Una rivoluzione è in corso nelle abitudini alimentari degli italiani, gli ingredienti di base pesavano infatti nel 1996 per il 65% del totale della spesa, ma quest’anno, solo dieci anni
dopo, questa percentuale sarà scesa al 37%. Contemporaneamente i cibi pronti sono balzati da un modesto 1% al 10.

E’ quanto emerge da una ricerca commissionata da TUTTOFOOD ad ACNielsen e sviluppata su un panel di 17.000 individui rappresentativi della popolazione italiana.
Scopo della ricerca, fare il punto sulla complessa e articolata situazione dei mercati e dei consumi alimentari.
Mentre dunque i consumi alimentari rallentano il passo (la fetta da essi rappresentata sulle entrate medie della famiglia italiana si è ridotta di un punto tra il 2004 e il 2005,
passando dal 15,3 al 14,2%), nel comparto è in atto un complesso riposizionamento, che schiude nuove frontiere di business.

Sono proprio questi gli ambiti in cui l’alimentare può esprimere, secondo Nielsen, tutte le sue capacità anticicliche, cioè di una spesa necessaria. Ed è infatti in
questo contesto che emergono alcuni segnali di ripresa dei consumi spinti da una offerta innovativa che risponde a richieste di prodotti ad elevato contenuto di servizio o legati al piacere
edonistico della buona tavola.
E’ molto significativo ad esempio che alcuni segmenti stiano registrando incrementi delle vendite a due cifre. Negli iper e supermercati – rileva Nielsen – lo scorso anno le vendite di
gastronomia hanno fatto un balzo in avanti del 18%, quelle di snack del 13% e quelle di pesce del 12%.
Inoltre sono in atto cambiamenti delle abitudini collegate anche all’evoluzione sociale: alcuni già evidenti, come è il caso del successo dei cibi pronti; altri appena accennati,
ma che è essenziale per l’industria cogliere tempestivamente.

Gli elementi innovativi sono diversi. Il cibo si sta trasformando da semplice apporto calorico a veicolo di nuove funzioni, sconfinando in regioni estranee come la medicina e la cosmesi.
I vegani sono in aumento. I consumatori si confrontano con cibi estremi e qualcuno sperimenta piatti molecolari.
La velocità di questi anni (fast food) inoltre si intreccia con il suo opposto (slow food) e crea nuovi ambiti di consumo e nuovi concetti di qualità (fast good).
Terminologie sconosciute fino ad un recente passato si stanno diffondendo: globesity come paura di ingrassare, grab-n’-go food come alimenti da consumare in tutti i luoghi e ad ogni ora, con
nuovi pack e formati.
Infine nuovi negozi e modi di acquistare stanno nascendo in via sperimentale, come il wireless shopping in cui il telefono diverrà il vero prossimo negozio virtuale.