Quattro italiani adulti su dieci per un totale di quasi 20 milioni di persone, ha consumato il pranzo fuori casa a causa di impegni di studio o di lavoro. E’ quanto afferma la Coldiretti, sulla
base dell’Indagine Ismea – Ac Nielsen sui consumi extradomestici, nel sottolineare che la spesa media stimata pari a di 9,83 euro è destinata ad aumentare di qausi il 7 per cento per i
rincari in pizza, panini, pasta e bevande secondo Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori. Meno di un terzo (31 per cento) di quanti consumano il pranzo fuori casa per lavoro o studio ordina
– sottolinea la Coldiretti – un menù completo composto da primo, secondo, contorno e frutta, mentre la maggioranza preferisce un veloce panino o una pizza. Il luogo di consumo preferito
– continua la Coldiretti – è il bar dove si reca più di un italiano su quattro tra quelli che consumano il pranzo fuori dalle mura domestiche, seguito da pizzeria e ristorante
mentre all’incirca sullo stesso livello si collocano self service, mensa, tavola calda e fast food.

I rincari segnalati dalle associazioni dei consumatori per panini (20 per cento) e pizza (6%) sono dunque quelli che maggiormente sono destinati a pesare sulle tasche degli italiani ma anche
quelli che – afferma la Coldiretti – sono meno giustificati dall’andamento dei costi della materia prima. Se nonostante gli andamenti congiunturali i prezzi riconosciuti agli agricoltori per il
grano sono gli stessi del 1985, per la carne di maiale dalla quale si ottengono i salumi si è verificato addirittura calato del 13 per cento nell’ultimo anno ed oggi il prezzo
riconosciuto agli allevatori è appena 1,2 euro al chilo e non riesce a coprire i costi. Peraltro – continua la Coldiretti – la pizza si acquista a quasi 9 volte il costo degli
ingredienti di base e rincari analoghi si hanno per i panini. Il pasto completo fuori casa – riferisce la Coldiretti – è preferito essenzialmente da uomini tra i 45 e i 54 anni,
meridionali, operai e con un basso livello di istruzione, mentre a scegliere il panino/tramezzino sono soprattutto le ragazze tra i 18 e i 24 anni di età, residenti nel Centro della
penisola, studentesse o in cerca di occupazione. Le donne della fascia di età immediatamente successiva, residenti al Settentrione, laureate e lavoratrici dipendenti, prediligono –
sottolinea la Coldiretti – insalate miste o insalatone.

Si tratta in realtà di tendenza in espansione anche tra altri segmenti della popolazione dove – sostiene la Coldiretti – cresce l’interesse per uno stile di vita attento a risparmiare
tempo a favore del lavoro o dello svago, senza rinunciare però al consumo di prodotti freschi, indispensabili per la buona alimentazione e la salute. L’esigenza di mantenere la linea
spinge verso l’acquisto di insalate semplici o miste, carote o pomodori pronti che trovano spazio nel carrello della spesa di quasi un italiano su due. La cosiddetta «quarta gamma»
è – sostiene la Coldiretti – uno dei comparti più dinamici dell’agroalimentare tradizionale e oggi rappresenta il 7,9 per cento del valore di mercato degli ortaggi freschi
acquistati dalle famiglie. Nel 2006 le vendite – conclude la Coldiretti – hanno raggiunto oltre 40 milioni di chili per una spesa di 330 milioni di euro per soli acquisti familiari, secondo i
dati Ismea Ac Nielsen.