Unesco = Colline del Prosecco… ma COSA C’ENTRA IL VINO ITALIANO CON L’AIRBUS ?

Unesco = Colline del Prosecco… ma COSA C’ENTRA IL VINO ITALIANO CON L’AIRBUS ?

 

Milano, 27 giugno 2019

Unesco = Colline del Prosecco… ma

COSA C’ENTRA IL VINO ITALIANO
CON L’AIRBUS

PSR PER L’AGRICOLTURA ITALIANA HA BISOGNO DI POTENZIAMENTO UNITA’ E INNOVAZIONE. URGE NON FAR CADERE I VINI ITALIANI NELLA GUERRA AIRBUS. PIU’ AGGREGAZIONE TERRITORIALE E PIU’ AGGREGAZIONE SUL MERCATO: MENO MARCHI DOP E PIU’ PESANTI E FORTI. FINALMENTE TUTELA E VALORIZZAZIONE IGP E DOP PER GRANDI AREE. CENTINAIO SEMBRA SULLA STRADA GIUSTA

 

Il mondo produttivo agricolo italiano è totalmente diverso da quello americano, francese, tedesco, olandese, argentino… molto più simile a quello portoghese, spagnolo, greco, cileno, ungherese… peccato che nella globalizzazione le multinazionali e i grandi accordi industriali diventano il motore e i leaders di tutto il sistema. A meno che l’Italia non corra urgentemente al riparo.

Non c’è bisogno di andare contro la UE, incorrere in multe o infrazioni, basta agire come agiscono altri paesi. Sicuramente in un momento di economia di grande sviluppo e crescita il “ liberismo economico” era diventato il modello più interessante, più remunerativo… tutti puntavano a un aumento dei ricavi e redditi… le spese fisse e variabili erano un peso limitato, sopportabile, nell’espansione continua.

In un momento, lungo, di crisi economica e di consumi, diventa vincente il sistema pubblico-privato, il sistema sociale e l’economia circolare. Il problema è che l’Italia con un alto debito pubblico accumulato quando gli altri partner europei non fecero deficit, oggi non è più possibile e consentito ampliarlo. Ma il paese ha bisogno di spendere per creare sviluppo e crescita: è il cane che si morde la coda. Quindi occorre fare sistema, non squadra, occorre percorrere tutte le strade “ non da infrazione” , tutte le vie trasversali, sotto regia pubblica e sotto controllo capillare pubblico.

Un Psr (Programma di sviluppo rurale) unico per tutto il Nord Italia che coinvolge 5-6 regioni può essere una prima grande innovazione, soluzione, approccio globale dando peso alle filiere interregionali, omogeneizzando modelli  e misure, allineando le azione con un unico pilastro, inventarsi un pilastro nazionale nuovo che leghi le pmi ad un unico brand internazionale con un “mezzo” di trasporto unico sui mercati singoli.

Il “Riso del Po” sembra un primo grande esempio da imitare, da copiare: meglio 500 Dop da promuovere e tutelare oppure 150 Dop esclusive, forti, quasi delle multinazionali industriali. La nuova visione politica strategica per l’agroalimentare italiano è quello di favorire e lasciar lavorare le piccole aziende e pmi, ma sotto un grande ombrello e metodo che unisca certificazione-promozione-commercializzazione.

E’ la parte finale della “filiera” che deve essere concentrata e unitaria: solo così si può lottare con multinazionali del cibo e del vino che fatturano all’anno minimo 500-900 milioni di dollari. Non abbiamo altra strada per riscontrare anche autorevolezza e peso al tavolo della globalizzazione.

Saremmo anche avvantaggiati rispetto a China, Usa, Russia, Germania, Cile, Argentina… in seconda battuta possiamo “tirare fuori” le piccole produzioni, le nicchie, le eccellenze che non fanno bilancio ma fanno notorietà e possono essere lo strumento unico vincente per affrontare l’evoluzione della globalizzazione unica industriale-produttiva, ovvero la globalizzazione frazionata per tipologia di prodotto, per canale vendita, per target consumatori mondiali, nazionali e internazionali.

L’aggregazione di filiera finale è l’unico strumento contro le multinazionali non made in Italy. importante è anche bloccare la “svendita” di marchi e prodotti italiani: perché il Governo Conte non presenta un piano nazionale a difesa dei marchi leader nazionali non industriali, cioè quelli che hanno una proprietà intellettuale collettiva facendoli diventare un brand-bloccato e obbligatoriamente legato alla sola produzione di imprese con sede in Italia, maestranze italiane, non sede fiscale-tributaria di comodo?

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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