Come e quando: l’alimentazione allunga la vita

Come e quando: l’alimentazione allunga la vita

L’alimentazione come stimolo per la longevità. Scegliere come e quanto mangiare è uno dei metodi più validi per vivere a lungo ed in salute.

Questo il messaggio principale di una serie di ricerche, presentate al recente “La nuova era della nutrizione: dai meccanismi molecolari alla salute umana”, Forum organizzato dalla Fondazione Ibsa di Lugano.

Ecco allora quanto emerso:

digiuno si, digiuno no. Alternare periodi di alimentazione normale a periodi di digiuno può aiutare il corpo a reagire contro malattie infiammatorie ed altre patologie.

A sostenerlo, una ricerca del Charité University Medical Center di Berlino, diretta dal dottor Andreas Michalsen.

Michalsen e colleghi hanno selezionato 20.000 pazienti, sottoposti a digiuno per curare diverse malattie, dall’emicrania all’ipertensione al diabete all’artrite. Tutti loro hanno potuto gestire diverse forme di digiuno: come spiega il capo-ricercatore, “Un giorno di digiuno alla settimana fornisce risultati modesti, a breve termine. Altri schemi più efficaci, invece, prevedono, ad esempio, 5 giorni di digiuno nell’arco di due settimane, o 16 nell’arco di 8 settimane, sempre sotto stretto controllo medico”.

Inoltre, lo studioso spiega come, oltre al digiuno in sé, è importante come si digiuna. Così, il team di Berlino consiglia di digiunare in ora pasti, mai in prossimità del sonno. E, come già detto, a periodi di digiuno si devono alternare periodi di alimentazione regolare.

Controllare i batteri dell’intestino. In totale, i batteri dell’intestino sono una massa importante: possono pesare fino ad un chilo ed influenzano pesantemente l’insorgere o meno di malattie metaboliche, obesità in primis.

A spiegarlo, una ricerca del Weizmann Institute of Science di Rehovot, diretta dal professor Eran Segal. Gli scienziati hanno lavorato con volontari selezionati, pazienti guariti dall’obesità tramite una dieta. Nella seconda fase, sono stati impiegati sistemi di calcolo, per studiare la composizione batterica dell’intestino e gli effetti sull’organismo. Infine, è stato sviluppato un algoritmo per valutare la risposta glicemica di ogni singola persona, sulla base dei dati clinici e della composizione dei batteri presenti nell’intestino.

E’ emerso come, in alcuni casi, l’intestino delle persone obese presenta batteri in grado di rendere più difficile il dimagrimento. Nei casi più difficili, i batteri dei volontari “ricordavano” il livello di peso precedente e cercavano di ripristinarlo.

La dieta tre. Ad evidenziare ancora il ruolo positivo di alimentazione e salute, una ricerca del Salk Institute-Regulatory Biology Laboratory, diretta dal professor Satchidananda Panda.

Dopo una serie di controlli su cavie animali, Panda e compagni hanno concluso come mangiare solo in determinati momenti e rispettare il ritmo naturale sonno-veglia riduce l’infiammazione cronica e rende meno soggetti ad obesità.

Conclude il capo-ricercatore: “L’alternanza veglia-sonno – ha detto Panda – condiziona la produzione di ormoni importanti (insulina, glucagone, grelina ecc.) che sono coinvolti nel metabolismo. I nostri studi suggeriscono di non assumere il cibo 3 o 4 ore prima di andare a dormire e 1-2 ore dopo il risveglio. Questo regime alimentare viene chiamato TRE (time-restricted eating)

Matteo Clerici

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