Cia Friuli Venezia Giulia: “prati stabili naturali”

“Siccome non vogliamo essere egoisti, chiediamo che siano altri cittadini a godere delle opportunità che dà la tutela dei ‘prati stabili’ nella Regione Friuli Venezia Giulia”.
Così Manuela Botteghi, presidente della Cia regionale, commenta la deliberazione della Giunta regionale con la quale è stato adottato il progetto d’inventario dei “prati stabili
naturali” della pianura. La deliberazione è stata pubblicata sul Bur del 2 maggio scorso, il deposito del progetto è scaduto il primo giugno e i trenta giorni per presentare
osservazioni scadranno il primo luglio prossimo.

“In questi giorni -aggiunge- sembra che gli interessati alla possibilità di fare osservazioni al progetto d’inventario siano soltanto i comuni. Secondo noi, invece i più
interessati sono i proprietari dei terreni e gli agricoltori in particolare”

“Dalle nostre informazioni -sottolinea Botteghi- risulta che il progetto d’inventario ha incluso aree che non sono prato come se i criteri per la classificazione del prato stabile fossero il
colore verde e il fatto che respirino. Invece la legge n.9 del 2005 stabilisce accuratamente le condizioni per le quali un prato può essere classificato stabile. Se la regione vuol fare
i censimenti li faccia con cura e senza approssimazioni che costano care ai cittadini anche in termini di perdita di valore dei terreni, per non parlare dei vincoli e delle pesanti sanzioni
previste”.

La presidente regionale della Cia conclude affermando che “visto che non è stata data la necessaria informazione agli interessati, che praticamente non è possibile ai cittadini
accedere alle informazioni perché c’è un’unica sede di deposito a Udine, che non sono sovrapponibili le mappe catastali con quelle del censimento, che i tempi sono comunque troppo
esigui, chiediamo che la Giunta non proceda all’approvazione dell’inventario e che rifaccia tutto il procedimento riaprendo i termini di deposito, dando comunicazione ai singoli cittadini dei
provvedimenti adottati visto che riguardano le loro proprietà e che molto spesso queste proprietà sono anche strumenti di lavoro”

www.cia.it

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