Secondo una ricerca Città del Vino dalle origini dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria a oggi su un totale di 5.838 decisioni del giudice contro la “pubblicità
scorretta” appena 8 riguardavano il vino.

“Il vino non va confuso con le altre bevande alcoliche, e di limitazioni alla pubblicità non c’e’ bisogno, però eventuali messaggi che richiamino i consumatori a comportamenti di
consumo corretti, anche sulle etichette di vino, potrebbero essere ben accolti perché potrebbero avere effetti positivi. Tuttavia, non servirebbero a nulla se non accompagnati da
campagne educative e d’informazione per i giovani, come già evidenziato da Città del Vino al ministro Ferrero in un incontro dei giorni scorsi”. Questa in sintesi la posizione di
Città del Vino, espressa dal presidente Valentino Valentini, sull’ipotesi del ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, di suggerire sulle etichette dei vini
comportamenti virtuosi che richiamino alla responsabilità del consumatore. Nella lettera che nei giorni scorsi Città’ del Vino ha inviato a Ferrero si suggeriscono alcuni esempi
di messaggi virtuosi, e non allarmistici, da indicare in etichetta di tutte le bevande alcoliche, compresi soft drink e superalcolici, frasi come “Ama la Vita, se guidi non bere”, oppure
più semplicemente “Se guidi non bere”.

Da una ricerca di Città del Vino emerge che l’ipotesi di limitazione della comunicazione del vino sarebbe del tutto inutile anche dal punto di vista pratico. Secondo i dati forniti
all’Associazione Nazionale Città del Vino dall’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria e dall’Upa – Utenti Pubblicità Associati la pubblicità e la comunicazione sul vino
sono già fortemente auto responsabilizzate. Da quando esiste l’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria a oggi su un totale di 5.838 decisioni del giudice autodisciplinare solo 56 casi
hanno riguardato la pubblicità di alcolici e di questi, una ridottissima casistica, appena 8 casi, la pubblicità sul vino. La pubblicità dei prodotti alcolici rientra,
infatti, tra quei temi “sensibili” che tutte le autodiscipline pubblicitarie presidiano con estrema attenzione. Il codice italiano dell’autodisciplina pubblicitaria dedica alla
pubblicità delle bevande un’apposita norma – l’art. 22 – che impone l’adozione di modelli di consumo ispirati a “misura, correttezza e responsabilità”. Come evidenziano i dati Upa
e Istituto di Autodisciplina il settore della comunicazione sul vino è già “estremamente corretto”.

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