Consorzio Centopercento Italiano: i cinque “pilastri” per la difesa a oltranza di un “Made in Italy a tolleranza zero”

Consorzio Centopercento Italiano: i cinque “pilastri” per la difesa a oltranza di un “Made in Italy a tolleranza zero”

Nessun compromesso, nessuna ambiguità. È questo il messaggio lanciato dal Consorzio Centopercento Italiano mentre annuncia la sua strategia 2010 a difesa del Made in Italy. Una
strategia intransigente, basata su cinque pilastri. “Non esiterei a indicare i soci del consorzio come gli ultimi difensori del Made in Italy, i paladini dell’italianità totale in cui
deve identificarsi un marchio così prestigioso”.

Eccoli, i cinque pilastri:

1) Lotta alla contraffazione. È la prima e più immediata esigenza. Combattere la contraffazione consente di arginare la concorrenza
illegale e lanciare ai contraffattori un messaggio preciso: esistono delle leggi che vengono fatte rispettare, senza eccezioni né adattamenti.

2) Tracciabilità del prodotto. È il postulato di ogni seria lotta alla contraffazione. Rendere “tracciabile” il Made in Italy consente
di ricostruire a ritroso tutta la “storia” dell’oggetto attraverso le tappe della filiera produttiva: dalla materia prima ai canali della distribuzione. Solo la capillarità dà
reale efficacia ai controlli.

3) Esaltazione della “cultura” legata al prodotto. È il passo successivo e superiore alla propa! ganda: d iffondere presso il consumatore, e
in generale presso l’opinione pubblica, la consapevolezza del valore intrinseco del prodotto che acquista, valore dato non solo dalla sua utilità diretta e dal marchio, ma dalla storia,
la capacità, la tradizione di chi lo realizza e che ne giustifica, attraverso la qualità, il costo.

4) Convergenza delle azioni di tutela. Per produrre il massimo degli effetti per efficacia e durata, occorre che le azioni di difesa e
valorizzazione del Made in Italy siano coordinate e convergenti, facciano parte cioè di una medesima strategia.

5) Rimodulazione del distretto industriale. Occorre progettare una nuova ingegneria di rete produttiva che riesca a massimizzare il sapere diffuso
sul territorio e metterlo a sistema tra le imprese, generando un ciclo virtuoso di miglioramento e aumentando così la capacità della rete stessa di stare sui mercati mondiali. Un
sistema di interrelazioni tra imprese che azzeri le differenze dimensionali ed abbia contemporaneamente funzione di ‘ottimizzatore’ di rete produttiva da una parte e ‘incubatore’ di
nuove idee e nuove proposte aziendali dall’altra.

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