Il presidente della Cia Giuseppe Politi ha rimarcato l’esigenza che le maggiori entrate tributarie non vengano indirizzate solo alla riduzione del debito pubblico. Occorrono interventi
per favorire lo sviluppo e dare prospettiva al Mezzogiorno. Una politica più attenta nei confronti dell’agricoltura che deve poter agganciare il treno della ripresa.

Le maggiori entrate tributarie degli ultimi mesi vanno indirizzate sia al rilancio di sviluppo e competitività, in particolare del Mezzogiorno, che alla tutela dei redditi
familiari e delle fasce più deboli della società. Bisogna, insomma, fare in modo che il ‘sistema-imprese’ riprenda a correre, favorendo, nel contempo,
un’effettiva equità sociale
”. E’ quanto sostenuto dal presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi al Tavolo di concertazione tra
governo e forze sociali a Palazzo Chigi.

Il “tesoretto”, secondo Politi, non può essere utilizzato soltanto per ridurre il deficit pubblico. “Oltre a garantire i redditi bisogna -ha detto Politi-
aprire nuove prospettive anche all’imprenditoria che deve ritrovare lo slancio necessario per competere, soprattutto in una fase in cui la globalizzazione rende la concorrenza
internazionale sempre più agguerrita
”.

Un’azione mirata che -ha sottolineato il presidente della Cia- deve riservare la necessaria attenzione anche all’agricoltura, unico settore che non è ancora
riuscito ad agganciare la ripresa economica, come del resto evidenziato dagli ultimi dati relativi al Prodotto interno lordo. E’, quindi, indispensabile che vengano adottate politiche
nuove tese a valorizzare e sviluppare l’attività imprenditoriale agricola
”.

Le condizioni di competitività del nostro sistema agroalimentare -ha, comunque, rilevato Politi- si giocano in Italia, a livello regionale e di amministrazione
nazionale. Dobbiamo saper combinare l’attenzione sulla dimensione internazionale con l’impegno verso politiche capaci di consolidare il vantaggio competitivo della nostra
agricoltura di qualità e di colmare le difficoltà e le arretratezze del nostro sistema produttivo. Qui si colloca la Conferenza nazionale sull’agricoltura e lo sviluppo
rurale del prossimo giugno. Essa dovrà indicare obiettivi da realizzare in un arco di tempo definito e programmi realistici che dovranno essere annualmente verificati. Un progetto e
programmi condivisi nei confronti dei quali le istituzioni regionali e le rappresentanze agricole possano assumere le proprie responsabilità, impegnandosi a realizzarlo
”.

A tal proposito il presidente della Cia ha indicato tre priorità: sostenere la proiezione internazionale del nostro sistema agro-alimentare, rafforzare le relazioni di filiera e
l’impresa agricola professionale. E questo può avvenire attraverso una maggiore ricerca e innovazione, lo sviluppo dei servizi finanziari, il ricambio generazionale,
un’adeguata semplificazione, la riduzione del gap infrastrutturale che caratterizza le aree rurali. “Dobbiamo, in una parola, rimuovere i vincoli nei confronti dei produttori dei
Paesi concorrenti, ma anche -ha concluso Politi- nel nostro stesso Paese, ridando, in particolare, certezza e stabilità ai regimi fiscali, previdenziali e contributivi
”.

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