La provenienza nazionale dei prodotti alimentari si colloca al primo posto nella classifica delle principali caratteristiche considerate al momento dell’acquisto di alimenti, con quasi la
metà degli italiani . E’ quanto riferisce la Coldiretti sulla base dell’indagine Nomisma-Demetra 2007 sugli acquisti alimentari dalla quale emerge che la provenienza italiana
è importante anche per i consumatori di origine straniera.

La provenienza nazionale per italiani – sottolinea la Coldiretti – ha un valore nettamente superiore alla marca e alla convenienza di prezzo che diventa invece il fattore principale per gli
immigrati .

Tuttavia – continua la Coldiretti – il fatto che acquistare alimenti di provenienza italiana risulti importante per il 31% degli intervistati stranieri, mentre solo l’ 8,5 per cento indica come
prioritario il prodotto del proprio Paese, dimostra una grande fiducia nel Made in Italy nel piatto.

Si tratta di un patrimonio di credibilità che – secondo la Coldiretti – deve essere salvaguardato da truffe e inganni che rischiano di minare il successo del cibo Made in Italy in Italia
e nel mondo.

Oltre Ia metà dell’olio “italiano” venduto nei supermercati nazionali è spremuto da olive di cui non si conosce la provenienza, ma presto – sottolinea la Coldiretti –
dovrà essere indicata in etichetta per fare finalmente chiarezza e consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli, grazie all’avvio della procedura per l’attuazione del
decreto sull’indicazione obbligatoria d’origine nell’etichettatura dell’olio vergine ed extravergine di oliva del Ministero delle Politiche Agricole, fortemente sostenuto dalla Coldiretti.

Con le nuove norme sull’extravergine, l’Italia, dove l’etichettatura di origine è stata prevista, grazie alla mobilitazione della Coldiretti, anche per il latte fresco, per la carne di
pollo e per la passata di pomodoro, si candida a svolgere una funzione di avanguardia in Europa nelle politiche rivolte alla sicurezza alimentare e ad accelerare con coerenza il percorso
già intrapreso a livello comunitario con l’estensione a tutti i prodotti alimentari dell’obbligo (già in vigore nella UE per carne bovina, uova, miele, ortofrutta fresca) di
indicare nelle etichette l’origine della componente agricola impiegata.

Più della metà dei soldi spesi dai consumatori italiani per l’acquisto degli alimenti sono ora destinati a prodotti per i quali è possibile conoscere la provenienza, ma –
continua la Coldiretti – ancora molto resta da fare in Europa per togliere dall’anonimato tutti gli alimenti, dalla carne di maiale a quella di agnello, dalle conserve vegetali ai succhi di
frutta, ma anche la pasta e il latte a lunga conservazione.

Un obiettivo che può essere raggiunto con l’attuazione della norme sull’etichetta d’origine degli alimenti della Legge n.204 del 3 agosto 2004 approvata con il consenso di un milione di
firme alla proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla Coldiretti, a sostegno della quale è stato lanciato un appello da Slow Food e Coldiretti ai parlamentari italiani con
l’avvio di una campagna di raccolta firme.

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