Conferenza Nazionale di Confagricoltura: l'intervento del Presidente del Consiglio

Signor Presidente

Signore e signori delegati,

cari amici di Confagricoltura,

Ho ascoltato con interesse la relazione del Presidente che ringrazio. E’ stata una relazione con un significato politico ma con al suo interno tanta agricoltura e la cosa
m’interessa molto. L’agricoltura è un settore importante per il nostro paese che si trova in un momento non semplice. E’ un settore con un’importanza enorme sia
in campo economico che in campo morale. Finalmente grazie ad alcune certezze in più possiamo guardare al futuro con ottimismo. Possiamo lavorare insieme per seguire le trasformazioni
mondiali.

E lo possiamo fare sviluppando sempre più la nostra agricoltura di qualità. Certo riconosco che l’agricoltura di massa è importante ma dev’essere lasciato
spazio all’agricoltura di qualità nei mercati internazionali.

L’agricoltura deve continuare ad essere la gamba forte della nostra industria alimentare, privata e cooperativa, che è il secondo settore industriale del Paese, e deve alimentare
con i suoi prodotti la crescita del Made in Italy agroalimentare nei mercati internazionali.

Nel 2006 oltre 22 mrd euro di export, ed il tasso di crescita sta crescendo ancora nei primi mesi del 2007. Non voglio sognare ma con una unità da raggiungere in campo agricolo potremo
raddoppiare questo livello attuale delle esportazioni in pochissimi anni.

La presenza italiana all’estero è troppo sfilacciata a volte quasi casuale. Non abbiamo creato strutture abbastanza forti. Non abbiamo avviato un capitolo essenziale per il
rilancio della nostra agricoltura. Non abbiamo catene alimentari che ci accompagnino e il nostro sistema d’imprese è caratterizzato da imprese piccole spesso piccolissime, viene
spesso dimenticato o peggio ancora sottovalutato.

Ma abbiamo un’agricoltura di qualità che se portiamo avanti insieme ci porterà grandi risultati. Non si può ricordare l’agricoltura solo per le disgrazie. Gli
italiani vengono a ondate bersagliati dai media per l’influenza aviaria, per gli aumenti periodici dei prezzi di frutta e verdura, o dai casi estremi di sfruttamento del lavoro nero.
C’è invece nell’agricoltura italiana un grandissimo dinamismo. E il governo ha bisogno di questo dinamismo, ha bisogno di avere imprese che si prendano la
responsabilità di questo sforzo di crescita.

Un esempio in questo senso sono gli Ogm Noi ci siamo sempre ispirati al principio di massima precauzione in materia di Ogm, ma non dobbiamo farci sopraffare dalla paura, la ricerca deve poter
andare avanti. L’Italia dev’essere al passo della ricerca degli altri paesi europei. Siamo sempre stati all’avanguardia. Dopo l’export ecco l’altro settore chiave
per la crescita la ricerca sul prodotto.

Anche in ciò è essenziale la centralità delle imprese. E’ vero che siamo in presenza di un’eccessiva burocrazia . Non ho esitazioni infatti a criticare il
modello di organizzazione pubblica in questo settore. Per esempio il marketing viene realizzato in maniera differenziata regione per regione. Pensando ai grandi mercati come la Russia cosa
può fare una regione come l’Emilia? La frammentazione è denaro buttato via.

Dopo l’export e la ricerca mi preme sottolineare il terzo punto la finanziaria. Qui vorrei ringraziare il ministro De Castro soprattutto per il metodo di lavoro. Abbiamo sempre discusso
problemi e provvedimenti prima di decidere e poi procedevamo a risolverli.

Parlando di politica ritengo di dover brevemente parlare dei risultati elettorali. Si tratta di un risultato atteso. Comunque io ho fatto una programmazione per 5 anni. Un presidente del
Consiglio deve essere serio e non si attende i risultati già al primo anno. Quando si pianta una vite si aspettano 4 anni prima di vedere i risultati. Così sarà per me,
vedrò i risultati tra 5 anni. Sono comunque soddisfatto che siamo riusciti a fare molto per l’agricoltura.

Il Governo ha posto fin dal suo insediamento, con il Dpef e l’azione successiva, questi fattori al centro della propria azione. E’ stata definita una soluzione al gravoso problema
dei contributi agricoli, ma allo stesso tempo è stata attuata una finanziaria che “crede” nell’agricoltura. Una finanziaria tesa a stabilizzare il settore, ma anche
ricca di interventi innovativi.

Ma credo anche all’importanza per il settore all’attivazione di strumenti come: il fondo per i giovani agricoltori e al piano irriguo nazionale che, solo con la nostra finanziaria,
ha trovato le risorse per la sua attuazione e che oggi più che mai occorre realizzare in fretta gli interventi per migliorare la raccolta e la distribuzione dell’acqua dei consorzi
di Bonifica. Tutto questo non solo per il nord.

E poi c’è un tema ulteriore che mi sta molto a cuore. Il tema della trasparenza, delle regole e del modo in cui applicarle facendo crescere il Paese costruendo il rapporto tra le
parti ed evitando le contrapposizioni.

Un passo molto importante è in corso di definizione in seno al Governo per il “nuovo welfare” in agricoltura. Un pacchetto di provvedimenti che darà garanzia di
pagamento dei contributi previdenziali e maggiore flessibilità per il lavoro agricolo per “fare impresa”.

So poi che un tema sta creando preoccupazioni e tensioni in agricoltura: la revisione degli estimi. In questo caso il problema è che le regole giuste vanno applicate in maniera efficace.
Per questo motivo, sapendo quanto gravoso sia il lavoro per far si che la norma venga applicata in maniera corretta, evitando inutili errori che creerebbero disorientamento tra gli stessi
imprenditori, si sta lavorando con la Commissione Finanze del Senato ad un provvedimento che consenta di prorogare il tempo necessario a fare le opportune verifiche applicative.

L’altro baricentro su cui si gioca l’equilibrio del settore sta a Bruxelles. Anche qui si pongono di fronte a noi appuntamenti importanti a breve ma si giocherà il prossimo
anno una partita straordinaria per costruire il futuro della PAC dopo il 2013.

Le riforme del settore ortofrutta e nei prossimi mesi del vino, toccano settori per l’Italia irrinunciabili. Il Ministro De Castro sta portando avanti con grande tenacia la strategia
tracciata al Tavolo Agroalimentare di Palazzo Chigi e sono certo che per l’Italia le riforme di vino e ortofrutta saranno tappe importanti. Ed è importante farlo dando
continuità al gioco di squadra che abbiamo fino ad ora seguito, anche con il supporto del mondo agricolo ed alimentare. Supporto che ci ha evitato di subire ulteriori penalizzazioni del
settore bieticolo saccarifero e che anzi le future decisioni di Bruxelles potrebbero riservare qualche inatteso e cospicuo aiuto ai produttori italiani di barbabietole.

Anche questo è un segnale che se si gioca in squadra anche in Europa si raccolgono buoni risultati.

occorre impostare una strategia paese basata non solo sulle risorse finanziarie ma anche sulle regole capaci di dare comunque valore aggiunto e competitività rispetto alla concorrenza
globale. Pensiamo alle norme per le tutele internazionali, per l’etichettatura, per l’origine dei prodotti.

Per me è sempre stato incomprensibile non poter specificare l’origine dei prodotti.

Non sono mai stato d’accordo con queste regole europee.

E’ la battaglia più giusta da fare ed è quella a cui negli ultimi mesi mi sono dedicato di più.

Piano piano, stiamo guadagnando terreno. Con Zapatero c’è un asse molto forte, perché la Spagna ha interessi simili, il fronte francese comincia a riflettere su questo e si stanno
creando alleanze e la necessaria forza nel Wto

Se non abbiamo un riconoscimento dell’etichettatura e dell’origine dei prodotti, la nostra agricoltura difficilmente potrà avere successo. E’ inutile spingere per un’agricoltura di
qualità se quella qualità non è riconosciuta sul mercato.

Per andare in questa direzione dobbiamo creare le nostre reti che portano i nostri prodotti ai consumatori.

So comunque che ci sono linee comuni tra di noi. Ci sono anche difficoltà ereditate dal passato da affrontare.

Che l’Italia debba essere contributore di miliardi di euro non è facile da spiegare. Siamo riusciti a calare un po’ il nostro deficit ma rimaniamo contributori a livelli non
sopportabili.

Serve quindi, la politica interna, con un Dpef rivolto all’agricoltura e i provvedimenti di carattere previdenziale, ma anche una politica estera che, sia per il riconoscimento dei prodotti sia
per una maggiore presenza mondiale dell’Ue, ci obbliga a curare uno per uno gli alleati per rovesciare certi rapporti di forza nel mondo che non hanno più senso.

Questa,è una politica di Paese. Una politica che deve vedere il Governo, le Regioni coordinate finalmente fra loro, le imprese come centro produttivo e le strutture per l’export come
punto avanzato.

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