Firenze, 2 Ottobre 2007 – «Siamo d’accordo a diminuire, ridurre, semplificare, ma con criterio e tenendo conto delle esigenze delle popolazioni, la razionalizzazione delle risorse
e l’abbattimento dei costi della politica sono priorità a cui dare risposte concrete. Alleggerire la macchina pubblica è una necessità, ma si tratta di un’operazione da
pilotare col il buon senso, non col metodo del “tanto al chilo”, come sta avvenendo con il ddl Lanzilllotta-Santagata che definisce le comunità montane solo in base a un criterio
altimetrico».

Lo ha affermato stamani il presidente della Regione Toscana Claudio Martini, aprendo il lavori dell’assemblea convocata dall’Uncem, insieme a Anci, Upi e Regione Toscana, dal titolo “Facciamo
luce sulla montagna”.

Le preoccupazioni espresse dal presidente nazionale e da quello regionale dell’Uncem, Enrico Borghi e reste Giurlani, sono condivise dalla Regione, a cui spetta la responsabilità delle
comunità montane. «Il governo – ha proseguito il presidente – ha ignorato le competenze regionali. Si potrebbe anche parlare di vulnus, di un conflitto istituzionale: non siamo
stati infatti chiamati né a esprimere un parere, né ci è stato chiesto di proporre un progetto di riorganizzazione di questi enti che svolgono funzioni importanti,
all’agricoltura al catasto, dal sostegno alle attività economiche fino alla riorganizzazione dei servizi nelle zone disagiate».

Gli effetti sulla Toscana del ddl del Consiglio dei Ministri ridisegnerebbe il territorio regionale: dei 157 omuni oggi classificati come montani solo 69 manterrebbero questa classificazione,
mentre delle attuali 20 Comunità montane ne resterebbero soltanto 8.

«Ferma restando l’esigenza di una riforma delle Comunità montane – ha detto Martini – non è certo questo il risultato a cui la Regione Toscana intende mirare per valorizzare
il ruolo e rilanciare lo sviluppo dei territori di montagna, a cui abbiamo destinato ingenti risorse». La razionalizzazione delle comunità montane è un’operazione da fare
con attenzione e con il coinvolgimento delle Regioni, visto l’incrocio importante di funzioni. «Credo che sia necessaria – ha detto ancora il presidente – una pausa di riflessione per
costruire insieme un progetto di riorganizzazione di cui sia la Regione a tenere le fila. Sono pertanto d’accordo con la proposta dell’Uncem di aprire un tavolo per trovare un altro percorso
che apra un nuova fase di dialogo tra i territori e il governo nazionale».

Lorenza Pampaloni