La paura arriva anche in Italia dopo che il 20 per cento dei succhi di frutta e dei vegetali di produzione cinese sono risultati al di sotto degli standard minimi di qualità secondo i
dati dell’Amministrazione Generale per il Controllo della Qualità, l’organismo statale asiatico addetto al controllo del rispetto delle norme di sicurezza. E’ quanto afferma la
Coldiretti nel sottolineare che l’Italia è il principale importatore mondiale di concentrato di pomodoro cinese con un valore che in quantità ammonta a circa un terzo dell’intera
produzione italiana.

Dai dati diffusi dall’ Amministrazione relativi ai primi sei mesi dell’anno è risultato che la frutta in scatola e il pesce secco contengono un livello eccessivo di batteri, mentre il 20
per cento dei succhi di frutta e di vegetali sono risultati inferiori agli standard minimi di qualità. In alcuni prodotti per bambini sono state rilevate sostanze chimiche dannose.
L’allarme lanciato dalle autorità cinesi sulle conserve vegetali è particolarmente preoccupante per l’Italia dove sono esplose le importazioni di conserve di pomodoro ( 150 per
cento nel primo trimestre del 2007) che rischia di essere mischiato con prodotto nazionale e diventare Made in Italy all’insaputa dei consumatori per la mancanza dell’obbligo di indicare in
etichetta la provenienza del prodotto.

Una situazione particolarmente pericolosa per l’Italia che nonostante il parere favorevole del Parlamento Europeo non è riuscita ad ottenere tale misura di trasparenza nell’ambito della
riforma comune di mercato dell’ortofrutta. Il concentrato di pomodoro rappresenta, con il 31 per cento in valore, il principale prodotto alimentare proveniente dalla Cina dalla quale arrivano
però anche aglio, mele e funghi. La conserva di pomodoro è il prodotto che piu’ di altri contribuisce all’immagine positiva del Made in Italy all’estero e interessa 185 industrie
di trasformazione, 60mila ettari coltivati, 7mila imprenditori agricoli che producono un quantitativo di 44 milioni di quintali. L’Italia è il secondo produttore mondiale dopo gli USA,
ma la Cina – prosegue la Coldiretti – ha iniziato la produzione di pomodoro nel 1990 e oggi rappresenta il terzo bacino di produzione dopo Stati Uniti e Unione Europea, con un 90 per cento
della produzione – continua la Coldiretti – destinata ai mercati esteri, e in particolare con circa la metà del concentrato esportato in Italia. La produzione cinese di concentrati di
pomodoro è localizzata nei bacini di Junggar e Tarim, nella regione di Xinjiang, a nord-ovest del Paese nei pressi del confine con il Kazakistan dove operano due grandi gruppi: Tunhe,
che opera dal 1993 e possiede 12 impianti, e Chalkis Tomato.

L’annacquamento della qualità del pomodoro italiano con quello proveniente dalla Cina in mancanza di informazioni trasparenti in etichetta è un rischio inaccettabile per il futuro
di uno dei prodotti simbolo del made in Italy alimentare e che la Coldiretti intende contrastare anche nell’ambito della piu’ grande manifestazione promossa dagli agricoltori negli ultimi anni,
che con lo slogan “Giù le mani dalla qualità italiana” avrà luogo a Bologna l’11 luglio. Alla manifestazione parteciperanno gli agricoltori della Coldiretti provenienti
dalle campagne di ogni regione con auto, pullman, treni speciali e aerei. Nella capitale dell’agroalimentare italiano gli imprenditori agricoli, insieme a cittadini, mamme e giovani
manifesteranno contro il tentativo di standardizzare e omologare verso il basso la qualità dell’agricoltura italiana per asservirla ad un modello di sviluppo produttivistico, contrario
all’interesse delle imprese, dell’ambiente e dei consumatori.

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