MES Europa Italia: serve a chi e come? Perché ristrutturarlo?

MES Europa Italia: serve a chi e come? Perché ristrutturarlo?

Il vero nome è: Meccanismo Europeo di Stabilità

Che cosa è il MES Salva Stati?
Serve a chi e come?
Perché ristrutturarlo?

Meglio chiamarlo MAEF: Mutua Assicurazione Europea Finanziaria

Il Governo italiano deve essere più chiaro sulle questioni che toccano il singolo cittadino… non le banche o il modello finanziario nazionale. L’italiano già paga dal 30 al 45% di tasse… e anche di più. Non sono sufficienti per far funzionare il Paese?   

Milano, 6 dicembre 2019

MES, Europa, Italia, Euro… bisogno di stabilità

E’ vero, l’Europa e l’Euro hanno bisogno di stabilità, di organizzazione omogenea ma espressione delle diversità esistenti da millenni. La stabilità non deve essere confusa con standardizzazione… al ribasso per certe cose o al rialzo per altre.

I giornalieri fatti di Parigi sono la testimonianza (1 milione e mezzo di soli parigini scesi in piazza e senza i gillet gialli!) di una forte disuguaglianza in Europa in tutti i campi e settori. La sola moneta unica, la sola area euro tutelata, le compensazioni minimali, la lente di ingrandimento solo su bilancia pubblica, su banche, su tutela degli strumenti e soggetti finanziari non basta e le “azioni collaterali” di Mario Draghi ne sono la conferma. La conferma che “meccanismi automatici” di stabilità bancaria (poi con molti riflessi sulla finanziaria degli Stati) non piace solo agli italiani, o una parte degli italiani, è dimostrata dall’immediato spostamento in avanti dell’entrata in vigore.

Europa SI’ ma  Confederazione di Stati sovrani e non solo banche e alta finanza

Sono 20 anni che in Europa vigono le stesse regole: tutto ruota attorno al “dio moneta”. Con ciò non demonizzo nulla, ma i grandi padri dell’Europa non sarebbero assolutamente contenti. Ho riletto in questi giorni discorsi di Spinelli, Adenauer, Schuman… e appare ancor più evidente il vulnus burocratico fra Europa e cittadino europeo: per questo monta un certo distacco, errato!

L’Europa va difesa con i denti, ma basta “finanza” e basta!   Noi convinti “federalisti europei” siamo sempre in attesa di qualcosa di più “integrato ma autonomo” che riguardi difesa, diplomazia, ambiente, flussi comuni…

L’Europa deve essere una Confederazione. Giusto che gli aspetti fiscali e tributari siano uguali, come pure l’accesso sanitario, pensionistico e la scuola dell’obbligo… perché così si fa vera integrazione. Giusto un unico esercito, giusto un unico portavoce degli esteri… ma con voce in capitolo… non solo come carica di spartizione politica.

MES: Cosa è, cosa ne pensano gli Italiani,
è un trattato o un “meccanismo”?

Da una indagine di ieri (5 dicembre 2019) di Demopolis, solo il 9% degli italiani dichiara di sapere e di avere una idea sul MES. Il 70% dichiara di non averne idea e di non aver capito nulla sulle posizioni partitiche. Come fa un Parlamento italiano a decidere con questa premessa!?
Già il termine “meccanismo” allarma: trattasi di un “trattato” come Maastricht, mentre il meccanismo fa venire in mente qualcosa di automatico.

Come tutti i trattati sono emendabili, trattabili e sono il risultato di una mediazione. Si parla di “ristrutturazione” perché il MES è già in vigore, è una organizzazione intergovernativa, gestita da un modello tecnico-burocratico, messo in piedi per fornire una “mutua assicurazione” fra gli stati dell’Euro, evidentemente si parla solo di banche e di finanza!

E’ una riforma perché la sua prima applicazione con gli stati Spagna, Cipro, Irlanda, Portogallo e Grecia fortemente in crisi e con le banche al collasso (default), ha determinato meccanismi che hanno inciso sulla vita stessa dei vari cittadini, aumentando povertà diffusa, disoccupazione, calo valore, riduzione PIL, banche bloccate e un aumento della differenza fra pochi sempre più ricchi e tanti più poveri, a partire proprio dalle grosse banche europee esposte in questi paesi e dai paesi europei più ricchi a battere cassa con urgenza e forza.

MES… deve valere solo per gli Stati virtuosi (più forti)?… è come se avessero diritto a curarsi, solo le persone sane (e ricche)

Queste le critiche e questa la posizione di chi vuole bloccare il MES, o per lo meno sezionarlo e vedere che non ci siano cose assurde come nella prima stesura quando l’accesso al “fondo MES” potevano averlo solo i paesi con in atto una forte ristrutturazione del deficit di bilancio. oggi come oggi, stando a qualcuno, l’Italia dovrebbe tirare fuori la quota di adesione al fondo MES (una % del peso economico del paese cioè il PIL) che potrebbe arrivare anche a una dotazione di 700 mld/euro ma non poteva usufruirne nel caso in cui le banche italiane ne avessero avuto bisogno.

“Dettagli” dice qualcuno, “capestri ricattatori” dice qualcun altro. E’ evidente che la revisione non deve essere né una restaurazione né una rivoluzione: allora è molto meglio mantenere e incentivare i vari e intelligenti modelli economico-finanziari messi in atto dall’ ”Era Draghi”, perché prima di lui non c’erano.

L’importanza di maggior coagulazione di un MES equilibrato

E’ evidente che il MES è utile e importante, può anche contribuire a cementare una condivisione europea e a spalmare certi problemi: non è giusto che i paesi più forti ci rimettano di più, certo è che un surplus o plusvalenza dell’export non è solo un merito del singolo stato che lo realizza. E’ sulla “rendita pubblica” che bisogna lavorare per dare stabilità attraverso reinvestimenti non finanziari (è fortemente errato e motivo di grande disappunto popolare-elettorale vedere che gli utili sono degli azionisti, e i debiti… le mega-buonuscite… gli stipendi… i disastri… sono invece da caricare sulle spalle degli Italiani.

Il MES è anche un pretesto…
MES e nuova Commissione Europea in carica 2019-2024

Il MES è anche un pretesto. E’ vero anche che il 13 giugno 2019 (governo Conte 1) aveva approvato la bozza originaria, quindi in molti non hanno fatto il compito a casa. Questo è l’altro aspetto che scuote “ la pancia” degli italiani.

La nuova Commissione Europea in carica 2019-2024 ha già spostato la scadenza di approvazione dei vari “parlamenti” europei a marzo 2020. A molte istituzioni e organizzazioni di stati europei interessa che il MES , in ogni caso vada in porto, perché ci sono già aderenti in attesa fuori dalla porta.

Sembra anche che il nuovo MES abbia eliminato ogni automatismo, ogni vincolo rispetto sia al PIL che al deficit di ogni stato membro: risulterebbe quindi solo uno strumento monetario di finanza bancaria.

 

Cosa chiedono i cittadini Europei all’Europa

Quello che molti cittadini chiedono oggi su vari giornali italiani e europei, di qualunque tendenza, è che la politica con parli a suocera perché nuora intenda oppure che la linguistica tecnica burocratica occulti determinanti punti concreti e reali.  Agli italiani non piace neanche vedere fare dalla politica, errori su errori, per lo stesso capitolo di spesa come per esempio l’Alitalia, oppure svendere un prodotto strategico nazionale come l’acciaio, oppure i tanti prodotti DOP che fanno reddito e bilancio, oppure che società multinazionali o straniere con sede in Olanda o in Usa ricavino annualmente miliardi di euro e paghino il 4% di tasse. L’italiano medio, quando poco, versa il 30% del suo ricavo.

Il MES deve tutelare il risparmio e la casa delle Famiglie … gli Italiani sono delle infaticabili formichine

Gli italiani sono “formichine”, le migliori in assoluto nel mondo. Sono titolari di 8000 mld di euro investiti in strumenti bancari e finanziari (in crescita anche in questo periodo di crisi dei consumi e di spesa)…vorrebbero solo sapere se nel MES è escluso tassativamente l’utilizzo della “patrimoniale finanziaria versata nottetempo”. Gli italiani hanno già dato a suo tempo (prelievo forzoso del 6 x 1000 del 1992).

 

Approfondimento MES

MES perché si chiama più semplicemente “fondo salva stati”?

Esiste dal 2012, gli economisti, i tecnici e il governo Gentiloni valutarono la prima bozza

Una riforma del “modello” è necessaria: meno austerità automatica, più salvaguardia ! giusto ma fra quali soggetti e istituzioni? Anche il cittadino europeo è coinvolgibile direttamente nella fase operativa?

Sembra che la “cagnara” italiana abbia fatto spostare a marzo 2020 la scadenza della approvazione politica-parlamentare della stesura revisionata del “trattato” del MES originario del 2012, quello applicato a Grecia, Spagna, Portogallo, Cipro… i cui effetti abbiamo tutti preso visione anche solo andando in vacanza da quelle parti o parlando con  amici o per caso avendo un “pied-à-terre”.
La recente discussione nostrana sembra abbia trovato sponda in altri paesi. Alla costituzione del “fondo salva stati”, che detto così, mette subito in allarme, partecipano tutti i paesi area Euro con una quota % pari al Pil: Italia terza contribuente e quindi terzo azionista della SpaEuro, dopo Germania e Francia, escluso la Brexit. 

Già 3 governi hanno discusso del tema e letto-studiato le bozze pervenute dalla Commissione Europea. Le ultime voci parlano chiaro: una parte della politica in modo trasversale è contro all’ultima bozza, già rivista e corretta dai tatticismi e automatismi che avrebbero portato a una cascata di ultimatum e di impegni meccanici verso il paese e/o gli enti bancari che avessero chiesto il sostegno finanziario. Ora anche una parte del mondo bancario, italiano e francese, appare scettico!

Cosa è successo dal 2017 al 2019? C’è un rischio che l’Italia non sia più sovrana nella propria economia e finanza?  Il fondo di mutuo soccorso finanziario dovrebbe avere una dotazione di 700 mld/euro. Come agisce il MES agisce,  con due strumenti molto diversi soprattutto in termini di “controllo”.

Il  PCCL (Precautionary Conditioned Credit Lines) è un paracadute limitato nella entità finanziaria indirizzato a spegnere i bollenti spiriti delle speculazioni dei mercati che agirebbero sullo spread eliminando  scompensi diretti stabilizzando l’economia reale senza intervenire sulla finanza del paese. Per avere questo credito lo Stato che fa richiesta deve avere dei prerequisiti, i vincoli stabiliti, che spingono a utilizzare anche l’altro strumento, più pesante

L’ECCL (Enhanced Conditions Credit Line) non è solo un altro credito, ma impone la firma di un vademecum-obbligo con gli altri paesi per complesse ristrutturazioni statali e anche privatistiche, sotto diretta guida del MES e della Commissione UE. Su questo sorgono le perplessità in merito ai “dettagli” applicativi che la riforma non esplicita in modo chiaro che vede come diretti interessati in prima fila banche (quelle italiane detengono circa il 20% del debito pubblico) e di conseguenza la copertura dei risparmiatori. Così si dice!

Il MES, ovvero EMS European Stability Mechanism, è sempre stato criticato da molti perché è come un trattato ma fuori dai trattati UE, cioè è una spa dove l’azionista più forte decide direttamente e/o con gli strumenti finanziari che ha a disposizione.

Per alcuni paesi il MES ha troppe poche risorse, per altri non esiste un controllo forte e totale sui fondi erogati per cui non ci sono garanzie, per altri si rischia una ingerenza e diminuzione di autonomia decisionale. Appare quindi incompleto e contradditorio.

Una riflessione era necessaria, con l’Italia che ha proposto di stendere un trattato che comprendesse più questioni bancarie, finanziarie, monetaria, statali collegate fra loro in un “bilancio europeo”, il famoso “pacchetto di leggi”. E’ su questo che l’Italia chiede confronto più lungo.

In ogni caso esiste un periodo di purgatorio fra il 2020 (approvazione del MES) e il 2024 (applicazione del MES) che però prevede a priori una altra clausola per gli Stati che richiedono il MES, soprattutto per quelli con più debito e bilancio fuori limite, di dover ridurre i rischi di solvibilità delle banche, quelle banche che a cavallo dei due millenni, hanno fatto speculazioni prestando soldi ben oltre il valore del capitale giocando e creando “crediti deteriorati”. E’ evidente che le banche italiane si sentono, oggi, nel mirino:

… dove erano la Banca d’Italia, la Consob e il Conte1?

La nuova Commissione UE si trova anche sul tavolo la creazione dell’altro fondo per il bilancio comune dell’Eurozona che sta molto a cuore proprio all’Italia in quanto rappresenta la sponda economica-finanziaria dedicata allo sviluppo-investimenti contro l’austerity dei 15 anni passati e che colmerebbe la carenza di liquidità, di cassa, di spesa cosa che invece abbonda in casa Germania e Olanda.

La Francia chiese un fondo di 100 mld, a fronte di un accordo trovato su 17 mld/euro, ma anche questo fondo porta in dote paletti vincolanti molto duri: il rispetto al 100% del patto di stabilità e le raccomandazioni della burocrazia UE.  

La resistenza delle banche tedesche è stata fortissima, si dice! E anche su questo ci sono chiare divergenze fra i partiti o gruppi italiani, ma anche francesi, spagnoli e paesi dell’est,  con questi ultimi poi c’è un insieme di indirizzi e di consensi legati alle agevolazioni  nei primi anni di adesione alla UE con o senza Eurozona.

I sostenitori del modello “credito-obblighi” dicono che l’Italia non ne avrà mai bisogno perché è uno stato solido, con fondamentali economici sani, con forte sostenibilità. Da parte di chi? Questa è la domanda: Italia sostenibile dai singoli italiani?

Sulla stessa bilancia della discussione rientra anche la lentezza nella predisposizione di tutte le voci del pacchetto. L’Italia dopo la eccezionale presidenza Draghi e gli effetti positivi di alcune scelte rispetto al passato, ha chiesto una maggiore integrazione fra BCE e banche nazionali e di usare questo strumento come “vademecum” del MES evitando quindi uso di risorse pubbliche per bloccare il default, quindi come “controllore” che i fondi elargiti siano veramente impiegati per lo scopo stabilito e non altri in modo che non ci siano sperperi.

I così detti “paesi rigoristi” non sono d’accordo. L’Italia risponde che l’Europa si consolida, c’è meno contagio, se rischi e vantaggi sono condivisi nello stesso modo. L’Eurogruppo nel 2018, con il Conte 1,  ha accolto, in parte, le richieste dell’Italia. Ora c’è chi sostiene che il “backstop”, così chiamato il pacchetto, non è utile all’Italia. E’ evidente che condivisioni o non condivisioni in Europa fra gli stessi gruppi partitici non è fattore determinante, in quanto prevalgono gli interessi e l’appartenenza al proprio paese .

La soluzione, se si vuole alzare l’asticella finalmente e trovare un accordo solido, duraturo reale sta solo nella valutazione di un “mega pacco Trattato” cioè con tutti i vari punti intrecciati fra loro: nuova Bce, Bce e banche nazionali, MES globale, bilancio comune. Ma questa opzione forte, in sintonia con i principi voluti dai Padri Fondatori dell’UE, non sembra all’ordine del giorno della commissione Von Der Leyen, nata con grandi numeri ma con differenti visioni europeiste e politiche interne molto forti. “….aggiustamenti tecnici” sono possibili, si dice! Ma che cosa si intenda non è proprio chiaro! E i cittadini italiani non avranno i chiarimenti necessari per capire qualcosa.  

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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