27 Settembre 2007 – «Il mercato è ormai globale; anche quello agroalimentare, e i fenomeni di questi ultimi mesi sui rincari delle materie prime lo
dimostrano», lo ha rimarcato il presidente della Confagricoltura Federico Vecchioni intervenendo al convegno «Globalizzazione e mercati» organizzato dalla Federazione
Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, al Cnel.

«Oggi, almeno per alcune merci, la partita si gioca sui mercati mondiali – ha detto il presidente Vecchioni – e quindi uno squilibrio domanda-offerta può generare tensioni sui
listini. Ma questo ci deve far riflettere su quanto siano necessarie nuove regole del commercio mondiale, che non possono ridursi alla ricetta di un liberismo illimitato e ad ogni costo».

Il libero mercato agroalimentare, la globalizzazione delle commodities agricole non può, in pratica, non essere guidata. Non può voler dire solo che l’Europa deve aprire i suoi
mercati e rinunciare a fette sempre maggiori di auto approvvigionamento alimentare. Significa che a livello mondiale devono comunque esserci delle regole che consentano a ciascun Paese di
promuovere e sostenere il proprio modello di agricoltura.
E qui, a parere del presidente della Confagricoltura, la partita la deve giocare soprattutto l’Europa, che deve essere più coesa, più convinta e meno divisa. E che non deve
limitarsi, nell’ambito delle trattative del Wto, a subire le richieste dei Paesi più aggressivi.

Dopo un periodo di stasi, infatti, il negoziato del Wto starebbe riprendendo vigore. Le trattative si intensificano e c’è chi ritiene che entro l’anno si potrebbe raggiungere
un’intesa.
«Sarebbe un risultato positivo per la tenuta dell’Organizzazione Mondiale del Commercio – ha detto il presidente Vecchioni – ma dobbiamo sinceramente chiederci a quali condizioni potrebbe
essere chiuso l’accordo».
Il timore di Confagricoltura è che un’eventuale intesa in ambito Wto sui temi agricoli possa determinare solo danni per l’agricoltura europea: una maggiore apertura, più squilibri
di mercato, nessuno strumento di intervento e, soprattutto, nessuna contropartita sul fronte delle regole (dalle denominazioni di origine agli standard tecnici di produzione od in campo
ambientale e sociale; temi sempre meno sul tavolo di Ginevra). E che queste concessioni siano «scambiate» dall’Europa con le maggiori aperture di alcuni Paesi Terzi (Brasile, India
etc.) all’export europeo di prodotti industriali e servizi.

«Uno scambio – ha concluso il presidente Vecchioni – che ovviamente non possiamo in alcun modo accettare».