La notizia che gli Usa si stanno preparando a utilizzare prodotti provenienti da animali clonati rende necessario l’immediata attuazione di misure di precauzione come l’etichettatura di
provenienza per impedire che latte, formaggi e carne arrivino inconsapevolmente nel piatto dei cittadini europei. E’ quanto afferma la Coldiretti dopo l’allarme lanciato dalla Commissione
europea che “ha chiesto all’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) di valutare sotto il profilo scientifico la sicurezza alimentare e al Gruppo europeo sull’etica di aggiornare il
loro parere sulla tecnica della clonazione che si prepara a uscire dai confini della semplice ricerca.” Un atto dovuto dopo che – sottolinea la Coldiretti – negli Stati Uniti la Food and Drug
Administration (Fda) ha dato l’autorizzazione alla libera circolazione degli alimenti frutto della clonazione che non dovranno essere distinti dagli altri con etichette particolari e potrebbero
quindi varcare le frontiere senza alcuna informazione per i consumatori. Una strada peraltro che – rileva la Coldiretti – molti altri Paesi potrebbero seguire senza la necessaria trasparenza
dopo che la principale industria lattiero casearia degli Stati Uniti (Dean Food) ha assunto la decisione di non utilizzare il latte prodotto da mucche clonate poiché numerosi sondaggi
hanno evidenziato la netta contrarietà dei cittadini americani. I consumatori – precisa la Coldiretti – non sembrano quindi interessati ai “parenti” più o meno stretti della
pecora Dolly alcuni dei quali sono stati ottenuti con la sperimentazione anche in Italia come il toro Galileo, la cavalla Prometea e anche un muflone selvatico. Per evitare che dopo il via
libera statunitense arrivino, senza saperlo, sulle tavole dei cittadini europei prodotti derivanti da animali clonati importati dagli Stati Uniti occorre introdurre immediatamente – continua la
Coldiretti – l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti come è già stato fatto per la carne bovina e per quella di pollo, ma non ancora per quella di
maiale o per i formaggi. La diffidenza dei consumatori riguarda anche l’Italia dove la netta opposizione agli ogm nel cibo emerge dall’ “Indagine 2006 COLDIRETTI-ISPO sulle opinioni degli
italiani sull’alimentazione” che evidenzia che ben tre italiani sui quattro (74 per cento) che esprimono la propria opinione sono convinti che i prodotti contenenti Organismi Geneticamente
Modificati (Ogm) non facciano bene alla salute.

Coldiretti