Obiettivo prioritario è quello di tutelare i redditi dei produttori e di rafforzare e rendere sempre più competitiva la filiera vitivinicola, valorizzando le capacità e le
potenzialità delle imprese, questa una delle proposte ribadite oggi dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori a Palazzo Chigi durante il Tavolo agroalimentare che ha affrontato il
problema relativo alla riforma Ocm vino.

Una riforma che per la Cia deve orientare la sua ottica alla semplificazione e alla promozione, in una maggiore trasparenza. Non solo. Occorre riaffermare il divieto allo zuccheraggio, ridurre
i fondi destinati all’estirpazione e puntare sulla progressiva liberalizzazione degli impianti.
Per la Cia il divieto dello zuccheraggio si conferma, infatti, come un elemento essenziale della riforma. In caso di reintroduzione dell’arricchimento tramite saccarosio, si dovrebbe prevedere
un’adeguata contropartita finanziaria, nonché la possibilità di incremento del grado alcolico omogeneo a livello europeo e l’inserimento in etichetta dell’uso di saccarosio.

Per quanto concerne i fondi destinati all’estirpazione, essi, secondo la Cia, devono essere ulteriormente ridotti ed i risparmi trasferiti alla Enveloppe nazionale. In particolare, le
modalità di gestione dell’estirpazione devono tenere conto della sussidiarietà verticale ed orizzontale, tutelando le specificità territoriali anche attraverso la creazione
di idonee forme di sostegno.
Per la Cia la liberalizzazione degli impianti costituisce un obiettivo da raggiungere attraverso una fase di adattamento precedente al 2013 e salvaguardando le aree a denominazione di origine,
gli investimenti realizzati dai produttori e le aree sensibili dal punto di vista socio-ambientale. Contemporaneamente sarebbe opportuna l’introduzione di azioni finalizzate all’aggregazione
dell’offerta anche multiregionale, allo sviluppo ed innovazione tecnologica nell’Enveloppe nazionale.

Un altro elemento che deve caratterizzare la riforma è, secondo la Cia, quello concernente una valida difesa e una mirata valorizzazione dei vini a denominazione d’origine, elemento
qualificante e trainante del “made in Italy”. E’, infatti, sempre più indispensabile predisporre organiche misure di promozione. Esse, comunque, non devono essere rivolte soltanto ai
paesi terzi, ma riconsiderare le esigenze del mercato comunitario, che rappresenta il 67 per cento del quello mondiale. In questo contesto sono necessarie misure per l’educazione e
l’informazione al consumo responsabile di vino.
Alla prossima trattativa di Bruxelles -avverte la Cia- sarebbe deleterio presentarsi in ordine sparso. Occorre, invece, arrivare ad una posizione coesa proprio per rafforzare la nostra
delegazione in un confronto che si preannuncia difficile e impegnativo.