Conferenza Nazionale “Una proposta per il rinnovamento della sanità pubblica veterinaria e della sicurezza alimentare”

Roma, 14 Giugno 2007 – In Italia i controlli sanitari sui prodotti alimentari di origine animale sono realizzati da 7000 veterinari, a cui si aggiungono i funzionari delle Asl e quelli
degli altri organismi di controllo (Dipartimenti e Servizi specialistici del Ministero, delle Regioni, delle ASL e degli IZS, ARPA, NAS, NOE, CFS, Capitanerie di
Porto…).
Nonostante la presenza di tanti soggetti, i cittadini conoscono poco questo modo di operare perché si tratta di un lavoro di prevenzione poco visibile, che assume un ruolo determinante
nella gestione delle situazione di crisi, come la BSE, l’Afta epizootica, o l’Influenza aviaria. L’attività di prevenzione è comunque affiancata da un lavoro di autocontrollo
all’interno delle aziende (1 miliardo di analisi l’anno), realizzato per assicurare igiene e qualità ai prodotti. Ci sono poi oltre 720 mila visite ispettive presso le aziende alimentari
e le attività permanenti di verifica da parte di veterinari, Istituti Zooprofilattici, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato, NAS, Ispettorato Centrale Repressione Frodi e
dogane. Nonostante questo dispiegamento di forze si incontrano difficoltà nella tracciabilità e rintracciabilità delle produzioni animali e si registrano difficoltà
nei confronti delle “zoomafie” che gestiscono doping e commercio clandestino di animali e farmaci (questo tema è molto importante perché i medici e i veterinari dichiarano
apertamente la loro impotenza e ritengono necessario lavorare insieme alle forze di polizia per svolgere i controlli sul territorio).
Il risultato complessivo è una certa sfiducia da parte dei consumatori che lamentano confusione, poco coordinamento e scarsa capacità nella comunicazione del rischio.
Il governo Berlusconi nel 2004 ha costituito il Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare (CNSA) con il compito di diventare l’interfaccia dell’EFSA. I risultati sono stati
però molto scarsi. Secondo Aldo Grasselli presidente della Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva, è un’esigenza inderogabile fare funzionare veramente il
CNSA, oppure di costituire in Italia un’Agenzia per la sicurezza alimentare come quelle presenti negli altri paesi dell’UE (FSA, AFSSA, FDA
…). Compito principale della struttura dovrà essere quello di fornire documenti
relativi alla valutazione del rischio, basati su evidenze scientifiche, autorevoli e indipendenti. La soluzione ideale per ottimizzare i controlli alimentari italiani e renderli più
efficaci, consiste nel creare una sorta di triangolazione dove il Ministero stabilisce quali sono le priorità e le direttrici su cui muoversi. Su questa base le strutture presenti sul
territorio (ASL, IZS, ARPA, NAS, NOE…) agiscono in modo coordinato effettuando le
verifiche e le ispezioni tenendo conto delle valutazioni dei rischi elaborate dal CNSA.

Il Ministro della Salute Livia Turco – intervenuto al convegno – ha dichiarato l’attuale livello di organizzazione dei controlli alimentari soddisfacente, e di ritenere comunque necessarie
nuove iniziative per garantire un migliore funzionamento. Occorre inoltre puntare sulla prevenzione che, secondo una valutazione della Commissione Igiene e Sanità del Senato, in alcune
Regioni non raggiunge il 3% della spesa sanitaria. Secondo il Ministro per aumentare la credibilità del sistema bisogna mantenere un livello di sorveglianza costante, appropriato e
vicino ai bisogni dei cittadini, garantendo trasparenza e una comunicazione del rischio autorevole ma comprensibile. Per fare ciò è indispensabile mettere a punto un sistema
informativo e di comunicazione e spiegare ai cittadini cosa viene fatto  ogni giorno per la loro sicurezza.
Per quanto riguarda l’Agenzia per la sicurezza alimentare, il Governo e le Regioni hanno individuato nel CNSA l’organismo da riorganizzare per assolvere la funzione della valutazione del
rischio. Un punto importante della politica del Governo riguarda il maggior coinvolgimento delle associazioni di consumatori per creare “gruppi di consenso” su progetti comuni come “Guadagnare
salute” nel tentativo di modificare i modelli di consumo e favorire uno sviluppo maggiormente sostenibile.

Durante il convegno Silvio Barbero segretario nazionale di Slow Food ha annunciato l’avvio di un accordo tra Slow Food, la Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva e il
Ministero della Salute per realizzare il “Progetto per la difesa delle filiere fragili”. Si tratta di sostenere i prodotti italiani locali tipici che rischiano di scomparire, iniziando dai
circa 200 raccolti nei Presidi Slow Food. La stragrande maggioranza di queste produzioni ha problemi legati all’applicazione delle norme igienico-sanitarie ritenute troppo complesse.
L’obiettivo è garantire la sicurezza igienica, anche in queste piccole realtà, accompagnando i piccoli imprenditori nell’applicazione degli obblighi della legge europea, nel
rispetto delle effettive necessità produttive e trovando soluzioni condivise.

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