COME STAPPARE UNA BOTTIGLIA DI SPUMANTE – I Consigli di Giampietro Comolli

COME STAPPARE UNA BOTTIGLIA DI SPUMANTE – I Consigli di Giampietro Comolli

INCIPIT

Si avvicinano le feste, arriva Natale e inizierà un nuovo anno. Le prospettive non sono delle migliori per la maggior parte degli Italiani, in particolar modo per chi fatica ad arrivare a fine mese, per chi è senza lavoro, per chi ce l’ha ma è mal retribuito. Chi ha un’attività in proprio deve fare i conti con il margine di guadagno (quando c’è) e le incombenze sempre più gravose.
Purtroppo la nostra bella Italia è sotto scacco dell’Europa e di chi la governa da una stanza dei bottoni ben più alta.  Ci salva solo la nostra Italianità che ci invidia tutto il mondo.

Beviamoci un calice di Spumante Italiano e continuiamo a credere in una speranza incrollabile di un futuro migliore.

Giuseppe Danielli

 

COME STAPPARE UNA BOTTIGLIA DI VINI SPUMEGGIANTI

I consigli di Giampietro Comolli, il Re delle bollicine, tra i migliori esperti di vini spumanti italiani e non solo
Milano,  28 novembre 2019
Spumanti Italia…uno stile a tavola eleganza nel servirlo

Convivialita’ nel berlo con amici, ottimo vino per tutti i piatti e tutti i gusti
I vini spumeggianti… quelli che prendono la spuma… quelli delle bollicine sono i vini più antichi e abbinabili a ogni piatto o ricetta… il gusto personale vince, non il vino o il piatto.

Risotto con lo spumeggio di Ugo Tognazzi

Simpatica l’immagine del risotto con lo spumeggio del caro Ugo Tognazzi… ottima ricetta o rigetta come diceva lui… ottimi gli spumanti italiani

Non c’è intenditore o non intenditore, appassionato o non winelover che non beva una bollicina. Tutti oggi bevono vini spumeggianti, perché? E’ il vino mito, vino edonistico, vino per anniversari e per eventi eccezionali?
No non più, stando ai numeri di bottiglie stappate ogni anno. Non più un vino stagionale, ma sempre più consumato non dico quotidianamente ma quasi. Anche in Italia, finalmente, c’è chi lo consuma spesso, spessissimo senza badare a regole da sommelier o da esperto degustatore degli abbinamenti.
E questo ha fatto crescere consumi, ha creato appassionati ed esperti, e quindi ha spinto gli enologi a essere bravi vinificatori ed elaboratori… e quindi la qualità assoluta e relativa è cresciuta. Oggi si beve bene, molto bene, bollicine made in Italy, sia ottenute con metodo tradizionale classico (NB: per favore non chiamatelo solo classico perché nella lingua enologica-legale nazionale il termine “classico” è riferito alla zona più antica di produzione di una Docg e Doc e quindi legata a vini rossi e bianchi fermi per tradizione e cultura!!) sia con metodo italiano (NB: per favore non chiamatelo metodo Martinotti o metodo Charmat perché non esiste un metodo ad personam in nessuna parte del mondo, è un retaggio di due secoli fa quando si parlava di brevetti industriali e il vino… non è un prodotto industriale!!).
Oggi esistono anche due tecniche e schede di analisi organolettiche differenti, proprio per sottolineare ancor più questa differenza sostanziale di due vini che hanno in comune solo “bollicine enoiche” ottenute per fermentazione e rifermentazione naturale. In due modi differenti: uno più breve e tecnologico, uno che risale addirittura all’epoca dei banchetti romani… quando il vino vecchio, rosso o bianco, veniva prima raffreddato, poi scaldato, poi aggiunto il mosto della vendemmia ultima con zucchero e spezie e poi filtrato (NB: per semplificare).
Ebbene oggi è diventato un vino molto presente sulle nostre tavole, ma la “ritualità” deve esistere sempre, anche quotidianamente. Ecco allora alcuni “consigli” su come comportarsi sempre, in ogni occasione, anche solo a tavola in due… lo spumante non è una bottiglia qualunque di vino… è l’icona della allegria, speranza, gioia, augurio, fedeltà. Quindi un vino giovane per i giovani.
In primis la bottiglia deve essere sempre conservata in casa o in cantina in piedi, mai il vino a contatto con il tappo che deve essere sempre di sughero molto buono, il famoso tappo “a fungo”. Meglio se la conservazione è in luogo scuro (armadio o credenza), lontano da frigo e lavatrici, non soggetto a scuotimenti, a temperatura anche medio bassa.

Consiglio, se non con una cantina perfetta, di consumare sempre le bottiglie in tempi brevi perché un bravo produttore spedisce le bottiglie dopo che hanno trascorso in cantina tutto il tempo utile e migliore per essere consumata.
Seconda regola fondamentale: mettere la bottiglia in frigorifero, mai in congelatore, almeno 24 ore prima, non nella porta del frigo, meglio se coricata, fino a una temperatura di 10° minimi. Troppo fredda non si gusta il vino per presenza delle bollicine effervescenti ossigenate. Portare in tavola una bottiglia sui 10-12°.
Terza regola: mai fare il botto, mai far schizzare il tappo. Togliere lentamente la gabbietta, tenendo una mano sopra, roteare leggermente la bottiglia tenendo fermo il tappo, aspettare che si auto-aiuti da solo, inclinare la bottiglia solidamente tenuta in mano e far fare un sottile silenzioso “psss”. Non appoggiare mai la bottiglia sul tavolo, mai tenerla in mano come “wilma dammi la clava”, è obbligatorio sempre un secchiello con ghiaccio a cubetti grandi, non granatina, e un po’ d’acqua con un pizzico di sale grosso dentro. Volendo si può spiegare perchè ai commensali.
Ricordo, perché ne fui artefice e testimone, la bottiglia dei 100 anni del Giulio Ferrari Riserva di Giulio Ferrari che presentava una picura al posto dell’incavo naturale della bottiglia (vedere foto) perché così si era sempre obbligati a usare il secchiello.  Il calice giusto, checchè ne dicano gli amici francesi, non è la flute, ma il bicchiere a forma ampia, noto come tulipano leggermente convesso in alto e con una buona punta interna, dal gambo alto non eccessivo, tenendo la mano sul gambo del calice e non in alto o in basso come questuando.
Consiglio di eliminare tutte le forme strane di bicchieri. Versare sempre tenendo il calice inclinato, la bottiglia orizzontale e sempre… sempre in almeno due volte per ogni calice… prima pochissimo… poi di più… ma mai andare oltre a 2/3  del volume massimo del bicchiere.

Ideale per spumanti: Bicchiere a forma ampia, noto come tulipano leggermente convesso in alto e con una buona punta interna, dal gambo alto non eccessivo

 

Calici sempre ben lavati, ma con acqua pulitissima e senza calcare, mai avvinare o pre avvinare come si fa per i vini rossi e bianchi che hanno molta glicerina e più tannini che si depositano. E’ molto sconveniente, anche maleducato se si è ospiti e si fa da “saggiamentale” occasionale.
Lo stesso mai… mai e poi mai roteare il vino nel calice (NB: ricordo lo sketch del noto comico Antonio Albanese a proposito): ci sono le bollicine non serve, non è necessario, “sgasare” il vino… sono sufficienti 1-2 minuti per perdere eventualmente un eccesso effervescente. Mai tenere per il collo la bottiglia (come fosse una gallina), ma sempre dal fondo della stessa e per il tempo necessario… non girare per casa con la bottiglia in mano…
Mai servire un vino spumeggiante troppo ghiacciato… piacevole al momento grazie alla espansione delle bollicine… ma si perdono gli aromi primari che sono i più eterei sottili e delicati soprattutto per un metodo tradizionale classico (infatti il vino metodo italiano può essere anche leggermente più fresco perché in ogni caso ci sono più bollicine nel calice).
Mi raccomando mai congelare o tenere in frigo i calici… credo superfluo e quasi insultante consigliare e chiedere di non aggiungere cubetti di ghiaccio dentro il calice con il vino stesso. Giusto!            

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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