Il consumo familiare di pane degli italiani si è ridotto di quasi un terzo rispetto al 2000, ma cresce la domanda per i pani tradizionali a vocazione territoriale. E’ quanto afferma la
Coldiretti nel commentare la riduzione del consumo di pane del 3,8 per cento con una quantità per la prima volta sotto il milione di tonnellate (989 mila tonnellate) secondo i dati Ismea
AC Nielsen relativi al 2006.

Aumentano invece i prodotti sostitutivi del pane a base di cereali ( 5,2 per cento nel 2006) e si registra – precisa la Coldiretti – un vero e proprio il boom dei pani tradizionali e a
denominazione di origine con il riconoscimento comunitario dell’indicazione di origine protetta (Igp) al “Pane di Matera” che viene ad aggiungersi alla “Coppia ferrarese” (Igp), al “Pane
casareccio di Genzano” (Igp) e al “Pane di Altamura” (Dop).

E’ stato infatti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il riconoscimento per il fragrante prodotto lucano ottenuto – continua la Coldiretti – esclusivamente con semola di
grano duro e che, se non verranno sollevate obiezioni entro i prossimi sei mesi, si procederà alla sua iscrizione nell’Albo comunitario delle denominazioni di origine, attualmente 159.
Ma accanto a quelli già riconosciuti dall’Unione Europea ci sono decine di pani tradizionali censiti dalle regioni perchè ottenuti secondo “tecniche” rimaste inalterate nel tempo
e spesso identificati nel nome dal luogo di provenienza: da Lariano a Terni, da San Gaudenzio a Laterza, da Pontremoli a Borgopace. Al pane – continua la Coldiretti – sono peraltro legate molte
delle feste e delle sagre che si svolgono durante l’anno lungo tutto lo stivale per ricordare le tradizioni e riscoprire i sapori del passato. Una opportunità dimostra la
possibilità di invertire la tendenza in atto nei consumi riscoprendo la fragranza dei sapori del territorio a partire dall’utilizzazione di farina proveniente da grano locale al posto di
quello importato. Per questo – rileva la Coldiretti – occorre introdurre l’obbligo di indicare la provenienza del grano impiegato per produrre la farina destinata alla panificazione, al fine di
assicurare l’origine nazionale del prodotto.

Il “Pane di Matera” Igp si presenta di forma a cornetto oppure a pane alto con pezzatura da 1 o 2 kg con spessore della crosta di almeno 3 mm e con mollica di color giallo paglierino.
Riferimenti storici – informa la Coldiretti – ne attestano una lunga tradizione risalente al Regno di Napoli. Già nel 1857 risultano essere presenti a Matera quattro “maestri di
centimoli”, cioè quattro mulini e in ogni famiglia contadina c’erano sempre in casa un mortaio, scavato nella pietra che serviva per la molitura familiare del grano. Tutte le fasi, dalla
preparazione fino al confezionamento del “Pane di “Matera” – precisa la Coldiretti – sono effettuate nella provincia lucana per garantire la rintracciabilità e il controllo del prodotti
e mantenere le sue qualità. Una scelta che nasce dalla necessità di assicurare che tra le varie fasi intercorra, come da tradizione, un brevissimo periodo di tempo, tale da
garantire la conservazione di tutte le specificità del pane e dalla necessità di assicurare un controllo immediato e diretto sulle modalità di confezionamento, che in
nessun modo devono contrastare con la preparazione del prodotto e alterarne la specificità e qualità. La reputazione di cui gode il “Pane di Matera” è legata alla
combinazione dei fattori produttivi nell’area di produzione.

Il logo che lo renderà riconoscibile presso i consumatori – conclude la Coldiretti – è rappresentato da due fasci di grano duro legati singolarmente, di colore giallo, e , dietro,
un prospettiva, la Civita di Matera con il campanile della Cattedrale sullo sfondo. Il tutto incorniciato dalle scritte “Pane di Matera” e “Indicazione geografica protetta”.

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