28 Settembre 2007 – Circa il 62 per cento dei giovani cerca di ridurre i consumi di energia elettrica mentre il 28 per cento non lo fa mai, è quanto afferma la Coldiretti in
riferimento all’annuncio dell’aumento di 36 euro su base annua per ogni famiglia per effetto degli aumenti della luce e del gas annunciati dall’Authority per l’energia che scatteranno il primo
ottobre prossimo. Sulla base dell’indagine sulla percezione del problema dell’energia negli stili di vita quotidiani di 4627 giovani delle scuole secondari – sottolinea la Coldiretti – le
femmine risultano più impegnate nell’adottare un comportamento attento al risparmio rispetto ai maschi mentre i ragazzi della fascia di età più grande (17-19 anni) lo sono
di più di quelli con età compresa dai 14-16 anni.

Ma nelle famiglie a risparmiare, di fronte al caro prezzi, sono anche i responsabili degli acquisti alimentari che – continua la Coldiretti – subiscono una forte contrazione soprattutto per i
prodotti soggetti a forti rincari secondo l’Istat come con aumenti del 7,3 per cento per il pane e del 4,5 per cento per la pasta, nel mese di settembre rispetto all’anno precedente. La
quantità di pane consumato per uso domestico dagli italiani ha raggiunto – conclude la Coldiretti – il minimo storico scendendo per la prima volta su base annua sotto il milione di
tonnellate (989 mila tonnellate) e un calo del 5,6 per cento mentre per la pasta di semola il calo è stato del 4,8 per cento, sulla base dei dati relativi al panel Ismea Ac Nielsen dei
primi sette mesi dell’anno. La riduzione dei consumi è certamente collegata al cambiamento degli stili di vita, ma è stata anche accompagnata – sottolinea la Coldiretti – da un
progressivo aumento dei prezzi con rincari che per il pane sono stati del 419 per cento negli ultimi venti anni.

Una crescita inarrestabile che non è stata influenzata dall’andamento del grano che, nonostante le variazioni congiunturali, è oggi circa lo stesso del 1985. D’altra parte da uno
studio della Coldiretti emerge che per pane e dolci il prezzo dal campo al consumo si moltiplica rispettivamente da 12 a 70 volte, a significare che il grano incide per meno del 10 per cento
rispetto al prezzo di vendita del pane. Ciò dimostra che – conclude la Coldiretti – nella forbice dei prezzi alla produzione e quelli al consumo c’è abbastanza spazio per
recuperare diseconomie e garantire una adeguata remunerazione agli agricoltori senza aggravare i bilanci delle famiglie.