Chiamato anche “farinaccio”, il chenopodio è un’erbacea perenne che cresce di preferenza nei campi dei terreni montani. Il suo nome, chenopodium, significa “piede d’oca” e si riferisce
probabilmente alla forma delle foglie. Una delle leggende più accreditate fa derivare il nome Bonus Enricus (Buon Enrico) dal fatto che fu Enrico IV a diffondere l’uso della pianta,
dalle grandi proprietà nutritive, in un periodo di carestia.
Il chenopodio ha fiori a spiga dal colore bruno; le foglie, verde scuro nella parte superiore, sono bianche e farinose nella pagina inferiore.
Della pianta si utilizzano le foglie giovani e i germogli.
Il chenopodio è chiamato anche “spinacio selvatico”: si può infatti utilizzare, in cucina, in sostituzione degli spinaci.

In cucina
Ottimo come contorno o nelle torte salate, nelle minestre e nella preparazione di salse di accompagnamento alle carni.
Le foglie più tenere si possono consumare crude, condite con olio, pepe, succo di limone e gherigli di noci.

Consigli della nonna e curiosità
Il chenopodio è ricco di ferro e possiede proprietà depurative, lassative ed emollienti.
Viene sconsigliato il consumo ai sofferenti di calcoli, di artrite e di reumatismi.

a cura di Rosa Velliscig e Lorenzo Totò