Colli piacentini DOC. Molti vini spumanti “VSQ”. troppi?

Colli piacentini DOC. Molti vini spumanti “VSQ”. troppi?

 

DUBBI FRA DENOMINAZIONE E RICERCA DI NUOVE VIE DI QUALITA’ E NUOVE PERSONALITA’ ENOICHE.

 

Si dice che Piacenza è città del vino dal 400 a. C., da quando gli etruschi arrivarono al fiume Po risalendo gli appennini tosco-emiliani e impadronendosi dell’area paludosa-fertile dei terreni verso la pianura padana.

Sulle isole, calanchi, piccoli altipiani verso il Po costruirono grandi aziende agricole polifunzionali, dalla cattura del pese all’allevamento brado, dai cereali alle viti. L’unico vino noto di quel tempo, circa 250 anni prima di Cristo, e quasi in concomitanza fra le conquiste romane (fondazione del Castrum Placentiae  nel 218 a.C.) e le battaglie con Annibale il Cartaginese, era denominato “kilkevetra” in lingua etrusca vuol dire vino da uva del bosco; era un vino frizzante ebolliente, molto alto in alcol fermentato, e per berlo era obbligo aggiungere mosto fresco.

La tradizione era di vini frizzanti e di vini passiti. Nient’altro.
Oggi è notissimo il Vinsanto di Vigoleno, cittadina di origine etrusca, una chicca. Purtroppo i doc Colli Piacentini, seppur una delle prime doc italiane del 1966-1967, riaggiornata nel 1986 con 18 doc separate e circa 36 doc con le menzioni aggiuntive, è cresciuta fino al 1996, in modo continuo ed esponenziale, passando da 55.000 ettolitri doc a 285.000 ettolitri doc certificati.

Una delle DOC italiane più attive del tempo, oggi segna il passo della modernità e delle nuove linee di consumo dei vini. Eppure sui Colli Piacentini prospera, almeno dal 1500 in poi, un vitigno straordinario, la Malvasia di Candia Aromatica, unica nel panorama delle 15 diverse varietà di  Malvasia presenti al mondo.

La Malvasia è un vitigno eccezionale (può essere il Pinot Grigio dell’Oltrepò, o lo Chablis padano), un  vino bianco dalla enorme potenzialità e adattabilità. Un pregio o un difetto? Oggi la adattabilità o la differenzazione di un vitigno possono essere un fardello per una doc a cappello, per un territorio senza un vino leader.

La  Malvasia di Candia ha caratteristiche eccezionali se ben coltivata, vinificata. Può essere un grande spumante, addirittura una validissima alternativa al Prosecco. C’è una diffusa richiesta di vini bianchi, aromatici naturali, spumanti fatti molto bene, titolo contenuto, profumi delicati freschi, retrogusto lungo e piacevole anche amarognolo, morbidezza fra acidità e tannicità. Ebbene la Malvasia di Piacenza ha già questo dna naturale.

A Piacenza ci sono 30-40 aziende private familiari che stanno producendo grandi vini, anche spumanti, prevalentemente con il metodo tradizionale, anche se i grandi numeri si fanno con il metodo italiano, come ovunque. A parte gli uvaggi “internazionali” di Chardonnay e Pinot Nero, molti vitigni autoctoni come Malvasia, Ortrugo, Trebbiano, Marsanne, Melara, Roussanne, Bianchetta, Greco rientrano in mix interessanti di internazionale-autoctono. Sono uvaggi che necessitano di essere conosciuti, valorizzati e anche comunicati in modo corretto, in modo che il consumatore possa riconoscerli.

Soprattutto vitigni come Malvasia, Marsanne, Roussanne e Trebbiano andrebbero scelti come riferimento per una spumantizzazione di territorio. Qualche esempio valido in Val Tidone e in Val d’Arda in questo senso ci sono, ma occorre semplificare, dare una identità tipologica. Non sono gli anni del multiprodotto per un territorio vitivinicolo.

Ridurre il numero delle Doc e ampliare o meglio ancora liberare gli uvaggi dagli steccati, probabilmente molti VSQ piacentini rientrerebbero nell’alveo della Doc o di una doc nuova. Nessuna lesione dei diritti acquisiti che sono molto difficili da superare, ma certo una nuova linea di prodotto può soppiantare una impostazione vecchia, obsoleta. Più spazio o più responsabilità a certi piccoli gruppi affiatati, a eventi elitari ma concreti, può essere una altra strada da percorrere.

L’Ortrugo Spumante c’è , non va abbandonato, bisogna migliorare tutto l’insieme dei fattori produttivi, commerciali, scegliere quale metodo. Anche la Malvasia di Candia Aromatica può essere un altro vino spumante, Dolce; ha grosse difficoltà, secco-aromatico si scontra con il Prosecco, ma questo è uno ostacolo? O una opportunità? quale obiettivo deve cercare la Malvasia? E’ evidente che sono proposte “teoriche” che devono discutere i produttori piacentini in un contesto di Distretto o di Consorzio, ma senza guardare indietro, senza pensare alla offerta.

La domanda da porsi è: “quale  consumo di vino e vino spumante ci sarà fra 10-20 anni”. Bisogna che anche Piacenza – nelle sue scelte – debba tener conto di scenari nazionali ed europei per fare le strategie e scelte giuste.

 

 

Giampietro Comolli
Newsfood.com

 

Giampietro Comolli
Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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