Consumi di vino nel mondo – Dati 2019: 39 mld di bottiglie potenziali

Consumi di vino nel mondo – Dati 2019: 39 mld di bottiglie potenziali

Consumi di vino nel mondo  Dati 2019: 39 mld di bottiglie potenziali

Quadro Italiano nel contesto mondiale  

Gli Usa preferiscono i vini bianchi e spumanti. La Cina i vini rossi fermi. La Germania primo paese per consumo di vini frizzanti-spumanti. La Francia è il primo paese al mondo per valore unitario/marginale all’origine e valore al consumo. L’Italia ha bisogno di azioni/misure mercato nazionale e comunicazione brand-Italia all’estero: urgente  

Consumo di vino nel Mondo è stato pari a 292 milioni di ettolitri, teoricamente 39 mld di bottiglie

Nel 2019 il consumo di vino nel Mondo è stato pari a 292 milioni di ettolitri, teoricamente 39 mld di bottiglie! Realmente nelle confezioni tradizionali sono circa 33,5 mld, poco meno del 12% di tutte le bevande acoliche consumate nel mondo all’anno! Il solo valore commerciale delle importazioni di vini nel mondo, cioè gli acquisti di paesi non produttori o poco produttori, è pari a 39 mld/euro. Solo 30 milioni di ettolitri di vino nel mondo oggi è commercializzato sfuso in cisterne.

Nel Mondo il primo paese consumatore di vini spumanti, fra prodotti ed importati, è la Germania con 530 milioni di bottiglie (circa altrettanti di vini frizzanti e vivaci), mentre il primo paese per valore dell’esportazione di “bollicine” è la Francia con 4 mld/euro pur non essendo il primo produttore, il primo esportatore e il primo consumatore. L’Italia nel 2019 si conferma sia primo paese produttore al mondo di bollicine con 700 mio/bott e il primo esportatore con 500 mio/bott, e il secondo produttore ed esportatore al mondo di vini frizzanti/vivaci.   La Cina è il primo paese al mondo per consumo di vini rossi imbottigliati con 2,4 mld di bottiglie, gli Usa sono i primi consumatori di vini bianchi imbottigliati per 17,5 mld di bottiglie.  Gli Usa sono anche i primi importatori  di vini spumanti accaparrandosi il 20% di tutto il commercio (pari a 225 mio/bott), gli UK acquistano dall’estero il 12% di bollicine per il proprio mercato(pari a 134 mio/bott), il Giappone il 10% (112 mio/bott). La Francia esporta 1 bottiglie su 4 circa di vini tranquilli, 1 bottiglia su 5 è di origine italiana. I principali mercati al mondo di destinazione di vino sono nell’ordine gli Usa con il 18% del totale, la Cina con l’11% e il Regno Unito con il 10%.

 

In Italia sono 830 i prodotti Dop-Igp-Stg italiani fra cibo e vino con 285 Consorzi riconosciuti ufficiali, un valore produttivo in azienda pari a 16,5 mld/euro l’anno: il cibo conta per 7,3 mld e il vino 9,2 mld/euro. Come export un valore sempre all’origine di 9 mld/euro, così suddivisa: 64% derivata da vini rossi e 36% da vini bianchi. Per quanto riguarda i soli vini fermi (ma gli spumanti non fanno altro che accentuare ancor più questo dato che deve far riflettere molto soprattutto in un momento di dazi, controlli commerciali, battaglie di spread e di cambi di moneta, di  valutazioni extra-prodotto)…. 5 paesi del mondo acquistano il 68% del totale esportato dall’Italia, in questo ordine in base al valore di spesa: Usa, Germania, UK, Canada e  Svizzera.

 

Sono 524 le denominazioni dei vini con  3,1 mld di bottiglie spedite e distribuite in un anno (di cui 2,1 mld solo fra Docg e Doc) per 6,3 mld/euro di valore economico della Plv-export. Il 2019, in generale, registra una certa consistenza delle  giacenze di vino in Italia. Un dato che deve essere tenuto sotto controllo con delle differenze assai significative da un territorio a un altro.  Sono 57 mio/ettolitri quelli giacenti nelle cantine, oltre a mosti e vini in elaborazione dell’ultima vendemmia. Dato recentissimo rilevato dal Mipaaf. La gran parte del vino giacente ha una “denominazione”: 32,7 milioni di Dop, 17 milioni di Igp con una forte prevalenza di vini rossi; pochissima giacenza dei vini varietali sempre più in calo in cantina, mentre il 21% è rappresentato da vino da tavola generico. L’eccessiva produzione vendemmiale dell’anno 2018, per un +16-18% degli andamenti normali degli ultimi anni compreso quello del 2019, determina giacenze in cantina elevate in tutte le Regioni: per esempio in Sicilia (3,8 mio/hl pari 510 milioni di bottiglie potenziali), nel territorio del Chianti (1,3 mio/ettolitri  pari a 180 milioni di bottiglie potenziali), ci sono poi 847.000 ettolitri di Chianti Classico Docg, 610.000 ettolitri di Trentino Doc, 590.000 ettolitri di Soave Doc, 557.000 ettolitri di Franciacorta Docg (pari a 74 milioni di bottiglie potenziali), 550.000 ettolitri di Primitivo di Manduria…ed altri come risulta chiaramente dai dati Ismea e dall’ultimo report del Ministero delle politiche agricole.

 

L’agricoltura biologica in Italia sta sempre più prendendo piede, consistenza, condivisione rincorrendo il primato della Spagna, attraverso anche politiche “distrettuali” più incisive, monitorate e certe. Il brand “bioitalia” a breve può essere una grande certezza sostenibile e di consumo. I vini italiani da agricoltura biologica oggi sono quasi il 7% del totale, con punte in certe Docg e Doc anche del 30-35%, infatti 10 distretti a denominazione producono oggi il 41% di tutto il vino bio italiano, ottenuto da 104.000 ettari vitati monitorati e certificati, di cui 31.000 nella sola Regione Sicilia.   Quindi c’è ancora molta strada e diffusione da fare. Questi numeri insieme ad altri devono far riflettere: su 526 denominazioni Docg-Doc-Igp riconosciute ufficialmente, le prime 20 rappresentano quasi il 60% della migliore produzione italiana sia di qualità certificata “DO” che di vini a agricoltura sostenibile e biologica. La coltivazione della vite utilizzando tutti i modelli ecosostenibili, di risparmio idrico e di riduzione drastica di produzione di CO2, deve essere il primo grande obiettivo del vino italiano, sostenuto dal Ministero e dalle Regioni: una fetta importante di PAC-OCM unico dell’Europa (non rientrando come aiuti di Stato) deve essere utilizzata per una riconversione alla coltivazione, produzione elaborazione del vino “in generale” in modo più biologico possibile, al di là di scelte individuali del biodinamico e della produzione di vini macerati o particolari.  L’Italia, secondo paese in Europa dopo la Spagna per estensione vitata totale in assoluto, con 658.000 ettari produce annualmente 3,9-4,0 mld di bottiglie. La Sicilia è la regione più produttiva con 97.000 ettari vitati, poi il Veneto con 94.000 ettari che risulta essere la regione con il maggiore incremento di superficie negli ultimi 15 anni grazie al vitigno Glera e a una forte attività di esportazione. La Dop più imbottigliata risulta il mega-distretto del  Prosecco Docg e Doc con 510.000.000 di bottiglie, mentre le 5 Dop più grandi italiane rappresentano il 54% di tutta la produzione vinicola nazionale, in ordine, appunto i distretti : Prosecco, Delle Venezie, Chianti, Moscato-Asti, Montepulciano d’Abruzzo.

 

Un altro dato importante deve far riflettere i vecchi tecnici esperti, ma soprattutto anche il Tavolo Collettivo voluto dall’attuale Ministro: il prezzo medio di una bottiglia di vino fermo italiano esportato è pari a euro 4,90 fuori dogana, contro un prezzo medio francese nel mondo intorno euro 14,75. Tema importante è sicuramente il prezzo del vino nel contesto oggi di crisi economica, crisi dei consumi, difficoltà all’esportazioni con dazi e protezioni alle porte, oltre che le difficoltà collegate ad altre misure urgenti dovute a fatti enormi contingenti. Il primo paese esportatore in Italia è la Spagna con il vino sfuso a un prezzo di circa 0,39 euro il litro, mentre la Francia esporta in Italia vini bianchi/rossi tranquilli a un prezzo medio di 7,20 euro la bottiglia e di euro 19,95 per i vini spumanti, sempre franco dogana al netto .

Quindi c’è bisogno di gestire meglio certi passaggi e certi canali di comunicazione e di vendita. In questo momento la Francia sta crescendo in modo importante come importatore di bollicine tricolori, soprattutto Prosecco , come Messico, Austria e Repubblica Ceca consolidano la classifica e la preminenza dopo Germani e Usa per i vini frizzanti e vivaci: anche per questo settore di vini i primi 5 paesi importatori coprono il 65% delle spedizioni totali annue. Molto interessante la diversità delle destinazioni per i vini italiani confezionati in bag-in-box (5-10-12 litri) dove si vede, oltre ai soliti paesi leader come Germania, Usa, Uk, inserirsi ai primi posti Svezia e Norvegia con volumi e valori in crescita, forte apprezzamento per la qualità. La etichetta Prosecco Docg-Doc  da sola copre il 16% del valore globale di tutto l’export enoico italiano.

 

Le famiglie italiane nel 2019 hanno speso, in acquisto diretto di vini nazionali e importati dall’estero, una cifra superiore a 4,2 mld/euro per una media di consumo procapite fa i 32-34 litri (mediamente simile a quelli della birra posizionati fra 33-35 litri), risultando coinvolte circa 29 milioni di persone su 60 milioni di abitanti (pari al 54% del totale), suddivisi all’incirca in 12,5 milioni di bevitori di vino quotidiano e in 16,5 bevitori saltuari e occasionali.

 

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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