Consumo vino: l’Italia concentra troppo in pochi paesi, forse con ecommerce…

Consumo vino: l’Italia concentra troppo in pochi paesi, forse con  ecommerce…

O.V.S.E. – C.E.V.E.S. www.ovse.org

CONSUMI VINO DIVERSIFICATI. L’ITALIA CONCENTRA TROPPO IN POCHI PAESI. L’E-COMMERCE E’ FONDAMENTALE PER MEDIO-PICCOLE CANTINE SE FA ANCHE INNOVAZIONE E INTERNAZIONALIZZAZIONE. OCM DEVE AGGIORNARSI

di Giampietro Comolli

L’organizzazione internazionale del vino segnala che i consumi mondiali sono stabili se non in leggero calo, dettati da un incremento dei paesi emergenti e non produttori a scapito dei forti cali segnati nei paesi produttori. 242 milioni di ettolitri consumati, con gli Usa che crescono ancora con 33 mio/hl (10 litri/procapite/anno), contro i 26 milioni di Francia e i 20 milioni d’Italia che scendono gradatamente negli ultimi anni, i 20 milioni di Germania e gli oramai 18 milioni della Cina (1,2 litri/anno/procapite). Idem il calo del consumo procapite: Francia in testa con 44 litri/anno, Portogallo a 37, Svizzera a 35 e Italia neanche 34 litri/anno.

Altri mercati in crescita evidente sono Sud Africa, Giappone, Svezia, Russia, Irlanda, Danimarca e tanti sono i giovani paesi del vino che stanno crescendo in tutta l’Europa dell Est, in Asia estremo Oriente e in Africa. Tutti paesi cui sdi dovrebbe dare più attenzione, diversificando canali e mercati. In questo l’e-commerce diventa uno strumento fondamentale soprattutto per un paese produttore come l’Italia composta dal 95% di cantine medio-piccole. L’Italia nel 2017, al contrario delle esaltazione di qualche centro ricerche, fa registrare si un aumento, ma misero e ancora intorno a 40 mld di euro come export agroalimentare italiano, contro la Francia a 60 mld, l’Olanda a 90 mld, anche la Spagna a quota 47 mld e la Germania che supera i 75 mld di euro, quasi doppiandoci, quando tutti parlano dell’Italia, il paese con il maggior numero di Dop-Igp-Doc nel settore.

L’Italia continua a concentrarsi su dati a volume, di quantità, di interesse locale, settoriale senza una visione, una strategia di alto profilo, alto respiro e di valore aggiunto. Integrazione, concentrazione, innovazione, tecnologia, 4.0 vero….non parole, non condivisione, non consociazione, non combinazione ….sono tutte soluzioni estemporanee. Bisogna non solo cambiare la Costituzione, ma la mentalità imperante e il potere decisionale di chi continua a usare i fremo a mano per salvaguardare propri interessi, spazi, mire. Anche nel mondo dell’agroalimentare, non solo in politica, occorre eliminare filtri, burocrazia, eccessi enti e persone che devono giustificare la propria esistenza.

Vanno bene i 5,9 mld/euro di export del vino, primo comparto, ma ancora poco. Perché i formaggi tedeschi e olandesi fatturano di più, sono più diffusi, hanno più canali per raggiungere il consumatore mondiale rispetto al Grana Padano e parmigiano Reggiano. Per quanto riguarda il vino, soprattutto il vino “effervescente” che raccoglie tutte le tipologie di vini italiani, mossi, vivaci, frizzanti, spumanti ottenuti con qualunque metodo produttivo, il 2017 segna un grande record.

L’Italia produce, e vende, circa 1,080 miliardi di bottiglie di vino di vini effervescenti. Poco più di 700 milioni di bottiglie varcano i confini nazionali e sono destinati totalmente in circa 100 paesi stranieri, seppur i primi 5 paesi al mondo importano il 64% dei volumi totali per un valore alla dogana di circa 2,4 mld/euro. Un record per l’Italia, mai raggiunto, purtroppo concentrati in pochi paesi che sono anche i paesi, in questo momento, più dinamici o più maturi, ad esclusione della Cina dove siamo pochissimo presenti in raffronto con i nostri competitor.

Ma nessuno si muove verso il mercato cinese, per capirne dinamiche, formule, strategie. Gli Usa con il protezionismo, l’UK con la Brexit, la Russia con i venti sanzionatori, la Germania sempre più consolidata e ferma sui prodotti non nazionali sono fattori determinanti se questi 5 paesi sono i capofila dell’export nostrano. Occorre urgentemente diversificare, trovare nuovi canali, impegnarsi in sistemi innovativi del commercio, della diffusione.

E’ da decenni che si parla di una nuova politica commerciale, di una politica italiana industriale, se c’è a livello nazionale, che incida e dia una programmazione di comparto, di 4.0 per le imprese e istituzioni , di internazionalizzazione delle imprese, di Ocm-Vino rivolto a paesi terzi (ma quali? Sempre gli stessi da anni), di innovazione tecnologica delle imprese. Altri paesi crescono in nuovi mercati a due cifre (la Francia esporta solo il 44% del vino nei paesi tradizionali), e l’Italia non è presente nei paesi nuovi o potenziali acquirenti.

L’e-commerce se visto come investimento paese, collegato a sistemi interattivi diffusi anche per un accesso veloce e sicuro nelle aree interne dei distretti del vino nazionale ( penso alle imprese sugli appennini), se anche le medio-piccole aziende potessero aderire con semplicità, con aiuti tecnologici e di sistema a supporti telematici di alta potenzialità, e se soprattutto un nuovo ministero delle politiche agricole insieme agli assessorati regionali all’agricoltura e il ministero dello sviluppo economico puntassero a fornire validi sostegni economici, allora un trasversale impegno potrebbe consentire che la vendita online del vino, come è stato negli ultimi 10 anni la vendita diretta in azienda durante Cantine Aperte o eventi di distretto (complimenti al Movimento Turismo Vino, alle Donne del Vino, alla Fivi …), diventi realmente uno strumento reale, concreto, di business, di valore aggiunto…..

Questo aprirebbe nuovi mercati anche lontani e difficili, darebbe notorietà e conoscenza tecnica dei nostri prodotti in paesi difficili da contattare o raggiungere per le piccole imprese, favorirebbe l’apertura di store online dedicati al made in Italy. Questo può essere un canale smart per favorire valore aggiunto ai vini italiani. Perché il gap di fatturato fra paesi europei ( Olanda, Germania, Francia, Spagna, Italia) è dato non solo forse a un minore volume di affari e di atti di acquisto per l’Italia, ma anche da un prezzo unitario o valore marginale più basso e meno riconosciuto del singolo prodotto, singola bottiglia. Il vino sarà sempre più un prodotto confezionato comperato via internet, perché non attrezzarci come paese, piuttosto che lasciare a distributori e importatori in paesi terzi il monopolio delle vendite online.

 

Giampietro Comolli
Newsfood.com

 

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

 

 

Redazione Newsfood.com
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