La legge finanziaria per il 2008 solleva molti dubbi sulla capacità di consolidare il ciclo per puntare a una crescita elevata e sostenibile, obiettivo dichiarato nel Dpef. Alla luce di
un sensibile peggioramento delle attese di crescita per l’anno in corso e ancor più per il prossimo, il raggiungimento di quell’obiettivo si è fatto al contempo più urgente
e difficile. L’economia italiana vede crescere la spesa pubblica, il saldo estero fornisce un contributo nullo, la crisi di liquidità potrà avere effetti nel 2008: resta centrale
la questione del modesto sviluppo della produttività, che si riverbera in un’insufficiente dinamica delle retribuzioni.

Le stime dell’Ufficio Studi Confcommercio indicano quindi una crescita del Pil nel 2007 all’1,7% (peggiore del 2006), che registrerà un incremento ancora minore, 1,4%, nel 2008,
confermando quindi un quadro previsionale che da molti osservatori era stato ritenuto troppo pessimistico. Non andrà meglio per i consumi sul territorio, che non supereranno l’1,4% nel
2007 e l’1,3% nel 2008.

Finanziaria e tasse

Le entrate fiscali continuano a migliorare, e sono forse l’unico indicatore di segno positivo nel quadro generale della nostra economia. Il gettito dell’IRE (o Irpef) in tre anni è
cresciuto del 15,1% e l’aliquota media è aumentata di quasi un punto. Questo punto può essere restituito ai contribuenti con un costo (7,3 miliardi di euro), compatibile con le
risorse attualmente disponibili grazie all’extragettito e ai tagli di spesa.

La destinazione dell’extragettito, quasi 6 miliardi, prevista dalla Finanziaria non sembra però andare in questa direzione. Sarà quindi una finanziaria di «tregua
fiscale» solo nel senso che stabilizzerà la pressione fiscale sostanzialmente sui livelli di quest’anno, confermando quanto previsto dal quadro previsionale del Dpef che la vede in
modestissima riduzione dall’attuale 42,8% del Pil al 42,1% soltanto nel 2011. Viene persa dunque un’ulteriore occasione legislativa per implementare strumenti a sostegno del reddito delle
famiglie e delle imprese.

La pressione fiscale: percezione e aspettative degli italiani

Per il 76,9% degli italiani le tasse che pagano non sono considerate «eque e giuste», e il 48,8% considera il livello della tassazione molto pesante (a cui si aggiunge un 43% che la
considera abbastanza pesante). Infatti il 53,7% degli intervistati si colloca nella fascia che percepisce una pressione fiscale fra il 21 e il 40% e il 15% circa fra il 41% e il 50%. La
pressione fiscale è aumentata con la Finanziaria 2007 per il 54,7% degli italiani e il 51,4% non crede che le tasse saranno abbassate durante questa legislatura.

L’evasione fiscale (con l’elusione e il «nero») viene considerata una patologia di tutta la società italiana da oltre tre quarti del campione, mentre il rimanente 25%, che
considera questi fenomeni attribuibili solo ad alcune categorie sociali, indica, sovvertendo i luoghi comuni, i liberi professionisti in primis (35%),e a seguire imprenditori (25,7%) e
commercianti (25,2%). Netta spaccatura fra chi attribuisce l’extragettito fiscale all’aumento delle tasse (48,4%) e chi invece lo considera il risultato della lotta all’evasione fiscale
(41,4%). Un focus su imprenditori e lavoratori autonomi evidenzia che è prioritario, per un fisco più giusto ed equo, intervenire sulla semplificazione delle norme e degli
adempimenti (77,6%) e ridurre la pressione fiscale (66,7%). Gli stessi operatori economici hanno le idee chiare, dovendo scegliere, su quali aliquote dovrebbero essere tagliate: fra Irap e Ires
il 64,4% sceglie una diminuzione dell’Irap, fra Irpef e Irap il 67% sceglie l’Irpef.