Il manifesto, chiosato dalla mano di Ugo Nespolo, raffigura dentro una tavolozza, libri, cibo e una penna, artistica perfetta sintesi per descrivere il convegno internazionale “Di cotte e
di crude. Cibo, culture, comunità”, che si tiene in questi giorni a Vercelli e l’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo. Professori di discipline, scuole e
competenze scientifiche diverse hanno deciso di avviare un percorso di riflessione su un tema che va sottratto alla faciloneria degli improvvisatori, alle superficialità
gastro-televisive e come afferma Giovanni Tesio, docente di letteratura italiana e animatore dell’iniziativa insieme al Centro Studi Piemontesi, cercando di impreziosire
«l’atto del mangiare che non può essere considerato solo gastronomico, ma è anche antropologico, filosofico e linguistico». L’Università del
Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”, Comune e Provincia di Vercelli, Camera di commercio e Regione Piemonte insieme a Slow food sono organizzatori e partners del simposio sulle
eccellenze culinarie riviste e rilette attraverso le lenti d’ingrandimento della cultura alta dell’accademia. Il valore del convegno è certificato dalla presenza di docenti
dell’Ateneo vercellese e di Torino e da prestigiosi accademici italiani ed europei.

Alla prolusione del prof. Lombardi Satriani è seguito l’intervento di Petrini «Per una nuova agricoltura». Carlin ha affondato il colpo elencando i veri problemi del
rapporto terra/cibo e società contemporanea. Ha attaccato affermando che “la fertilità dei suoli sta morendo, sia perché sono stati continuamente trattati con
diserbanti e pesticidi per incrementare la produzione sia perché stanno morendo i grandi fiumi”. Petrini ha viaggiato 24 giorni in bicicletta lungo il Po, sulle orme di quanto ha
fatto, anche 50 anni fa Mario Soldati nel mitico viaggio nella valle del Po, vero un tesoro delle Teche Rai. Poi c’è una perdita sistematica di biodiversità. “Ogni
giorno – ha denunciato Petrini – scompaiono 5-6 varietà di frutta e vengono sistematicamente eliminate le razze di animali poco produttive”. Inoltre il cibo è meno buono e
le campagne stanno diventando posti dove si vive male perché sono proprio i contadini le prime vittime dei prodotti sintetici. Petrini ha concluso parlando di un ritorno ad
un’economia “locale”, per gestire e affrontare il mondo del mercato globale.

Altre suggestioni dal convegno che esaminano il rapporto tra gastronomia e poesia sono sviluppate dalle incursioni intellettuali di importanti scrittori. L’intreccio tra materiale/cibo e
filosofia/pensiero è proposto dagli scrittori, il filosofo Sergio Givone e il medievista Alessandro Barbero, il poeta Edoardo Sanguineti. E sono state proprio le iperboli estetiche del
letterato genovese in rapporto alla sua vita e ai suoi gusti e all’opera letteraria in versione gastronomica. Nella personale classifica di Sanguineti tra i cibi la spuntano le arringhe
affumicate appena pescate sui mari della costa olandese, mentre tra le bevande vince il calvados, di cui si innamorò da giovane, durante un soggiorno di studi in Normandia. Soprattutto
la sua poesia è legata al cibo e l’autore, fornisce alcuni assaggi che trasportano il pubblico. Il bere, più conviviale del mangiare, il cibo come mezzo di comunicazione di
affetti e amori. In un sonetto del 1976 la poesia diventa come una ricetta e un piatto, mentre in una lirica del 1979 il rapporto tra cibo e eros diventa elegia della ricerca del piacere, uniti
come simboli della gioia di vivere. Di grande interesse ancora i contributi dei cattedratici stranieri Hermann Haller dell’Università di New York e Francois Baratte della Sorbona
di Parigi. «Mangiare è un atto agricolo e parlare di cibo e cultura significa riflettere senza pedanteria sull’importanza di un tema – ha chiosato Carlo Petrini – per
un approccio che non può che essere multidisciplinare».

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