Vedi altri video Cibus 2018

Vedi rassegna stampa completa Cibus 2018

Fiere di Parma, 7-11 maggio 2018
XIX  Salone Internazionale dell’Alimentazione
Intervista di Giuseppe Danielli, Direttore Newsfood.com

 

 

MONTANA – Gruppo Cremonini
Prodotto 100% italiano, biologico e meno inquinante

Montana presenta il primo hamburger italiano capace di unire il gusto del Made in Italy con il rispetto dell’ambiente.

Come spiegato a Cibus, teatro dell’esposizione, a motivare l’azienda il peso (in termini di risorse) di un piatto tradizionale.

Secondo le ricerche, infatti, un piatto di 1 kg di carne bovina necessita di 15.400 litri d’acqua per kg, costo comprensivo delle necessità di produzione, gestione del prodotto ed eliminazione degli scarti.

Inoltre, sempre più consumatori vogliono conciliare l’amore per la carne Made in Italy con un sistema bio di lavorazione ed una maggiore tutela per l’ambiente.

Per loro, i nuovi hamburger Bio Montana (4 hamburger da 100 g l’uno), attenti tanto al gusto quanto al modo di ottenerlo. Per realizzarli, è stata infatti impiegata carne 100% italiana da Inalca, maggiore produttore italiano di carne da consumazione.

Altrettanto importante, un hamburger bio Montana necessita di solo 72,8 litri, pari a 728,8 litri per kg.

Discorso simile per le emissioni di anidride carbonica, pari a 1 Kg di CO2 eq, inferiore del 50% rispetto ai risultati di sistemi più convenzionali.

Infine, il 99,9% degli imballaggi generati dal processo di produzione è avviato al riciclo a dimostrazione che la filiera della carne Montana è un sistema circolare che non spreca, fortemente integrato e ad alto tasso di recupero.

Da non trascurare la tracciabilità: Montana ed Inalca offrono una “carta d’identità completa del hamburger, che permette di conoscere e valutare l’intera storia produttiva, dall’alimentazione dell’animale fino alla lavorazione della carne. E, in aggiunta, l’hamburger Montana è senza glutine.

Giovani Sorlini, Responsabile Qualità, Sicurezza & Sviluppo Sostenibile di Inalca, non nasconde la soddisfazione. Infatti, “Per la prima volta, abbiamo dati certi ricavati dalla realtà produttiva italiana. È un contributo importante nel dibattito nazionale sul rapporto carne–ambiente, che consente di valutare i reali consumi e impatti della nostra filiera, senza dipendere da studi scientifici appartenenti a sistemi produttivi molto diversi dai nostri, i quali pur veritieri e scientificamente fondati, sono troppo lontani dal nostro modello produttivo per essere considerati come un riferimento adeguato. I dati ottenuti dimostrano altresì come l’integrazione delle filiere latte e carne rappresenta un indiscutibile punto di forza, non solo per l’efficienza produttiva, ma soprattutto per gli impatti ambientali”.

Matteo Clerici