsi di formazione altissimi. 100 crediti per volta si direbbe oggi. Chi c’è stato fra coloro che oggi tentano di dettare leggi?” Il vino italiano è indietro almeno 10-15 anni rispetto a Francia e Germania. Entrambi i paesi sono anni che studiano (e risolvono) questioni importanti a monte (viticoltura-territorio) e a valle (consumatore-canali mercato) tralasciando tutta la parte di “intermediazione” pubblica e privata. Istituzionale e non, perché funziona come un orologio svizzero.

Comolli : “In Francia non esistono comitati o organismi o enti inutili: i presidenti più importanti dei territori vitati si autoconvocano 2 ore prima all’Eliseo, prima della riunione  con il  presidente Macron, neanche con il capo del Governo. Discutono, decidono in quei tempi brevissimi: quindi uno solo parla, alla presenza di tutti,  con il presidente Macron, Macron ascolta, accoglie o non accoglie, e decide. E’ in questo modo che gli “statut” dei vini Aoc sono dinamici, nel rispetto delle norme nazionali e Ue.”

Lo Champagne non è più così consumato dai francesi come una volta: negli anni d’oro erano 180-190 milioni di bottiglie destinate al mercato interno e 130-150 quelle verso l’estero, con un fatturato calcolato all’origine oramai da anni in crescita dello 0,4-0,85 % all’anno, passando nel lungo periodo da 4,1 mld/euro agli attuali 4,9 mld/euro. Quindi a fronte di un calo di circa 25-30 milioni di bottiglie, il fatturato alla produzione è in ogni caso cresciuto. Un dato di fatto che in Italia non succede. Tengono invece, come fatturato e volumi, invece gli altri spumanti methode champenoise francesi prodotti nel sud della Francia fra l’Aube e il Rodano: 180 milioni di bottiglie di cui il 35% rosè! Ma a prezzi decisamente più bassi.

A parte il calo dei francesi, l’incognita Brexit, la crisi Tedesca, il non incremento di tutti i paesi europei e le non faville del sud-America contribuiscono anche al contenimento delle spedizioni all’estero, che in ogni caso in alcuni “nuovi” paesi crescono bene soprattutto con le etichette Top di gamma!

Un calo del 2% in volume sul 2018 per lo Champagne che ha fatto insorgere, come dicono alcuni esperti francesi e ben informati, le grandi Case chiedendo al presidente Macron e alla Commissione Europea di essere molto duri nelle attuali riunioni di Davos in Svizzera, dove si parlerà di dazi, tasse, elenco di prodotti europei con nuove imposte al commercio internazionale.

Produttori Francesi di vino tutti e all’unanimità contro il presidente Trump. Grande manforte anche dalla potente stampa quotidiana francese alle forti dichiarazione dei sindacati dei Vignerons (Sgv), delle Maisons (Umc) entrambi a capo del comitato di tutela della Champagne: chiedono un piano forte in alternativa al non ascolto da parte della amministrazione americana. Piano che prevede una scala di interventi diretti e indiretti verso il mercato Usa che per il solo Champagne vale oggi 580 mio/euro per circa 24 mio/bottiglie, primo mercato al mondo, mentre il Regno Unito è primo in volume con 29,5 mio/bott (ndr: dati forniti da Ovse-Ceves).

Comolli. “Credo che il silenzio assordante italiano sul tema sia emblematico di una impotenza, frammentazione, indecisione generale sia del mondo produttivo che della politica, dei vertici del Governo. Non c’è un interlocutore unico, decisionista, non c’è una proposta. Sarebbe opportuna una “visione” comune, non solo italiana fra Asti e Prosecco, fra Valdobbiadene e Franciacorta, ma anche in stretto contatto con i francesi per “imporre” al Commissario Ue designato di essere autore attivo e forte su questo tema. Aggregherei anche gli spagnoli e troverei un appoggio anche dai Tedeschi del Sekt che sono sempre altre 580 mio/bottiglie. Non è certo con la svendita all’origine delle bottiglie di Asti o di Prosecco Doc che si combatte la protezione daziaria”.

Molti gli appelli e le dichiarazioni ai giornali dei vari presidenti istituzionali….ma poi nulla di concreto. Non sono pervenute alla stampa notizie in merito ad azioni concrete decise, formalizzate e inoltrate a Bruxelles. Questo fa il paio con una altra notizia forte che arriva sempre dal mondo delle bollicine francesi della Champagne (cui è notorio poi tutte le altre Doc-Aoc si aggregano giustamente e opportunamente!) pochi giorni i dati negativi delle spedizioni/vendite: riduzione immediata delle rese/ettaro già dalla prossima vendemmia.

Giampietro Comolli: “Non si può dire che i francesi siano indecisi. La contromossa al calo dei consumi, è subito la riduzione del plafond minimo di resa uva/ettaro nelle vigne di Champagne: da 10.200  kg/ettaro a 10.000, e la proposta è partita per prima dal mondo cooperativo dell’Union Champagne e della FCVC con lo scopo primaio di non fare assolutamente scendere il prezzo delle uve al chilo d’uva perché è li che ci sarebbe la vera catastrofe: rese di nascosto, qualità bassa, abbandono delle cure e rinnovo impianti, cessione attività. Queste in Champagne sono i veri motivi che fanno crisi, non 20 milioni di bottiglie vendute in meno. Il pezzo delle uve deve rimanere in Champagne, in base a qualità, varietà e zona, fra 4,80 fino a 6,1 euro al kg. Al fine di assicurare a tutti il miglior prodotto uva possibile”. E’ vero che i cali di consumo di Champagne ci sono, ma certo non stanno con le mani in mano. E’ vero che il Prosecco Docg-Doc batte tutti, ma invece i produttori italiani stanno con le mani in mano e annunciano processi e filiere della sostenibilità. Forse una attenzione maggiore alla vigna-vitigno-uva, anche nel prezzo qualità, non sarebbe da trascurare.

Quindi crisi sì ma abbiamo ancora tanto da imparare dai Francesi… noi facciamo i numeri e loro fanno business.

 

Redazione Newsfood.com

 

 

Leggi Anche
Scrivi un commento