In controtendenza rispetto all’andamento generale, aumenta pericolosamente il deficit commerciale agroalimentare nei confronti dei paesi extracomunitari ( 18,3 per cento) che fa segnare un
saldo fortemente negativo (- 1,205 miliardi di euro) per effetto soprattutto del calo dell’export e dell’aumento delle importazioni di alimentari, bevande e tabacco.

E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero con i Paesi extraUe nel periodo gennaio – maggio 2007 rispetto all’anno precedente, che evidenziano un
miglioramento complessivo di cui non beneficia l’agroalimentare italiano. Si assiste tra l’altro – sottolinea la Coldiretti – ad un aumento delle importazioni di prodotti simbolo del Made in
Italy come l’olio di oliva proveniente dalla Tunisia destinato ad essere spesso imbottigliato in Italia per essere spacciato come Made in Italy a causa dei ritardi accumulati nell’obbligo di
indicare in etichetta la provenienza delle olive, contenuto nel decreto recentemente annunciato dal Ministro per le Politiche Agricole. Ma l’Italia – continua la Coldiretti – è anche un
grande Paese importatore di ortofrutta, per una quantità stimabile nel 2006 pari a 3,4 miliardi di chili che significa una probabilità su dieci di consumare sul mercato nazionale
frutta e verdura di origine non nazionale. In particolare oltre la metà della frutta importata viene da Paesi del Centro e Sud America (Equador, Colombia, Cile, Argentina, Brasile), ma
rilevanti sono le importazioni dal Sud Africa o altri Paesi africani dai quali giungono anche verdure e ortaggi che arrivano però in maggioranza da altri Paesi Europei.

Bisogna valorizzare i primati nazionali nell’alimentare anche verificando che sugli alimenti importati vengano effettuati tutti i controlli previsti dalla legge per quanto riguarda sopratutto –
sostiene la Coldiretti – il rispetto dell’obbligo di indicare origine, varietà e qualità di frutta, verdura e degli altri alimenti, nonché l’eventuale presenza di
contaminazioni con prodotti proibiti in Italia, in modo da prevenire rischi per la salute e situazioni di concorrenza sleale.

E’ necessario peraltro evitare – conclude la Coldiretti – che i prodotti di importazione realizzati spesso senza il rispetto delle stesse regole di carattere sanitario, ambientale ed etico
vengano confusi con la frutta e la verdura italiana che si è dimostrato essere la più sicura in Europa.

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