Ci vuole un DRAGHI per essere costruttivi, positivi e guardare avanti

Ci vuole un DRAGHI per essere costruttivi, positivi e guardare avanti

DRAGHI INSEGNA 

COSTRUTTIVI E POSITIVI per GUARDARE AVANTI

26 marzo 2020

#coronavirus e il nostro domani.

Non è una questione di Premier, ma Draghi è Federalista Europeo dell’Euro: velocità di risposta, liquidità, azioni dirette, salvare tutti i posti, credito lungo a costo zero per imprese. Europa salva se tutti d’accordo. I rigoristi portano allo sfascio. Niente critiche sterili, ma spronare scelte. Fontana è un ottimo Governatore. Chiarezza di Stato nazionale e regionale. E’ una questione di vita umana e non di finanza che specula. Danimarca e Russia con idee chiare.

Draghi, finalmente, ha rotto il silenzio. Il silenzio di chi non ha più il volante in mano. Ma basta una sola intervista e tutto ha una visione e una immagine diversa. Senza citare Spillover di Quammen, l’immagine di tutto il Pianeta, non solo dell’Italia e dell’Europa, che abbiamo difronte sembra carica di significati, cause, contenuti della situazione che abbiamo davanti: causa ed effetto si collidono, si motivano a vicenda.

Un modello sociale aperto e globale comporta sistemi e forme di vita sociale e civile altamente gratificanti, positive, di successo, di cescita quasi infinita, ma il disastro #coronavirus ci porta su un altro piano di vita, ci butta in faccia i pro e i contro, fa emergere tutti quegli aspetti “negativi” che abbiamo voluto tutti nascondere furbescamente (ecco i furbetti del quartierino) sotto il tappeto negandone per anni la esistenza la manifestazione.

Da anni sappiamo quanto la CO2, le particelle, i nitrati, le fabbriche, i fossili, il carbone, gli allevamenti, il riscaldamento, le auto… ma anche la vita frenetica, il dinamismo… sono fautori di un ambiente naturale e non solo estremamente precario, difficile. Arrembaggio alla natura, accapparamento di potere, sviluppo economico all’infinito, consumi senza limite, metropoli invase, assembramenti verticali, sfruttamenti, non controllo di mezzi e strumenti… hanno favorito negli ultimi 20 anni l’insorgenza di malattie “sconosciute”.

L’OMS, con tutte le colpe pachidermiche di immobilismo, lo aveva annunciato 5 anni fa. Cosa è stato fatto? Il contagio come immunità di gregge sembra quasi la prova di un alibi, assurdo. Ma ripeto essere cassandre e dietrologi oggi non serve. Non servono i giornalisti lacrimosi, quelli in cerca di litigi, fuorvianti, che giocano malamente sulla emotività, che reclamano la depressione individuale e sociale, che innalzano bandiere ai sobillatori. Certo – ripeto – visioni politiche diverse sono concepibili se supportate da dati tecnici e scientifici: tamponi si o no, direzioni ospedaliere preparate o no, produzione attrezzature sanitarie nazionali o no, blocchi ospedalieri contemporanei o no, accessi alle università mediche o no, scelta delle specializzazioni mediche o no, fabbisogno di infermieri e di case salute e di pronto soccorso diversi….sono temi da mettere in cantiere sa subito.

Ma la voce di Mario Draghi è ancora una volta illuminante, piena di buonsenso. Non amo la finanza speculativa, le banche centrali al servizio di certi banchieri, la moneta come centrale leva economica, il banchiere che guarda solo al bilancio della sua banca, non credo che lo spread sia uno strumento utile se non ad un oligopolio che specula e basta puntando alla rendita patrimoniale di beni mobili, non amo il capitalismo puro e la battaglia azionaria.

Eppure Draghi mi fa anche accettare tutto questo – lui che conosce alla perfezione – in sordina, perché governa tutte le voci e i modelli socio-economici secondo una logica collettiva sociale e non di potere. E’ un banchiere che governa finanza ed economia con parametri collettivi, sociali, alti, senza compromessi.

Chi altro? Non ricordo nessuno negli ultimi 50 anni. E’ vero l’Italia con il 140% di debito pubblico consolidato e con un 3-5-9% presunto deficit di bilancio annuale non è ben messa nel 2020 con il #coronavirus imperante. Certo dal punto di vista del singolo Stato europeo non è accettabile prendere sulla spalle anche i debiti italiani.

Certo è che senza l’Italia e i primi 6 paesi, L’Europa non ci sarebbe. Certo è che l’Italia ha vissuto da cicala e non da formichina negli ultimi 40 anni. Non è sicuramente un paragone perfetto ma la mia generazione ha vissuto il blocco-austerity del movimento già nel 1973-1974, ha vissuto la crisi inflazione-disoccupazione del 20% circa del 1981-1983. Possiamo farcela se tutti i 27 paesi Europei sono uniti: Ursula sta dando ragione a Draghi, anche la Lagarde ha fatto 1000 passi indietro.

C’è sempre e ancora la Germania e i suoi staterelli satelliti a fare l’ago della bilancia. L’Italia deve sottoscrivere subito  un patto in cui l’Europa mette a disposizione gli Eurobond, il fondo Mes e il fondo Virus di tutti i paesi, a fronte di una austerity della spesa pubblica diretta statale.

Draghi è chiaro: stiamo vivendo un nuovo tipo di guerra mondiale, per cui i bilanci di guerra o sono a carico dei cittadini (come l’Italia e la Germania nel secondo conflitto mondiale) oppure dello Stato (come fecero tutti gli altri paesi). Il tutto si gioca con gli alti debiti pubblici.

Certo l’Italia parte già da un debito altissimo per questo ci deve essere un collante, un sistema incrociato europeo. Un fallimento di una “visione europea” della guerra al virus, comporta far saltare l’Europa e l’Euro come unione. Questo al di là dei meccanismi economici e finanziari è il messaggio di Draghi. L’indebitamento pubblico è l’unica strada possibile difronte ad una crisi di tale dimensione. Il fattore “morte sociale e umana” potrà essere più determinante e forte che il fattore “derivati e surprime” del 2008-2009? Questa è la vera domanda-scommessa.

Prima sicuramente la salute, portiamo a casa la pelle, adeguiamo il sistema sanitario nazionale ed europeo a queste nuove malattie derivanti anche dalla globalizzazione dalla inefficienza ambientale, ma poi bisogna mettere il turbo alla Zecca-Bce. Danimarca e Russia hanno già avviato le rotative bancarie centrali, anche Norvegia Svezia Finlandia sono allineate, per un aiuto diretto(senza intermediari) a consumatore finale e piccola impresa, addirittura attingendo anche da patrimoni oligopolistici finanziari e industriali. Sono stati sospesi per 6 mesi tutti i pagamenti allo Stato in qualunque forma, riduzione di misure fiscali e tributarie da subito per lasciare liquidità in capo alle famiglie; immissione di aiuti in busta paga; sostegno alle imprese piccole solo se non licenziano neanche un precario.  A cattiva situazione, cattivo rimedio… dicono.

Qualsiasi debito e perdita di reddito del settore privato deve essere assorbito dal bilancio pubblico di ogni Stato ma anche dall’Europa. L’occupazione è il primo fattore da proteggere, anzi da ampliare in termini di disponibilità di spesa. La Gran Bretagna ha attivato subito questo modello. L’impressione come italiano, è che l’Italia sia all’angolo del ring: è il momento di porre veti politici e di decisioni shock . Ogni altra scelta lenta e misurata può rappresentare l’ennesimo intervento inutile e buttato al vento come i tanti fatti per Alitalia.

Regolamenti, dettagli, distinguo, cavilli, rattoppi, rammendi …non servono: diventano soldi inutili buttati via. Certo è che all’Europa dobbiamo dare una garanzia assoluta che la spesa della macchina pubblica si può ridurre da 850 mld/euro anno a 600 mld/euro come le proporzioni con altri paesi europei evidenziano in modo molto chiaro. Come dice Draghi, le banche centrali e le singole banche locali se vogliono come in UK, possono in 24 ore elargire tutta la liquidità richiesta con la copertura e garanzia dell’80% dello Stato.

Le banche possono fare prestiti a costo zero alle società disposte a salvare posti di lavoro. Via burocrati e legulei. Il costo del danaro stesso in Europa può essere quasi pari a zero. Da qui l’obbligo anche di un cambio radicale di mentalità  di Stato, di rapporto con Regioni, con Comuni e dimensioni degli stessi oltre che di proposta di Stato ai cittadini.    

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
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