Se nelle prossime settimane non ci saranno piogge e nevicate abbondanti, per l’agricoltura italiana sarà un vero disastro. Molti i raccolti a rischio, in particolare cereali e
ortofrutta. Nonostante le precipitazioni di queste ultime ore, che però risultano insufficienti, c’è il fondato pericolo che si ripeta un altro 2003, quando proprio a causa
della siccità si registrarono nel settore primario danni per circa 5 miliardi di euro. A sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito alle preoccupazioni
espresse dalla Protezione Civile sulla situazione meteorologica del nostro Paese.

L’anomalo clima temperato che ha caratterizzato sia l’autunno che l’inverno tiene in forte apprensione gli agricoltori che -afferma la Cia- vedono le produzioni completamente
stravolte nel ciclo naturale, con fioriture precoci e colture che hanno raggiunto dimensioni che normalmente si riscontrano nel periodo primaverile. E su tutto aleggia lo spettro della
siccità, soprattutto durante la prossima estate. D’altronde, i bacini montani, i laghi e i fiumi, soprattutto del Nord Italia, sono sempre più a secco.

La Cia, quindi, condivide le affermazioni del capo della Protezione Civile Guido Bertolaso secondo il quale bisognerà monitorare con attenzione la risorsa acqua nei prossimi mesi per
intervenire, in caso di necessità, con provvedimenti “ad hoc” che ne permettano un utilizzo più funzionale.

Per la Cia è, di conseguenza, importante il fatto che il tavolo di esperti del Dipartimento della Protezione civile -come annunciato dallo stesso Bertolaso- sarà allargato anche
ad altri interlocutori, tra cui l’associazione delle bonifiche, i rappresentanti degli agricoltori e quelli che gestiscono la risorsa acqua. In questo modo, il settore agricolo potrà
dare il suo contributo per interventi mirati a salvaguardare le produzioni e nello stesso tempo per tutelare i redditi dei produttori che da due anni subiscono tagli netti nei loro redditi
anche a causa delle intemperie atmosferiche, a cominciare dalla siccità.

Tutta l’agricoltura italiana è, dunque, in stato di allarme. Dal Piemonte alla Sicilia, si assiste ad uno scenario insolito per questo periodo dell’anno, che dovrebbe essere
contraddistinto non solo da piogge abbondanti e continue e da copiose nevicate in montagna e anche in pianura. Le precipitazioni nevose sono, infatti, indispensabili per ricreare i bacini
montani, rafforzare le falde acquifere e alimentare torrenti e fiumi, fondamentali per l’irrigazione delle campagne.

I cambiamenti climatici -sottolinea la Cia- ormai si manifestano in maniera frequente e non solo in Italia. E questo sta facendo saltare i cicli stessi dell’agricoltura.
Un’agricoltura che fa i conti con temperature in aumento, con una modifica radicale delle precipitazioni (che determinano disastri e alluvioni, senza, però, irrigare), riduzione
allarmante della risorsa acqua, con lo spostamento sempre più a Nord di produzioni tradizionali, con l’erosione dei terreni, in particolare quelli montani e collinari. Conseguenze
che richiedono interventi incisivi e politiche adeguate per fronteggiare una situazione che non è più un’emergenza, ma, purtroppo, una drammatica costante.