Consumando un pasto con prodotti locali e di stagione si risparmia energia e si genera la metà delle emissioni di gas ad effetto serra come l’anidride carbonica (CO2), è quanto
è emerso nel corso dell’incontro promosso dal Coordinamento Donne Impresa della Coldiretti con la presentazione dei risultati dell’indagine sulla percezione del problema dell’energia
negli stili di vita quotidiani dei giovani. Sulla base dei dati elaborati dalla Coldiretti è emerso che, consumando prodotti locali e di stagione e facendo attenzione agli imballaggi,
una famiglia può risparmiare fino a 1000 chili di anidride carbonica (CO2) l’anno poiché, ad esempio, per trasportare con l’aereo a Roma un chilo di mele dal Cile per una distanza
di 13mila km si liberano 18,3 kg di CO2 e si consumano 5,8 chili di petrolio, mentre per un kg di kiwi dalla Nuova Zelanda nel viaggio di 18mila chilometri si emettono 24,7 kg di CO2 e si
perdono 7,9 chili di petrolio e, infine, per gli arrivi di ogni kg di limoni dall’Argentina si producono 16,2 kg di CO2 e si consumano 5,4 chili di petrolio.

Il risparmio energetico a tavola è dunque – sottolinea la Coldiretti – anche una risposta agli effetti dei cambiamenti climatici che può essere aiutata dalla differenziazione
delle formule di vendita e degli stili di consumo per privilegiare gli alimenti prodotti localmente. C’è un numero crescente di consumatori su scala mondiale che vuole acquistare
prodotti freschi, naturali, del territorio, che – continua la Coldiretti – non devono percorrere grandi distanze con mezzi inquinanti e subire i lunghi tempi di trasporto prima di giungere
sulle tavole. La sensibilità di alcune catene della grande distribuzione commerciale nel cogliere i cambiamenti nel comportamenti dei consumatori ha già portato in alcuni casi
alla scelta di dedicare ampi spazi sugli scaffali a prodotti locali del territorio o a segnalare all’opposto, con particolari accorgimenti, i prodotti provenienti da Paesi lontani con rilevanti
costi ambientali.

E’ il caso – continua la Coldiretti – di una grande catena di distribuzione inglese che applica un aeroplanino sulle confezione della frutta e verdura importate da altri continenti o quella di
altri gruppi di ospitare all’interno dei locali un vero mercato per la vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli. Favorire nelle città italiane l’apertura di mercati gestiti
direttamente dagli imprenditori agricoli delle campagne, i cosiddetti Farmers Market, risponde alla crescente domanda dei consumatori di combattere la moltiplicazione dei prezzi, di assicurarsi
prodotti di qualità e di limitare l’inquinamento ambientale. In Italia – conclude la Coldiretti – sulla base delle esperienze di altri Paesi, si potrebbe raggiungere fino al 15 per cento
del mercato alimentare.