Clima: Coldiretti, da caldo record è baby boom lupi, cervi, cinghiali

Il cambiamento del clima ha provocato un vero e proprio “baby boom” anticipato di cervi, lupi e cinghiali nelle campagne dove questi animali selvatici scorrazzano seminando il
panico sulle strade e provocando danni alle persone, alle strutture e alle colture agricole.

E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che l’inverno piu’ caldo degli ultimi duecento anni ha provocato comportamenti anomali da parte di molte specie nell’accoppiamento con una
crescita esponenziale e anticipata delle nascite in primavera. Se il periodo di gestazione – spiega la Coldiretti – per il lupo dura appena 63 giorni, quello del cinghiale è di circa 120
mentre arriva a ben 260 giorni quello del cervo. Branchi di lupi e orde di cinghiali guidati da animali fino ad oltre 150 chili di peso stanno “invadendo” in molte regioni del paese
campi coltivati, centri abitati e strade dove rappresentano un grave pericolo per gli incidenti. Il fatto che le segnalazioni siano giunte molto in anticipo rispetto al passato fa stimare –
afferma la Coldiretti – un drastico aumento del valore dei danni causati dalla fauna selvatica in Italia che secondo un rapporto Eurispes sono pari a 70 milioni di Euro. Nella sola provincia di
Forli-Cesena sono alcune centinaia le pecore sbranate dai lupi da gennaio ad oggi e nell’ultima settimana un raid ha aggredito il piccolo gregge dell’azienda agricola “La Montanara”
a Portico di Romagna mentre a Modigliana e Tredozio due allevatori hanno visto il proprio gregge decimato dalle frequenti razzie.

Un vero flagello alle coltivazioni stanno provocando anche i cinghiali in Emilia Romagna dove Coldiretti e Legambiente hanno inviato un documento alla Regione in vista del nuovo regolamento
regionale di “Gestione degli ungulati in Emilia Romagna”, messo a punto dalla pubblica amministrazione per rispondere alle crescenti proteste. Situazione difficile anche – continua
la Coldiretti – nella provincia di Torino dove i casi più preoccupanti si registrano nelle campagne dell’Eporediese, nel preparco della Mandria, sulla collina torinese, in Val Pellice e
in molte aree agricole situate al confine tra bassa montagna e inizio della pianura. Insostenibili gli attacchi anche in provincia di Cuneo con una recrudescenza dei danni in zone dove la
presenza del cinghiale è incompatibile con l’agricoltura. A Pordenone l a Coldiretti ha incontrato i sindaci dei comuni coinvolti dall’emergenza cinghiali ai quali ha pr oposto un ordine
del giorno da sottoporre all’approvazione dei rispettivi consigli comunali, volto a chiedere una modifica sostanziale della normativa. Anche in Umbria la Coldiretti ha richiamato all’attenzione
della regione i danni provocati dagli animali selvatici nelle campagne.

Dalle Alpi agli Appennini tutte le regioni sono coinvolte e ad essere interessate – continua la Coldiretti – sono soprattutto le aziende agricole che si trovano ai margini o all’interno di zone
protette, parchi ed aree naturali dove gli imprenditori agricoli corrono seri pericoli per la loro incolumità. Ma numerosi sono anche i casi di cinghiali che si sono spinti addirittura
nei centri abitati e che attraversano le strade avventandosi sulle automobili con conseguenti gravi incidenti stradali. La situazione in tutta Italia è dunque assai seria e la Coldiretti
si è rivolta a Regioni, Province e Sindaci per mettere in atto iniziative per proteggere le persone e i prodotti agricoli nelle zone dove si concentrano le incursioni, ma anche per
ottenere lo stanziamento di adeguati indennizzi alle imprese danneggiate. Senza considerare il grave l’aumento degli incidenti con automobilisti e dei relativi rimborsi assicurativi, la
crescita esponenziale dei grandi animali – sottolinea la Coldiretti – sta mettendo in crisi la biodiversità sul territorio perché crea una situazione di forte sofferenza della
piccola fauna e della flora, come ad esempio il caso di alcune rare orchidee nei parchi che si sono estinte. In più, l’assenza e in alcuni casi l’impossibilità di un controllo
reale della loro diffusione ha portato la presenza degli ungulati (cinghiali, cervi, caprioli) al di fuori delle aree prettamente montane arrivando in zone anche ad alta densità
agricola, con forti danni alle colture, molte delle quali di pregio. Nelle aree più isolate è addirittura scomparsa l’attività agricola per il continuo passaggio di vere e
propri mandrie che hanno anche causato fratture nei terreni, con conseguenti situazioni di dissesto idrogeologico.

www.coldiretti.it

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