Cina, scontri dopo protesta degli uiguri musulmani: è strage

Cina, scontri dopo protesta degli uiguri musulmani: è strage

Le notizie filtrano a fatica, le cifre non sono ancora chiare, ma è quasi certo che quanto avvenuto ieri a Urumqi, capitale dello Xinjiang (Cina occidentale) ha tutti i contorni di una
manifestazione, sfociata in una rivolta poi repressa con violenza, con numerosi morti e feriti.

Le ricostruzioni più attendibili parlano di una protesta degli uiguri (l’ etnia turcofona ed islamica originaria della regione, che chiamano Est Turkestan) contro l’ assassinio di due di
loro, accusati di aver violentato una ragazza a Canton, nel sud della Cina.

I manifestanti sono stati affrontati dalle forze di polizia affiancate da squadre del Pap (Polizia armata del popolo).

Ad un certo punto, la scintilla è scoccata: la situazione è sfociata nello scontro, lasciando sul terreno (pare) circa 140 morti ed 800 feriti.

Al riguardo, le fonti d’ informazione del partito comunista cinese parlano di un’ insurrezione a sfondo politico di grandi proporzioni.

Opposta la versione degli esuli uiguri, che affermano come la polizia cinese abbia sparato senza provocazione contro una “manifestazione pacifica” facendo “un numero imprecisato” di vittime.

Su Internet circolano alcuni filmati, la maggior parti subito rimossi dalla censura.

Da tempo, le autorità centrali cinesi sono in disaccordo con la maggioranza uigura, accusata di simpatizzare per i terroristi di Al Qaeda e di covare spinte secessioniste: in
particolare, il locale Movimento islamico del Turkestan orientale (Etim) viene considerato parte della galassia del radicalismo islamico.

Gli uiguri da parte loro, accusano i politici di Pechino di violenze ingiustificate e di usare la loro religione per rendere la repressione più sopportabile alla comunità
internazionale.

Matteo Clerici

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