Firenze – Un ‘Albo delle competenze e dei talenti femminili’, che possa costituire una banca dati alla quale attingere per effettuare nomine di donne, altrimenti escluse a
priori da logiche ancora oggi di impronta maschile, e un patto tra Regione, enti locali, sindacati, associazioni di categoria, soggetti privati, per attivare finanziamenti a sostegno di nuovi
progetti per la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro.

L’Albo delle competenze e i Patti territoriali di genere sono alcuni degli strumenti previsti dalla proposta di legge ‘Cittadinanza di genere e conciliazione vita lavoro’, della quale
l’assessore alle pari opportunità ha portato oggi in giunta il documento preliminare.

La legge, che dovrebbe giungere all’approvazione del Consiglio entro il 2008 ed essere finanziata dal gennaio 2009, vuole fissare i principi, le norme, gli strumenti attraverso i quali dare
concretezza alle politiche per le pari opportunità, e attraverso i quali attuare un sistema di iniziative per la conciliazione vita-lavoro e realizzare una piena parità
uomo-donna. Non una legge ‘per le donne’, ma un provvedimento che punta a dare a entrambi i sessi le stesse opportunità e le stesse libertà di scelta; che costituirà il
naturale punto di riferimento per tutte le politiche di genere; e che servirà a declinare concretamente il concetto di cittadinanza di genere in tutti gli ambiti nei quali la Regione
Toscana ha competenza legislativa e di programmazione. Non a caso è stata ‘costruita’ attraverso il confronto e con il contributo delle donne di associazioni, categorie, enti locali.

Tra le finalità e i principi che la legge intende perseguire, un’equa distribuzione delle risorse e dei poteri tra i sessi, l’eliminazione degli stereotipi sessuali, lo sviluppo di tutte
le risorse femminili, il miglioramento della qualità della vita attraverso politiche di conciliazione dei tempi di lavoro, di relazione, di cura parentale, di formazione e del tempo per
sé, la promozione della partecipazione delle donne nei luoghi di decisione, sia in ambito pubblico che privato.

I Patti territoriali di genere – accordi stipulati tra amministrazioni locali ma aperti a tutti i soggetti del territorio come sindacati, volontariato, privati – saranno uno strumento cardine
per attivare iniziative rivolte specificamente alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro: una diversa organizzazione del lavoro, un’equa distribuzione del lavoro di cura tra i sessi,
l’incremento del ricorso ai congedi parentali anche da parte degli uomini, l’attuazione di interventi nell’ambito del governo del tempo e dello spazio urbano e della pianificazione degli orari
della città, la lotta agli stereotipi di genere.
Altrettanto lo sarà l’Albo delle competenze e dei talenti femminili, cui attingere per effettuare nomine di donne negli organi amministrati di competenza della Regione, per un
riequilibrio della presenza femminile, dove vengano riscontrati scostamenti dalla percentuale prevista del 50%.
Ancora, la legge prevede un rapporto annuale sulla condizione femminile, che monitorizzi la presenza delle donne nelle istituzioni, nell’economia, nel potere; e un bilancio di genere, per
misurare gli investimenti pubblici su uomini e donne.

In Toscana nel 2006 il tasso di occupazione femminile era del 55%, vicino al modello di partecipazione dei paesi europei (la Francia ha il 57,7%). La crescita percentuale delle laureate
è circa il doppio (77%) di quella degli uomini (38%). Ed è aumentata la capacità di restare nel mercato del lavoro fra i 45 e i 55 anni. E’ cresciuta la presenza delle
donne nelle posizioni alte, soprattutto nel lavoro dipendente e nelle libere professioni. Ma le dirigenti donne restano comunque meno di un quarto del totale dei dirigenti. Nell’arco di 20 anni
si è passati da 14 a 44 donne sindaco. Ma non c’è ancora una donna sindaco di un Comune capoluogo, né una donna presidente di Provincia.

Lucia Zambelli