Nel 2007 sono aumentate del 10,4 per cento le importazioni di frutta dall’estero che una volta giunta in Italia viene spesso spacciata come Made in Italy per la mancanza dei controlli previsti
dalla legge che obbliga ad indicare oltre al prezzo la provenienza, al varietà e la qualità della frutta in vendita.

E’ quanto afferma la Coldiretti , sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero primo trimestre del 2004, nel denunciare che secondo una recente indagine nei banchi di vendita tre
etichette su quattro non sono in regola con l’indicazione obbligatoria della provenienza. Sono praticamente scomparse dai banchi di frutta e verdura – sottolinea la Coldiretti – le etichette
con l’indicazione dell’origine, della qualità e delle varietà in vendita nel rispetto delle norme del decreto legislativo 306/02 che definisce sanzioni nel caso in cui in caso le
etichette di frutta e verdura non riportino tutte le informazioni obbligatorie relative all’origine, alla categoria e alla varietà dei prodotti messi in commercio.

La mancanza delle etichette con l’indicazione dell’origine impedisce – spiega la Coldiretti – di fare scelte consapevoli e di capire quali prodotti sono di stagione nel nostro Paese e quale
è quindi il momento migliore per acquistare le ciliegie o le pesche, che evidentemente non sono presenti in Italia dodici mesi all’anno. Per difendere la frutta e verdura Made in Italy
la Coldiretti chiede maggiori controlli sull’etichettatura dei prodotti per evitare che sia spacciato come nazionale prodotto importato. Una richiesta che verrà formulata anche
nell’ambito della piu’ grande manifestazione promossa dagli agricoltori negli ultimi anni, che con lo slogan “Giù le mani dalla qualità italiana” la Coldiretti organizzerà
a Bologna l’11 luglio.

Alla manifestazione parteciperanno gli agricoltori della Coldiretti provenienti dalle campagne di ogni regione con auto, pullman, treni speciali e aerei. Nella capitale dell’agroalimentare
italiano gli imprenditori agricoli, insieme a cittadini, mamme, giovani e studenti, manifesteranno contro il tentativo di standardizzare e omologare verso il basso la qualità
dell’agricoltura italiana per asservirla ad un modello di sviluppo produttivistico, contrario all’interesse delle imprese, dell’ambiente e dei consumatori. L’Italia è leader nella
produzione di frutta e verdura nell’Unione Europea allargata a 27 Paesi con un raccolto di quasi 30 miliardi di chili (25% del totale comunitario) coltivato su circa 1,3 milioni di ettari di
terreno. L’Italia – precisa la Coldiretti – è il primo produttore comunitario di uva da tavola, kiwi, pere, pesche e nocciole e il secondo produttore comunitario di mele e agrumi.

La classifica della frutta preferita dagli italiani – precisa la Coldiretti – vede nell’ordine le mele, arance, banane, pere e pesche. Il valore delle esportazioni di ortofrutta è
stimato in 3 miliardi di Euro, ma anche se la bilancia commerciale è positiva l’Italia – continua la Coldiretti – è un grande paese importatore di ortofrutta, per una
quantità stimabile nel 2006 pari a 3,4 miliardi di chili.

Considerati gli scambi con l’estero, dall’analisi della Coldiretti emerge che facendo acquisti in Italia c’è una probabilità su dieci di consumare frutta e verdura di origine non
nazionale. Dall’uva del Sudafrica alle pesche greche, agli agrumi spagnoli fino alle pere argentine sono alcuni esempi di prodotti che si trovano facilmente sui banchi di vendita. Bisogna
valorizzare i primati nazionali nell’alimentare anche verificando che sugli alimenti importati vengano effettuati tutti i controlli previsti dalla legge per quanto riguarda soprattutto –
sostiene la Coldiretti – il rispetto dell’obbligo di indicare origine, varietà e qualità di frutta, verdura e degli altri alimenti, nonché l’eventuale presenza di
contaminazioni con prodotti proibiti in Italia, in modo da prevenire rischi per la salute e situazioni di concorrenza sleale.

E’ necessario peraltro evitare – conclude la Coldiretti – che i prodotti di importazione realizzati spesso senza il rispetto delle stesse regole di carattere sanitario, ambientale ed etico
vengano confusi con la frutta e la verdura italiana che si è dimostrato essere la più sicura in Europa.

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